Lo spreco alimentare è un problema globale che ha un impatto significativo non solo sulle persone ma anche sul pianeta. Basti pensare che, secondo la FAO, un terzo della produzione alimentare globale viene perso o sprecato lungo la filiera, con serie conseguenze in termini di risorse naturali, tra cui l’acqua e il suolo, senza contare l’emissione di CO2 legata a produzione e trasporto.

Anche in Italia, paese dalla ricca cucina regionale e meta perfetta per viaggi gourmet, lo spreco alimentare è di casa. Un problema che Orbisk, startup olandese, vuole risolvere in modo innovativo usando l’intelligenza artificiale per ridurre gli sprechi nelle cucine professionali.

Come Orbisk combatte lo spreco alimentare

Orbisk ha sviluppato un sistema di riconoscimento delle immagini basato sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di monitorare e analizzare lo spreco alimentare nelle cucine di ristoranti e mense. Ciò è possibile attraverso un dispositivo costituito da una telecamera collegata a una bilancia digitale posizionata sui contenitori dei rifiuti. Attraverso l’AI, il dispositivo riconosce con precisione il tipo di cibo gettato, la quantità, il momento dello smaltimento, se il cibo è intero o meno, nonché la fase del processo di preparazione in cui è stato scartato. Tutto ciò permette di individuare inefficienze e sprechi.

Il sistema di Orbisk è progettato per essere facile da integrare nelle cucine esistenti, senza necessità di spazio aggiuntivo o infrastrutture complesse. I dati raccolti vengono inviati automaticamente a un cloud tramite connessioni Wi-Fi o reti mobili, e qui vengono analizzati per generare report dettagliati sui rifiuti. Dopodiché, Orbisk offre sessioni di formazione per il personale della cucina, aiutandolo a interpretare i dati e implementare strategie per ridurre lo spreco alimentare.

Lanciata nel 2017, Orbisk ha già installato i dispositivi in oltre 120 cucine in Olanda, e prevede di raggiungere quota 300 installazioni entro la fine dell’anno. Dal 2025, poi, la startup prevede di espandersi negli Stati Uniti, un mercato noto per l’elevato livello di spreco alimentare.

L’impatto dello spreco alimentare sulla sostenibilità

Con la sua tecnologia, Orbisk vuole contribuire significativamente al raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 12.3 dell’ONU, che mira a dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale entro il 2030.

L’impatto dello spreco alimentare sul pianeta è impressionante. Se fosse un paese, sarebbe il terzo maggiore produttore di gas serra dopo Stati Uniti e Cina; rappresenta il 20% del consumo di acqua dolce e fertilizzanti, e il 30% dell’uso globale dei terreni agricoli. In termini economici, il valore del cibo sprecato a livello globale supera i 1.000 miliardi di dollari all’anno (9 miliardi solo in Italia, secondo l’Osservatorio Waste Watcher) a cui si aggiungono i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale.

Come spiega Olaf van der Veen, fondatore di Orbisk: «I contenitori dei rifiuti alimentari sono un grande descrittore di tutte le inefficienze in cucina». La sua tecnologia, combinando dati sui rifiuti con informazioni di vendita, acquisti e in futuro persino previsioni meteorologiche, permette non solo di prevedere il consumo ma anche di prevenire lo spreco ancor prima che si verifichi.
In ogni caso, la questione va affrontata con un approccio ampio e integrato che coinvolga, ad esempio, anche servizi di mobilità efficienti che consentano ai singoli cittadini di adottare misure più sostenibili quando si recano a fare la spesa.