Con il nuovo decreto ministeriale, i monopattini elettrici dovranno avere un “targhino” identificativo. Ecco quello che si sa finora sulle procedure per targare un monopattino.

Con le nuove regole, i monopattini elettrici in Italia dovranno essere dotati di un contrassegno identificativo: il cosiddetto “targhino”.

È una novità che arriva con l’obiettivo di portare ordine in un settore in rapida espansione, oggetto di una nuova regolamentazione da parte del nuovo Codice della Strada, insieme ad altre norme come l’obbligo di assicurazione e casco.

Ma cosa significa, in concreto, per chi ogni giorno usa il monopattino per spostarsi in città e per gli operatori di mobilità condivisa per il noleggio dei mezzi? In attesa di un secondo decreto che definisca ufficialmente nel dettaglio le procedure, ecco quello che si sa al momento.

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Cos’è il “targhino” e perché serve?

Il “targhino” è un piccolo adesivo plastificato, delle dimensioni di circa 5×6 cm, pensato per rendere identificabile ogni monopattino in circolazione.

Dal punto di vista tecnico, il contrassegno ha una combinazione di 3 lettere e 3 numeri (niente vocali o zeri, per evitare confusioni), su fondo bianco riflettente, con in trasparenza lo stemma della Repubblica Italiana e la sigla “M.E.F.”. Ma il dato più importante è che si tratta di un codice personale, legato al conducente e non al veicolo. Quindi, chi ha più monopattini potrà trasferire il “targhino” da uno all’altro, seguendo le modalità che verranno definite.

Come targare il monopattino

Il decreto che introduce il “targhino” è stato firmato il 27 giugno 2025 e diventerà operativo 15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

A quanto si sa al momento, il procedimento dovrebbe essere piuttosto semplice:

  • Ci si potrà rivolgere alla Motorizzazione Civile o a una agenzia autorizzata;
  • Servirà compilare una domanda, allegando un documento d’identità e i propri dati anagrafici;
  • Il costo? Ancora da definire con precisione, ma si parla di pochi euro.

Un altro aspetto da tenere a mente: anche l’assicurazione obbligatoria per monopattini scatterà solo dopo che sarà possibile ottenere il “targhino”. Dunque, le due cose andranno di pari passo.

Dove si applica il “targhino” (e come evitarne il danneggiamento)

Applicare il “targhino” non sarà una questione lasciata al caso. Le regole indicano con precisione dove posizionarlo:

  • Se il monopattino ha un alloggiamento apposito, andrà incollato sul parafango posteriore, in verticale, ben visibile;
  • Se non c’è alloggiamento, si dovrà fissare sul piantone dello sterzo, a un’altezza compresa tra 20 cm e 1,20 m da terra.

Non si tratta solo di una formalità estetica. Il “targhino” è progettato per rompersi in caso di rimozione: una volta applicato, non si torna indietro. Per questo è importante seguire le indicazioni e applicarlo con attenzione.

Cosa si rischia se non lo si applica

Chi decide di ignorare l’obbligo rischia una multa da 100 a 400 euro. Non è poco, considerando che il costo del “targhino” sarà probabilmente simbolico. Pagando rapidamente si potrà usufruire dello sconto e ridurre la sanzione anche a circa 70 euro.

Il consiglio, dunque, è semplice: appena il targhino sarà disponibile, provvedi a richiederlo. È un passaggio burocratico come tanti, ma serve ad adeguarsi a un cambiamento che mira a rendere più sicura e tracciabile la mobilità urbana.