Oggi il mondo sta vivendo le conseguenze di un approccio sociale ed economico insostenibile portato avanti per decenni, che consuma le risorse della Terra e crea inquinamento. Per garantire il benessere del pianeta alle future generazioni, i governi devono agire con lungimiranza e fare riferimento all’impronta ecologica per comprendere appieno l’impatto che l’uomo ha sull’ambiente.

Guardando agli errori del passato, negli ultimi anni tanti paesi si stanno muovendo per fare un cambio di rotta, coinvolgendo tutti i settori. Ad esempio, si stanno cominciando ad applicare principi green come l’economia circolare e si stanno utilizzando strumenti di calcolo dell’impatto ambientale come il bilancio di sostenibilità.

L’impronta ecologica è un ulteriore mezzo che consente di verificare la sostenibilità di uno stile di vita e, conseguentemente, adottare le misure adeguate per limitare gli sprechi di risorse.

Che cos’è l’impronta ecologica?

Anche se molti ne parlano, non tutti conoscono il vero significato di impronta ecologica.

Conosciuta anche come ecological footprint, non è altro che un indicatore che mette a confronto le risorse che il pianeta può offrire con il consumo quotidiano del singolo o della società e la sua produzione di rifiuti.

Coniato negli anni ’90 dal docente e direttore della University of British Columbia’s School of Community, William Rees, e da Mathis Wackernagel, ambientalista svizzero e fondatore del Global Footprint Network, prevedibilmente questo strumento ha rivelato che la maggior parte dei paesi sviluppati occidentali usufruiscono di più risorse di quante messe naturalmente a disposizione dal territorio nel quale vivono, andando a creare un deficit complessivo mostrato eloquentemente dalla mappa del Global Footprint Network.

Il calcolo dell’ecological footprint può essere applicato al singolo, a un’azienda, a un settore o addirittura a un paese. Esso può aiutare a completare la transizione ecologica. Inoltre, imprese e governi prendono in considerazione tale unità di misura anche per valutare il consumo energetico, fornendo dati utili per lo sviluppo di soluzioni sostenibili, tra cui i servizi di ricarica elettrica.

Misurare l’impronta ecologica per conoscere il consumo delle risorse naturali

L’impronta ecologica è la somma di una serie di fattori che, insieme, permettono di misurare la quantità di risorse naturali (terra e acqua in primis) che un individuo o un paese utilizzano per il proprio fabbisogno.

In particolare, si inseriscono nel complesso calcolo i seguenti componenti:

  • La superficie necessaria per generare energia volta allo sviluppo di beni e servizi;
  • Il territorio utile per produrre materiali per diversi campi;
  • Le superfici terrestri e marine necessarie al settore alimentare;
  • Il territorio essenziale all’edificazione di infrastrutture e abitazioni;
  • La superficie utile allo smaltimento di rifiuti e all’assorbimento delle emissioni generate.

Il risultato del calcolo viene rivelato utilizzando l’unità di misura pari a un ettaro della produttività media della Terra.

Attualmente l’impronta ecologica del pianeta equivale a 1,7 pianeti, anche se il consumo varia notevolmente da paese a paese.

Ad esempio, nella lista delle maggiori impronte ecologiche del mondo, l’Italia si pone al 24esimo posto. Le abitudini della popolazione richiedono circa 4,8 ettari di superficie a persona, quando il territorio in realtà può fornirne solamente 1,2 ettari per ogni individuo.

Vi è quindi un eccessivo consumo che crea un deficit di 3,6 ettari a persona.

Come ridurre l’impronta ecologica?

Si prevede nei prossimi anni una progressiva crescita della popolazione mondiale e, proprio per questo, è necessario ridurre gli sprechi e gestire al meglio le risorse a disposizione.

Doversi paesi stanno adottando strategie per ridurre l’impronta ecologica. Essendo il settore alimentare molto impattante nelle emissioni dei gas serra, la Commissione Europea, ad esempio, ha deciso di introdurre per gli alimenti etichette particolari che indicano le quantità di Co2 associate al prodotto acquistato.

Un’altra soluzione che sta prendendo piede è quella dell’economia circolare e l’impiego di fonti di energia rinnovabile in settori molto inquinanti, come i trasporti e l’edilizia.

Anche il singolo cittadino ha modo di contribuire al benessere del pianeta, migliorando le proprie abitudini nelle seguenti aree:

  • Trasporti: usare i mezzi pubblici, i servizi di sharing di biciclette e monopattini e gli strumenti della smart mobility;
  • Alimentazione: preferire i prodotti locali, non imballati, ed evitare gli sprechi acquistando troppo;
  • Energia: ridurre lo spreco d’acqua, ad esempio in doccia, spegnere i dispositivi elettronici quando non necessari, scegliere prodotti efficienti e durevoli;
  • Rifiuti: non buttare se può essere ancora utilizzato, usare prodotti riciclati e riciclare.

In definitiva, ogni persona è parte responsabile dell’impronta ecologica di un paese e del mondo intero e, proprio per questo, è necessario sensibilizzare al tema anche attraverso eventi come il Blue Friday. L’obiettivo? Rendere tutti più consapevoli e disposti a preservare il pianeta attraverso piccole rinunce e soluzioni alternative a quelle comunemente usate ma non meno efficaci.