La Cassazione chiarisce che non si può più essere multati per la mancata esibizione del contrassegno dell’assicurazione auto. Le verifiche passano ora solo tramite banche dati telematiche.
Dal 2015 il contrassegno dell’assicurazione auto non esiste più, ma solo oggi la Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito le conseguenze pratiche di questa trasformazione digitale.
Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha stabilito che non è legittimo sanzionare chi non esibisce il vecchio tagliando cartaceo, né obbligare l’automobilista a presentarsi presso gli uffici di polizia per mostrare un documento ormai abolito da anni. Una decisione che chiude un lungo periodo di incertezze interpretative e conferma il ruolo centrale delle banche dati telematiche nella verifica della copertura assicurativa dei veicoli.
Un tagliando che non serve più: la fine del contrassegno assicurativo
Il contrassegno assicurativo, il classico tagliando quadrato esposto sul parabrezza, è stato per decenni il simbolo della regolarità assicurativa di un’auto. Riportava la targa dell’automobile, numero di polizza e data di scadenza, e la sua mancanza poteva comportare sanzioni anche pesanti.
Tutto è cambiato con l’articolo 31, comma 2-bis, del Decreto legge n. 1/2012, che ha dato avvio al processo di dematerializzazione del contrassegno, completato il 18 ottobre 2015 con il D.M. n. 110/2013. Da quella data, le compagnie assicurative non rilasciano più il contrassegno cartaceo, ma solo il certificato di assicurazione, in formato digitale o stampabile.
Il certificato è oggi l’unico documento valido per attestare la copertura Rc Auto — e va conservato a bordo del veicolo, anche in versione elettronica. Tuttavia, la verifica della validità della polizza non passa più da documenti cartacei: le forze dell’ordine possono accertare in tempo reale se un’auto è assicurata tramite la banca dati nazionale dei veicoli assicurati, gestita da ANIA e accessibile a tutte le pattuglie.
La sentenza della Cassazione: nessuna multa se il contrassegno non esiste
Con l’ordinanza n. 26705 del 6 ottobre 2025, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente la questione. Il caso riguardava un automobilista multato perché non aveva esibito il contrassegno assicurativo e non si era presentato, entro 30 giorni, presso gli uffici di polizia per mostrarlo, come previsto dall’art. 180, comma 7, del Codice della strada.
Il conducente aveva contestato la multa, ricordando che l’obbligo di esibire il contrassegno era stato abolito da anni e che la sua assicurazione risultava regolarmente attiva nella banca dati nazionale. Tuttavia, il Giudice di Pace e il Tribunale di Palermo avevano confermato la multa, ritenendo legittimo l’invito a comparire.
La Cassazione, invece, ha ribaltato la decisione. Nella sua motivazione, la Corte ha osservato che non si può essere sanzionati per non aver presentato un documento che l’ordinamento non prevede più. Dal 2015, infatti, non solo non è più obbligatoria l’esposizione del contrassegno, ma è anche venuto meno l’obbligo di esibirlo su richiesta.
In altre parole, nessun automobilista può essere invitato a mostrare o consegnare un documento inesistente, né multato se non lo fa. L’unica verifica valida resta quella telematica, o, in casi eccezionali, la presentazione del certificato di assicurazione — non del contrassegno.
Verifiche digitali e obblighi attuali per gli automobilisti
La sentenza della Cassazione si inserisce in un quadro normativo ormai consolidato ma non sempre ben compreso. La legge n. 156/2021 ha aggiornato l’articolo 180 del Codice della strada stabilendo che l’invito a presentarsi per esibire documenti non trova applicazione quando la loro validità può essere accertata tramite banche dati accessibili alle forze dell’ordine.
In pratica, se durante un controllo gli agenti possono verificare online la copertura assicurativa, non è necessario né possibile chiedere al conducente ulteriori prove. Solo in casi particolari — ad esempio in zone senza connessione o in presenza di problemi tecnici — l’automobilista può essere invitato a mostrare successivamente il certificato di assicurazione, che rimane il documento di riferimento in formato digitale o cartaceo.
Per gli automobilisti, quindi, gli obblighi reali oggi sono due:
- Essere sempre coperti da una valida polizza Auto — non aver pagato l’assicurazione auto è sempre e comunque una violazione gravissima, che comporta pesanti rischi e sanzioni come multa e sequestro del veicolo, anche se l’auto è ferma;
- Conservare il certificato di assicurazione, anche in formato digitale sul proprio smartphone o dispositivo, per eventuali verifiche manuali.
Non è invece più necessario esporre né possedere il vecchio tagliando cartaceo: chi dovesse ancora averne una copia, può considerarla un semplice ricordo d’epoca.
Cosa cambia in concreto: più chiarezza, meno burocrazia
La decisione della Cassazione non introduce una novità legislativa, ma riconosce e rafforza un principio già in vigore: la digitalizzazione ha sostituito i vecchi controlli su carta. Tuttavia, il pronunciamento ha un forte valore chiarificatore. In passato, infatti, non sono mancati casi di verbali emessi impropriamente per mancata esibizione del contrassegno, dovuti a interpretazioni non aggiornate o a errori procedurali.
Oggi la Suprema Corte mette un punto fermo: l’obbligo di esporre o mostrare il contrassegno è cessato, e ogni richiesta in tal senso è illegittima. La verifica della copertura assicurativa è un procedimento telematico, immediato e tracciabile, che riduce gli adempimenti a carico dei cittadini e rafforza la trasparenza del sistema.








