Il 13 dicembre 2023 a Dubai è terminata Cop28, la 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ha posto obiettivi ambiziosi e reali per accelerare la transizione energetica e limitare il riscaldamento globale. Ecco tutto quello che c’è da sapere: quali Paesi hanno partecipato, quali sono gli obiettivi e quali azioni concrete verranno intraprese nei prossimi anni in ambito climatico ed energetico.

Cos’è Cop28 Dubai?

Cop è l’acronimo di “Conference of the parties”, la Conferenza delle parti partecipanti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UN Cimate Change Conference).
Cop28 è stata la ventottesima conferenza tenutasi a Dubai dal 30 novembre al 13 dicembre 2023, a cui hanno preso parte 76 nazioni tra cui gli stati dell’Unione Europea, il Canada, la Cina, la Repubblica Democratica del Congo, Israele e gli Emirati Arabi.

Nelle due settimane del summit si sono affrontati diversi temi riguardanti la situazione climatica attuale, la transizione energetica e la riduzione delle emissioni nocive, che si riassumono nei seguenti ordini del giorno:

  • Bilancio globale;
  • Programma di mitigazione;
  • Obiettivo mondiale di adattamento;
  • Finanziamenti e fondi per il clima e le emergenze climatiche.

Quali sono gli obiettivi di Cop28?

La Cop si riunisce ogni anno per valutare le misure da intraprendere verso il clima e per determinare le responsabilità di ciascun Paese in materia di emissioni e inquinamento. Nel 2023, il piano di azione della Cop28 si è focalizzato sulla realizzazione dei punti chiave dell’Accordo di Parigi concentrandosi su alcuni obiettivi principali:

  • Mantenere l’aumento delle temperature rispetto all’era pre-industriale entro gli 1,5 gradi;
  • Porre al centro dell’azione per contrastare il cambiamento climatico la natura, l’umanità, la vita e le risorse necessarie alla sopravvivenza;
  • Velocizzare la transizione energetica;
  • Predisporre un piano di finanziamenti dedicati alla questione climatica;
  • Adottare la piena inclusività in ogni iniziativa.

Quali punti sono stati trattati durante Cop28?

Il summit si è aperto con l’analisi della situazione climatica da parte degli scienziati europei dell’Organizzazione metereologica mondiale e del programma Copernicus, che hanno evidenziato come nel 2023 la temperatura si sia innalzata di 1,4°C rispetto alla media preindustriale (anni 1850-1900). Il 2023 è stato l’anno più caldo di sempre a causa dell’aumento delle emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane, ed è necessario agire immediatamente perché “stiamo vivendo un collasso climatico in tempo reale”, come ha sottolineato António Guterres, il Segretario generale delle Nazioni Unite.

Nel corso della Conferenza si sono anche analizzati i progressi compiuti dai singoli Paesi verso il raggiungimento degli obiettivi climatici stabiliti nell’accordo di Parigi, che risaltano la necessità di ridurre del 43% le emissioni globali di gas serra entro il 2030 e del 60% entro il 2035. Sono stati altresì identificati i Paesi che risultano in ritardo per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi fissati in tale accordo, e si è deciso che ogni nazione dovrà presentare entro il 2025 un piano d’azione per il clima aggiornato fino al 2035, sulla base dei risultati del bilancio globale 2023.

Qual è stato il risultato del summit?

Cop28 è terminata il 13 dicembre con un accordo che, per la prima volta, riconosce l’impellente necessità di una transizione totale (seppur molto graduale) dai combustibili fossili alle energie green e sostenibili.

Come ha evidenziato Jennifer Morgan, il Segretario di Stato tedesco per gli Affari esteri:

«Il nostro obiettivo è chiaro: le energie rinnovabili sono il futuro, la fine dell’era fossile deve diventare una realtà qui alla Cop28.»

I principali punti dell’accordo finale della Cop28 prevedono:

  • L’adozione di un bilancio globale (il “Global Stocktake”) per intensificare le azioni contro il cambiamento climatico entro la fine del decennio;
  • L’impegno per superare l’uso di combustibili fossili al fine di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050;
  • La progressiva abolizione dei sussidi inefficienti alle fonti fossili;
  • Il potenziamento delle tecnologie a basse emissioni, comprese quelle legate al nucleare e alla cattura e stoccaggio del carbonio.

Ecco nel dettaglio gli obiettivi sottoscritti dalle nazioni in materia di produzione di energia ed emissioni nocive:

Possibile incremento del nucleare

Per ridurre la dipendenza da carbone e gas, il 2 dicembre 22 Paesi (tra cui Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada e Giappone ma non l’Italia) hanno firmato la richiesta di triplicare l’attuale produzione di energia nucleare entro il 2050 utilizzando le nuove tecnologie, come l’abbattimento delle emissioni serra attraverso la cattura del carbonio.

Aumento delle energie rinnovabili e dell’efficientamento energetico

Tutti gli Stati si sono accordati di triplicare la capacità di energia rinnovabile e di raddoppiare, entro il 2030, il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica. A questo proposito, il paragrafo 30 dell’accordo evidenzia che il costo delle tecnologie a basse emissioni è calato negli ultimi anni, e sottolinea di conseguenza anche la necessità di continuare con la diminuzione dei costi e l’aumento delle disponibilità delle stesse.

Riconoscimento dei certificati di idrogeno pulito

Per incentivare i flussi transfrontalieri di idrogeno a basse emissioni, 35 Paesi (tra cui Olanda e Belgio) si sono accordati per il reciproco riconoscimento dei propri certificati di idrogeno pulito. Questi certificati attestano che la materia prima, l’idrogeno quindi, è stato prodotto da fonti rinnovabili senza emissioni di COnell’atmosfera.

Riduzione delle emissioni di metano

Anche la decisione di ridurre drasticamente le emissioni di metano rientra tra le azioni da intraprendere per i membri della Cop28, allo scopo di evitare il rapido riscaldamento del clima e, come anche sottolineato dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5°C. Attualmente, il mondo si sta impegnando a far fronte alle emissioni di metano che si riescono a ridurre più facilmente, come quelle impiegate nel settore energetico. Le emissioni di metano che fuoriescono dalla produzione di gas fossile, petrolio e carbone a causa, ad esempio, di tubi che perdono equivalgono a circa un terzo delle emissioni mondiali in atmosfera, mentre i restanti due terzi sono dovuti principalmente dall’agricoltura e dalla lavorazione dei rifiuti. Per fronteggiare queste perdite, politici e le industrie del settore fossile hanno manifestato il loro impegno per avviare alcune misure di riparazione di tubi e condotte usurate che lasciano fuoriuscire emissioni. Dall’altro lato, gli Emirati Arabi si sono accordati con 50 major di gas e petrolio per ridurre drasticamente le emissioni di metano entro il 2030. Cina, India e Russia si sono chiamate fuori da questo accordo, anche se la Cina ha già da tempo iniziato a monitorare almeno le emissioni, senza però adottare ancora una chiara strategia per la loro riduzione.

Riduzione di emissioni dovute al condizionamento dell’aria

Alla Cop28 si è chiamato in causa anche il settore della refrigerazione e del condizionamento dell’aria, che produce il 7% di emissioni di gas serra a livello mondiale. I Paesi che hanno sottoscritto un accordo per ridurre questo tipo di emissioni sono 60 tra cui Kenya, Canada e Stati Uniti, nonostante la consapevolezza che, stando alle attuali temperature globali, le esigenze dell’industria della refrigerazione continueranno a crescere fino a triplicarsi entro il 2050.

I finanziamenti previsti per raggiungere gli obiettivi di Cop28

Gli Stati dell’Unione Europea hanno rinnovato il loro impegno per raggiungere l’obiettivo finanziario di 100 miliardi di dollari stabilito dall’accordo di Parigi, attivandosi in parallelo a raddoppiare gli investimenti per migliorare l’adattamento climatico. Durante la Cop27 nel 2022, l’UE ha giocato un ruolo centrale istituendo un nuovo fondo globale dedicato alle perdite e ai danni dovuti alle emergenze climatiche, mirato a fornire assistenza ai paesi più vulnerabili nel superare le devastazioni causate dai cambiamenti climatici.

Nell’ambito della Cop28, l’Unione Europea ha assunto l’impegno di destinare oltre la metà dei fondi iniziali al supporto delle iniziative contro le perdite e i danni, contribuendo con oltre 400 milioni di euro.

In generale, i Paesi dell’Unione Europea si confermano come il principale donatore di finanziamenti a favore del clima. Nel corso del 2022 hanno erogato contributi significativi a enti pubblici per 28,5 miliardi di euro e hanno mobilitato ulteriori 11,9 miliardi di euro di finanziamenti privati, con il fine di supportare i paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di gas serra e ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici.