La casa cinese Chery Auto potrebbe aprire una nuova fabbrica di auto in Italia. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy sta preparando il terreno per spingere forte sull’innovazione e sulla crescita del settore, aumentando la produzione di vetture sul territorio del nostro paese.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia Reuters e non ha prodotto commenti ufficiali da parte degli esponenti di Via Veneto. In ogni caso, l’intenzione del Governo si sta delineando in maniera sempre più chiara: portare la produzione nazionale ad almeno 1,3 milioni di veicoli all’anno. Si tratterebbe di un notevole incremento, in confronto alle meno di 800.000 unità uscite dalle catene di montaggio nell’anno 2023.

Gli stabilimenti di Stellantis, la maggior casa automobilistica presente in Italia, dovrebbero far salire la produzione del gruppo a 1 milione di veicoli costruiti (auto e commerciali leggeri) entro il 2030, tornando ai livelli del 2017. Tuttavia, per andare oltre, sembra sia necessario rivolgersi altrove allo scopo di garantire un adeguato sostegno alla filiera dell’automotive, in particolare a quella della componentistica e dei servizi automobilistici.

Chery Auto: dalla Cina la sfida ai mercati europei

Chery Auto è stata fondata nel 1997 nella città di Wuhu, in Cina, dove risiede tuttora il suo quartier generale. È stata la prima casa cinese a portare all’estero le proprie auto in modo consistente, rimanendo tuttora leader nelle esportazioni. Nel solo 2023 Chery ha venduto oltre 1,88 milioni di automobili, registrando una crescita annua del 52,6%.

Oltre un ventennio fa, l’azienda ha creato un dipartimento di ricerca e sviluppo a chiara vocazione internazionale coinvolgendo, tra gli altri, ingegneri e designer giapponesi e italiani. Grazie al suo forte interesse nel mettersi in gioco sui mercati europei, nel corso degli anni sono nate importanti collaborazioni con brand quali Bosch, Lotus e soprattutto con il gruppo britannico Jaguar Land Rover.

Entro la fine del 2024 è atteso in Italia il lancio del SUV elettrico Omoda 5. Questo modello ha superato positivamente i crash test ottenendo il massimo dei punteggi ed è già disponibile su vari mercati extraeuropei. Quella dei veicoli ad alimentazione ibrida o elettrica è la grande sfida del presente e del futuro, che vede la Cina grande protagonista su scala globale.

In Italia arriverà davvero Chery?

Dunque più in avanti l’industria automobilistica italiana- oltre agli stabilimenti di Stellantis- potrebbe contare anche su quelli di Chery. Recentemente, il ministro Adolfo Urso ha parlato di tre marchi cinesi- senza tuttavia specificarli- disponibili a valutare potenziali opportunità di investimento in Italia. Tra quelli ipotizzati, Chery sarebbe in netto vantaggio sugli altri nomi che stanno circolando (BYD, SAIC, Great Wall Motors).

Se le trattative dovessero andare a buon fine, Chery diventerebbe delle prime case automobilistiche cinesi con una base produttiva in Europa. Jochen Tueting, amministratore delegato di Chery Europa, ha detto che la costruzione di un impianto nel continente è una prospettiva concreta in rapporto alla crescita delle vendite: «Stiamo esplorando diverse possibilità in tutta Europa per cercare un potenziale impianto di produzione locale per il futuro. In questo momento ne stiamo discutendo in varie località europee

Sulle località nelle quali potrebbe sorgere la nuova fabbrica di auto le bocche sono ancora assolutamente cucite. Spunta anche una possibile concorrenza per l’Italia: la Spagna. Nel paese iberico, a Barcellona, farebbe gola un ex stabilimento della Nissan.

In Spagna e in Italia la quota mercato di auto elettriche è ancora bassa rispetto ad altre realtà europee. E questo è un ulteriore aspetto che si adatterebbe alla strategia di Chery di puntare su un mix di auto: quelle tradizionali e quelle elettriche o ibride.