Hai mai pianificato un viaggio gastronomico? Quello da Bologna a Parma è un percorso di circa 100 chilometri che attraversa il cuore della Food Valley, il territorio emiliano dove nascono alcuni dei prodotti alimentari più famosi al mondo.
Questa parte dell’Emilia Romagna è una delle destinazioni del turismo esperienziale e gourmet più interessanti d’Italia: lungo la Food Valley i piatti tipici emiliani sono il racconto di un’identità e di una tradizione che va ascoltato fermandosi nei posti giusti. Questo itinerario è un road trip slow in cinque tappe, ognuna dedicata a un prodotto d’eccellenza del territorio, dai sapori squisiti di Bologna verso le prelibatezze di Parma.
Prima di montare in macchina per il tuo viaggio all’insegna del grocery tourism, ti suggeriamo di verificare l’andamento del traffico in tempo reale per organizzare ogni tappa senza intoppi e di calcolare in anticipo i costi del pedaggio autostradale. Sfrutta poi i servizi di telepedaggio per saltare la coda al casello. Se preferisci pedalare invece di guidare, sappi che questo stesso territorio è percorribile anche in bici lungo la Food Valley Bike, una ciclovia di 80 chilometri con un’app dedicata che guida tappa dopo tappa tra i sapori della bassa parmense.
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Cinque soste, cinque prodotti, cinque degustazioni in un territorio sorprendente. Ecco come trasformare questo percorso in un itinerario da ricordare e da assaporare.
Modena: l’aceto balsamico tradizionale
La prima tappa, appena usciti da Bologna, è Modena con il suo aceto balsamico tradizionale, un condimento prodotto per affinamento progressivo in una serie di botti di legni diversi – rovere, ciliegio, castagno, gelso, ginepro – per un minimo di 12 anni, con un processo artigianale unico al mondo protetto da ben due DOP.
Il modo migliore per capirlo davvero è visitare un’acetaia: molte delle famiglie produttrici della provincia modenese aprono i loro solai per mostrare le batterie di botti, spiegare le fasi del travaso e concludere con una degustazione. Assaggiare fianco a fianco un balsamico di 12 anni e uno di 25 è un’esperienza che rende immediatamente chiaro perché questo prodotto è così prezioso.
Di certo Modena merita anche una visita: il Duomo romanico, la Torre Ghirlandina e Piazza Grande formano uno dei centri storici patrimonio UNESCO più belli della pianura padana. E ovviamente ci sono i piatti tipici da assaggiare: una trattoria per un piatto di tortellini in brodo prima di ripartire è quasi un obbligo.
Reggio Emilia: il Parmigiano Reggiano
Seconda tappa a Reggio Emilia, dove ha sede il Consorzio del Parmigiano Reggiano: perché sì, nonostante il nome, il re dei formaggi italiani nasce anche in provincia di Reggio, oltre che in quelle di Parma, Modena, Mantova e Bologna.
La visita a un caseificio è l’esperienza da non perdere: ogni mattina presto i maestri casari trasformano il latte crudo della sera e del mattino in forme da 40 chili, attraverso una serie di gesti identici a quelli di otto secoli fa. È uno spettacolo vedere le forme in stagionatura: migliaia di ruote allineate su scaffali che salgono fino al soffitto.
La degustazione è la parte più interessante: assaggiare il Parmigiano Reggiano a 12, 24 e 36 mesi di stagionatura mostra come lo stesso formaggio cambi completamente struttura, aroma e intensità con il passare del tempo.
Langhirano: il Prosciutto di Parma
La terza tappa ti porta verso le colline, a sud di Parma: Langhirano, capitale del Prosciutto di Parma DOP. È qui che l’aria fresca che scende dall’Appennino e si mescola alla brezza del Po crea le condizioni climatiche ideali per la stagionatura naturale che rende questo prosciutto dolce, delicato e inconfondibile.
A Langhirano si trova il Museo del Prosciutto di Parma, nell’ex Foro Boario, che ricostruisce l’intero processo produttivo mostrano gli strumenti originali, arricchiti da pannelli e filmati, che portano alla marchiatura con la corona a cinque punte, che certifica l’origine e la qualità del prodotto.
A Langhirano ci sono anche numerosi prosciuttifici visitabili, dove osservare le cosce appese nelle sale ventilate per la stagionatura e assaggiare una fetta tagliata al coltello del prodotto finito accompagnata da un goccio di Malvasia dei Colli di Parma.
Felino: il salame IGP
A pochi chilometri da Langhirano, la prossima tappa è Felino, un piccolo borgo collinare famoso per il suo salame presidio Slow Food, ben diverso dalle imitazioni industriali che portano lo stesso nome. L’autentico salame di Felino IGP è morbido, a grana grossa, profumato di aglio e di vino bianco e si riconosce dalla forma leggermente panciuta e dalla rigorosa provenienza delle carni.
Il Museo del Salame di Felino ha sede nelle cantine seicentesche del Castello di Felino, edificio medievale che osserva il borgo dall’alto: il museo è suddiviso in cinque sezioni che raccontano non solo il salame ma anche il paesaggio, la storia rurale e le tradizioni della collina parmense. Le torri, il fossato e la vista sulle colline verso il Parco dei Boschi di Carrega rendono Felino una delle soste più suggestive dell’intero percorso.
Busseto: il culatello di Zibello DOP
L’ultima tappa ci porta nella bassa parmense, verso il Po: Busseto è il borgo che ha dato i natali a Giuseppe Verdi. Il teatro comunale, la casa di Barezzi (il suocero che sostenne il giovane compositore) e il museo verdiano sono interessanti tappe culturali con cui integrare la visita. Ma in questo itinerario Busseto è anche la porta d’accesso al culatello di Zibello DOP, il salume più pregiato e raro dell’intera tradizione emiliana.
Il culatello nasce nelle cantine umide della bassa, dove la nebbia fitta dell’inverno e l’afa dell’estate creano le condizioni perfette per una stagionatura lenta e aromatica, che dura da 10 a 14 mesi. Prodotto in quantità limitate, in pochi comuni rivieraschi del Po, è considerato da molti intenditori il salume più buono d’Italia. A Polesine Zibello, a pochi minuti da Busseto, il Museo del Culatello e del Masalèn racconta la storia di questa lavorazione tradizionale.
La sosta obbligata è alla Salsamenteria storica di Busseto, che non offre menù, ma solo un tagliere con il meglio del territorio – salumi, formaggi, salse artigianali e un calice di vino locale – in un locale che sembra sospeso tra una bottega di antiquariato e un tempio del gusto.








