In questo articolo percorriamo la strada da Palermo a Trapani, tra i paesaggi della Sicilia Occidentale e riserve naturali, templi antichi e spiagge cristalline.

Dopo la prima sosta a Segesta, torna sull’autostrada e poi scendi verso il mare, dove il paesaggio della Sicilia del nord cambia di colpo. In poco meno di 100 chilometri lungo la costa occidentale dell’isola, ti troverai di fronte promontori a picco sul Tirreno, rovine della Magna Grecia tra le colline e riserve naturali dove la macchia mediterranea arriva fin sull’acqua passando per spiagge segrete.

La distanza tra Palermo e Trapani si copre in meno di due ore, ma quello che ti proponiamo è di viaggiare con lentezza per scoprire alcuni dei tesori del ricchissimo patrimonio siciliano. Prima di partire, ti consigliamo di sfruttare i servizi di telepedaggio per saltare la coda al casello e di calcolare in anticipo i costi del pedaggio autostradale per gestire al meglio le tappe.

Da Palermo a Trapani on the road

Ecco le quattro tappe che ti proponiamo sul percorso lungo la Sicilia occidentale: un tempio greco sospeso nel nulla, un borgo di pescatori con i faraglioni, una riserva incontaminata e una spiaggia che sembra uscita dai Caraibi.

Segesta

Uscendo dall’A29 in direzione Calatafimi, raggiungi in pochi minuti uno dei siti archeologici più suggestivi di tutta la Sicilia: il Parco Archeologico di Segesta. L’antica città elima sorge su Monte Barbaro.

Il monumento principale è il tempio dorico, costruito intorno al 430 a.C. e mai completato: 36 colonne di calcare dorato alte quasi dieci metri, un peristilio perfetto che circonda una cella che non fu mai edificata. Proprio quella incompiutezza lo rende straordinario, perché c’è qualcosa di sospeso, quasi metafisico, in una struttura architettonica così rigorosa lasciata a metà. Il colore della pietra cambia con la luce: bianco abbagliante a mezzogiorno, dorato al tramonto, quasi grigio sotto le nuvole.

Dal tempio, una navetta sale fino al teatro ellenistico scavato nella roccia del Monte Barbaro: costruito tra il III e il IV secolo a.C., aveva una capienza di circa 3.000 spettatori e ancora oggi la vista dalla cavea sul golfo di Castellammare e sulle colline trapanesi è uno dei panorami più emozionanti dell’intera isola. Nei mesi estivi il teatro ospita un ciclo di spettacoli classici nell’ambito del Segesta Teatro Festival, in un’esperienza cui varrebbe la pena assistere almeno una volta.

Scopello

Scendendo verso la costa lungo la Rotta dei Fenici, raggiungi Scopello, uno dei borghi più belli della provincia di Trapani: poche decine di abitanti, vicoli stretti, case basse bianche e un silenzio che d’estate contrasta con il via vai dei visitatori.

Al centro del borgo c’è il Baglio di Scopello, un cortile quadrato fortificato – il bagghiu della tradizione siciliana – circondato da botteghe artigiane, bar e piccoli ristoranti dove si mangiano ancora le specialità locali. Tra le insegne, la più famosa è quella del panificio artigiano che sforna il pani cunzatu, il pane cotto a legna e condito con olio, pomodoro, acciughe e origano, uno spuntino povero e memorabile.

Scendendo a piedi verso la costa arrivi alla Tonnara di Scopello, la cui parte più antica risale al XIII secolo. È una cala protetta da torri di avvistamento, con i faraglioni – le guglie di roccia calcarea che emergono dall’acqua proprio davanti all’arenile – che formano uno degli scorci più noti della Sicilia.

La Riserva dello Zingaro

A pochi chilometri da Scopello inizia uno dei luoghi più belli e suggestivi della Sicilia: la Riserva Naturale dello Zingaro, istituita nel 1981 come prima riserva naturale della regione dopo una mobilitazione popolare che bloccò la costruzione di una strada costiera.

La riserva si estende per circa sette chilometri di costa a picco sul mare, percorribili solo a piedi lungo il sentiero principale che collega l’ingresso sud di Scopello all’ingresso nord di San Vito lo Capo. Lungo il percorso si incontrano sette calette di rara bellezza – Cala CapreriaCala del VaroCala della DisaCala MarinellaCala BerrettaCala dell’Uzzo e Cala Tonnarella dell’Uzzo – ognuna con le proprie peculiarità, ma tutte accomunate da un’acqua turchese di trasparenza quasi irreale e fondali perfetti per lo snorkeling.

L’intera traversata della riserva richiede tra le tre e le quattro ore. Se hai meno tempo puoi fare un tratto andata e ritorno dall’ingresso sud, raggiungendo almeno Cala Capreria in circa 40 minuti. La vegetazione ricca di carrubi, lentisco, palme nane, olivastri è piena di profumi intensi, colori secchi e quella sensazione di natura selvatica che puoi trovare solo in Sicilia.

San Vito lo Capo

L’ultima tappa prima di Trapani è San Vito lo Capo, in particolare la sua incredibile spiaggia principale: tre chilometri di sabbia bianchissima e fine, mare basso e turchese con sfumature caraibiche, un borgo bianco alle spalle con le case basse e i ristoranti di pesce sul lungomare.

Il Santuario di San Vito Martire, un edificio a metà tra chiesa e fortezza che sovrasta la piazza centrale, è testimone di una storia antica, fatta di pescatori, devozione e influenze arabe. Il cous cous alla trapanese, piatto simbolo di questa costa, qui è nella sua versione più autentica: pesce fresco, brodo aromatico, semola a grana grossa.

A pochi chilometri dal centro, la spiaggia di Macari offre un’alternativa più selvaggia, con il fondale di sabbia e i ciottoli bianchi, meno frequentata ma altrettanto bella per chi non pretende una spiaggia attrezzata. Da qui il Faro di Capo San Vito è raggiungibile a piedi: all’estremità del promontorio, il panorama aperto sul Tirreno, con le Egadi sullo sfondo, chiude l’itinerario nel modo più spettacolare possibile.