Dazi sulle auto elettriche americane, è effetto boomerang. La misura di Trump, che intende favorire l’economia interna degli Stati Uniti, rischia invece di penalizzare il proprio mercato dei veicoli a batteria. Come è possibile? C’è un motivo preciso: proviamo a dare una spiegazione.

In seguito al varo dei dazi americani annunciato la scorsa settimana dal presidente Donald Trump, l’economia mondiale è in subbuglio. Ovunque e in ogni settore ci si interroga sulle possibili conseguenze delle nuove tariffe doganali sui prodotti importati negli USA.

Praticamente nessuna categoria merceologica si salva dal provvedimento della Casa Bianca. Sono comprese, quindi, anche le automobili. Un comparto che in occidente, peraltro, attraversa da tempo una preoccupante crisi, come evidenzia il piano UE per l’automotive. Il periodo in cui si parlava soltanto dei dazi sulle auto elettriche cinesi è ormai lontanissimo.

Dazi sulle auto: 25% su tutti i veicoli

Dunque, non c’è stata alcuna frenata di Trump sull’industria automobilistica. Il 2 aprile, infatti, hanno preso il via i dazi al 25% sui veicoli provenienti da fuori Stati Uniti, con rare eccezioni riguardanti i paesi del Nord America. La tassazione, quindi, non riguarda soltanto i dazi sulle auto elettriche prodotte in UE ma include ogni tipo di veicoli a motore e veicoli elettrici.

L’imposizione dei dazi colpirà soprattutto i produttori europei, giapponesi e sudcoreani. Una quota significativa dei veicoli venduti negli Stati Uniti, infatti, arriva da Europa e Asia: circa il 50%. I componenti, invece, arrivano da oltre confine per più del 60%. Con le nuove tariffe, il prezzo dei veicoli importati potrebbe aumentare, con ripercussioni dirette sui consumatori americani e sull’intero mercato globale dell’auto.

Tuttavia, come accennato in apertura, anche le auto elettriche americane si rivelano vulnerabili ai nuovi dazi sulle vetture. Perché? C’entra il fatto che i dazi non riguardano soltanto l’automobile finita, ma si applicano anche ai componenti.

Dazi auto elettriche USA: perché sono colpite?

Come ha evidenziato uno studio di InsideEVs, nessuna BEV è al 100% fabbricata all’interno degli Stati Uniti, ma solo 28 modelli sui 67 a zero emissioni di CO2 attualmente in vendita sul mercato americano. Cinque prendono forma in Messico (tra cui Mustang Mach-E e Chevrolet Blazer EV), uno in Canada (Dodge Charger Daytona) e gli altri in Europa e Asia.

Le case con stabilimenti in USA dipendono fortemente da fornitori sparsi in tutto il pianeta. In particolare, componenti come l’elettronica di bordo o le batterie delle auto elettriche provengono da paesi stranieri. E sono colpiti dai dazi: quindi, in questa situazione, il costo di produzione dei veicoli assemblati in USA è destinato ad aumentare.

I modelli BEV più a rischio dazi

Secondo i dati di American Automobile Labeling Act (AALA), 33 auto elettriche di produzione statunitense contengono meno del 10% di componenti nordamericani. Altri modelli persino lo 0%. Tra queste figurano alcune delle auto elettriche più vendute in USA quali BMW i4, Hyundai Ioniq 6 e Kona EV, Jaguar I-Pace, Kia EV6, Lexus RZ, Mercedes EQB, EQE ed EQS, Nissan Ariya, Porsche Macan e Taycan, Subaru Solterra, Toyota bZ4X, Volvo C40 e XC40 Recharge.

Al contrario, Tesla dovrebbe attutire il colpo. Mostra infatti il 75% di componenti prodotti in loco per la Model 3, il 70% per la Model Y e il 65% per Cybertruck e Model S. Tutti gli altri modelli presenti nel report restano sotto il 62% di componenti di fabbricazione statunitense o canadese. Mancano però i dati di alcuni marchi, tra cui Cadillac Lyriq, Rivian, Lucid e VinFast.

Stando alle stime di Morgan Stanley, il rincaro di un’auto elettrica assemblata negli USA potrebbe toccare il 12%, con un impatto del -20% sulle vendite nel caso in cui i produttori dovessero trasferire i costi sui clienti. Insomma, dopo aver detto stop alle colonnine di ricarica elettrica, l’amministrazione Trump rischia di creare ulteriori problemi al settore delle auto a batteria.