Il decreto carburanti è arrivato. Per far fronte all’aumento dei prezzi di benzina e diesel in seguito all’escalation militare in Medioriente, il Governo italiano ha approvato uno specifico pacchetto di misure. Ecco quali sono.

Il titolo ufficiale del provvedimento è “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali“, per un valore di oltre 500 milioni di euro. Il testo contiene interventi particolarmente auspicati da cittadini e imprese, come il taglio delle accise sui carburanti, anche se solo temporaneo.

Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 18 marzo 2026 il decreto legge ha ottenuto il via libera ed è stato già firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Previsti anche sostegni e agevolazioni per autotrasportatori e pescherecci e un rafforzamento dei controlli in seguito all’allarme speculazione.

Decreto carburanti: lo scenario

Il contesto in cui si inserisce il decreto carburanti varato da Palazzo Chigi vede i prezzi dei carburanti che continuano a salire, rendendo sempre più dispendioso fare il pieno. Questo sta succedendo non solo per gli effetti della guerra in Iran, ma anche per dinamiche interne al mercato italiano e ai meccanismi speculativi.

Fino a ieri sembrava che il Governo fosse orientato a non introdurre un taglio generalizzato delle accise su benzina e diesel (cioè le imposte applicate alla produzione e alla vendita di determinati beni di consumo). Invece il nuovo decreto smentisce parzialmente questa ipotesi.

Del resto, dal 2026 il diesel è diventato più caro della benzina proprio grazie alle nuove accise entrate in vigore, a cui va sempre aggiunta l’IVA al 22%. Con la crisi internazionale, la situazione dei rincari per il rifornimento di carburante si era fatta piuttosto delicata.

Decreto carburanti: obiettivi e misure

Il primo obiettivo del decreto carburanti è frenare nell’immediato l’impennata dei prezzi di gasolio e benzina. Si vuol così evitare che gli effetti dell’escalation in Medioriente abbiano gravi impatti sulle famiglie e sulle imprese e si ripercuotano sul sistema economico.

Tutti gli interventi contenuti nel pacchetto sono limitati nel tempo, ma pronti ad essere estesi in base all’evolversi dello scenario internazionale. Inoltre, dal Consiglio UE di oggi, 19 marzo, potrebbe uscire una linea comune per affrontare i rincari energetici.

Analizziamo ora le misure contenute nel decreto legge contro i carburanti sempre più cari.

Taglio accise per 20 giorni

Il decreto carburanti prevede un taglio delle accise per una durata di 20 giorni. L’effetto previsto sui prezzi dei carburanti alla pompa è un ribasso di circa 25 centesimi al litro per benzina e diesel e di 12 centesimi per il GPL, con conseguente diminuzione dell’IVA. Non c’è traccia, invece, del bonus carburante che era stato ipotizzato a favore delle famiglie a basso reddito. La riduzione delle accise, invece, riguarda tutti.

Credito d’imposta per autotrasportatori

Il testo approvato introduce un credito d’imposta sull’acquisto del diesel per gli autotrasportatori, limitato ai mesi di marzo, aprile e maggio 2026. La percentuale di tale credito è ancora da stabilire e sarà definita in un secondo provvedimento.

Credito d’imposta per pescherecci

Sempre a marzo, aprile e maggio è previsto un credito d’imposta del 20% per coprire le spese di acquisto del carburante per i pescherecci. Questo intervento a sostegno delle imprese della pesca è quantificato in 10 milioni di euro.

Rafforzamento dei controlli anti-speculazione

Con il decreto carburanti si introduce un meccanismo anti-speculazione sull’aumento dei prezzi dei carburanti. La responsabilità dei controlli è del Garante per la sorveglianza dei prezzi (autorità istituita presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy), dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) e della Guardia di Finanza. La misura vuole far sì che il prezzo dei carburante al consumatore sia legato all’effettiva variazione dei prezzi del greggio a livello internazionale.

Decreto carburanti e sanzioni

In base a quanto descritto nel precedente paragrafo, le compagnie petrolifere saranno tenute a inviare ogni giorno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy i prezzi consigliati di vendita. Altrimenti rischiano una sanzione pari allo 0,1% del fatturato. Possibili, in casi estremi, anche denunce alla magistratura.