Il modello di città evolve rapidamente e la tecnologia imprime un’accelerazione dirompente in tal senso. Lo dimostra il report “Città gemelle digitali: approfondimenti chiave e raccomandazioni” nel quale il concetto di digital twin è analizzato in relazione alle nuove smart city progettate con AI.

Se da un lato i gemelli digitali urbani non sono una novità, dall’altro si registrano interessanti opportunità di sviluppo di città artificialmente intelligenti che possano garantire un futuro sostenibile e sicuro. In tale ottica il report citato analizza il contributo delle nuove tecnologie nel risolvere problematiche urgenti nelle realtà urbane come congestione del traffico, inquinamento ambientale, sicurezza pubblica ed equità sociale.

A cosa serve il digital twin in ambito urbanistico?

Il modello digital twin ha un grande potenziale da mettere a servizio nella progettazione delle città del prossimo futuro. Creare un clone virtuale di una struttura fisica consente di fare previsioni realistiche, basate su un ingente numero di dati raccolti e analizzati con l’impiego di tecnologie complementari, quali Internet delle Cose (IoT), intelligenza artificiale (AI), modelli 3D e blockchain.

Una volta messe a sistema, queste tecnologie sono capaci di tirare fuori tutti i benefici del gemello digitale, così sintetizzabili:

  • Ottimizzare la disposizione delle strutture: la scelta delle aree espansive della città tiene conto di uno sviluppo equilibrato tra zone produttive/edifici residenziali e aree destinate al verde pubblico e all’interesse collettivo;
  • Migliorare i servizi: i sensori che monitorano il traffico e rilevano la qualità dell’aria e dell’acqua forniscono informazioni in tempo reale ai cittadini e al contempo migliorano l’erogazione dei servizi. Basti pensare all’efficienza della mobilità pubblica e, lato privati, al posizionamento strategico delle colonnine di ricarica elettrica per chi ha già scelto l’auto elettrica o auto ibrida per la transizione ecologica.

Il rovescio della medaglia? Implementare tecnologie tanto evolute richiede tempo e risorse, oltre che un quadro giuridico uniforme, cosa che al momento è di difficile attuazione.

Come si progetta una città con il digital twin?

Nel report già citato sono menzionate 4 piattaforme, che rappresentano le basi tecnologiche sulle quali eseguire i programmi che fanno funzionare ogni digital twin city:

  • Raccolta dati: la prima piattaforma raccoglie i dati dei sensori smart e monitora i vari aspetti dell’ambiente urbano;
  • Analisi: i dati ottenuti vengono aggregati nella seconda piattaforma, per analizzare in tempo reale lo status della città e fare previsioni sui flussi di movimento di mezzi e persone;
  • Visualizzazione: la terza platform permette di visualizzazione il modello digitale con tecniche come la fotografia tilt-shift, che produce l’effetto miniatura, ponendo le basi per la replica virtuale 3D della città;
  • Condivisione: quarta piattaforma open-source consente di condividere le informazioni estrapolate dai dati, favorendo lo sviluppo di nuove applicazioni specifiche.

Un aspetto rilevante della progettazione urbanistica con il digital twin è il fatto che questo modello incentiva la cooperazione tra privati e Pubblica Amministrazione. Quest’ultima ha un ruolo chiave nell’incoraggiare potenziali investitori a sostenere i costi del progetto, assicurando loro pieno sostegno e fornendo gli strumenti normativi adeguati affinché gli investimenti rispettino il benessere dei cittadini e dell’ambiente.

Esempi di gemello digitale urbanistico in Italia

In Italia esiste già un progetto pilota per il Centro nazionale HPC Big Data e Quantum Computing nel quale si riscontrano suddette caratteristiche: il gemello digitale della Città di Bologna.

Il progetto vede coinvolti vari soggetti con diversi ruoli:

  • Comune di Bologna (coordinatore strategico);
  • Fondazione Bruno Kessler (coordinatore tecnico e project manager);
  • Università di Bologna (manager scientifico);
  • Cineca (manager tecnologico);
  • Fondazione Innovazione Urbana (community manager).

A questi si aggiunge la partnership con la città di Barcellona e con altre città europee impegnate sui gemelli digitali urbani.

Si parte con un investimento iniziale di 7 milioni di euro (fondi europei PON Metro), ai quali si aggiungono le risorse per il progetto di Officine della Conoscenza e quelle destinate a potenziare l’infrastruttura digitale del Comune.