Una ricercatrice in matematica specializzata sull’intelligenza artificiale diventa la donna in bici più veloce in assoluto, senza essere mai stata una professionista del mezzo. Moveo ha intervistato la ciclista italiana Vittoria Bussi 
Immaginate una promettente ricercatrice in matematica all’Università di Oxford che a 23 anni, dopo la scomparsa del padre, decide di tradurre il dolore del lutto in energia, in movimento: così Vittoria Bussi lascia la ricerca per sviluppare un metodo tecnico di allenamento che l’ha portata a diventare la ciclista donna più veloce al mondo, conquistando per due volte il record dell’ora femminile. Uno degli elementi più interessanti di questa storia davvero incredibile è che fino al 2016, Bussi non era mai stata una ciclista professionista. Oggi continua ad allenarsi per difendere il record ed è tornata a lavorare come ricercatrice sull’IA geometrica, una delle frontiere più promettenti di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Ma non ha smesso di allenarsi: già detentrice del record dell’ora dal 2019 al 2022, si è ripresa il primato strappandolo a Ellen Van Dijk e abbattendo il muro dei 50 km orari. A Moveo ha raccontato la sua storia e i suoi prossimi traguardi.

Come ci si trasforma da scienziata in atleta

Nessuna esperienza professionistica, anzi quasi un’antipatia per la bicicletta che fino a 23 anni non era certo uno dei suoi mezzi preferiti. Racconta Bussi:
«Mi sono approcciata al ciclismo quando ero al termine del mio dottorato di ricerca in matematica. La ricerca scientifica ti spinge a non avere dei limiti, per immaginare delle cose improbabili proprio perché non sono scritte da nessuna parte. Devi creare qualcosa di nuovo e cosi ho immaginato di vivere il ciclismo: analizzare casi studio nella disciplina sportiva come base di partenza per poi reimpostare tutto. Credo infatti che la personalizzazione di ogni aspetto dell’allenamento sia la chiave della performance»

Cosa significa segnare un nuovo record del mondo

Vittoria Bussi parte quindi con un obiettivo, conquistare il record mondiale dell’ora femminile. Dietro la sfida, un motivo personale:

«L’ obiettivo sportivo è nato 10 anni fa quando ho perso mio papà. E’ stato grazie al ciclismo che ho riempito il vuoto lasciato da mio padre. Il progetto del record dell’ora è stato un qualcosa che a me ha aiutato a ritrovare un senso: la matematica in quegli anni non riusciva a colmare la mia angoscia. Ha preso così piede che mi ha portato fino adesso, al mio decimo anno di carriera: all’inizio come ciclista non pensavo certo di durare così a lungo»

Vincere il record ha generato una grande convinzione nei mezzi della ciclista romana, soprattutto considerando la sua (praticamente nulla) esperienza pregressa. Così la tecnica era riuscita a plasmare l’atleta per il suo obiettivo:

«Il record per me è stato un motivo di crescita importante, dato che lo sport ti mette davanti dei muri altissimi, ti da un rigore e una disciplina che insegna delle cose. Specie poi se prepari un record del mondo, ovvero qualcosa di mai fatto prima»

La scelta di correre in pista mescola comunque la passione scientifica a quella sportiva:

«La pista è una disciplina che fa per me: unisce il mestiere di matematico a quello di atleta»

Disciplina, monitoraggio e una visione a 360 gradi sulla performance

Dietro un risultato sportivo, c’è sempre uno sforzo enorme. Ma dietro un record del mondo c’è qualcosa di più, che nel caso di Vittoria Bussi nasce dall’applicazione fisica e dalla misurazione e considerazione di tutto ciò che in qualche modo può toccare la sua performance sportiva:

«Cerco di quotidianamente di non tralasciare alcun aspetto, senza dimenticare mai i piccoli margini di crescita che poi contribuiscono al risultato finale. Cerco di vivere la performance a 360 gradi, ecco perché ho creato una mia squadra con cui c’è una comunicazione continua. Voglio sapere tutto ciò che succede perché a mio avviso un atleta che è a conoscenza di tutto ciò che succede è un atleta che performa meglio»

Il ritorno alla ricerca innovativa sull’Intelligenza artificiale

Da qualche anno la ciclista è tornata alla passione professionale che la legava alla matematica e si applica in una branca in grande crescita: l’IA geometrica.

«Oggi la topologia che è una branca molto pura della matematica ha trovato finalmente applicazione nel mondo reale. E questo nasce dall’esigenza di capire meglio i dati che sempre di più ci arrivano in vari ambiti. A supporto di questo processo si è sviluppata la topologic data analysis che cerca di dare una qualche spiegazione e lettura geometrica dei dati che sono ricevuti ad esempio in ambito finanziario o medico. Questa lettura geometrica dei dati ci da una prevedibilità, ci dice quando sta per accadere una turbolenza. E su questa analisi adesso lavoro con aziende per sviluppare modelli utili»

È la tua prossima sfida?

«Questo progetto matematico è difficile, ambizioso, sarebbe più facile fare altri lavori ma proprio per questo c’è una sfida ricca di adrenalina che mi permette di chiudere un capitolo, quello sportivo, per passare ad un altro della mia vita con entusiasmo».