Il rapporto tra donne e sport ha sempre più rilevanza e riflette sia il cambiamento delle dinamiche di genere nella nostra società, su cui c’è ancora da lavorare, sia l’impatto positivo che l’attività fisica stessa ha sul benessere individuale e collettivo.

In questo articolo analizzeremo il ruolo decisivo delle donne sullo scenario sportivo: mentre un recente rapporto del Censis ci fornisce i dati nel contesto italiano, l’Unione Europea si impegna nella promozione della parità di genere e nel contrasto alle discriminazioni nel mondo sportivo.

Donne e sport, un contributo alla crescita del Paese: il rapporto Censis

Il rapporto Censis di giugno 2023, “Donne, lavoro e sport in Italia. Per la crescita dei territori e del Paese”, dimostra come le donne che praticano sport hanno un’influenza diretta e positiva sulla crescita del nostro Paese: i dati infatti attestano che le sportive lavorano in modo più fruttuoso, stanno meglio con se stesse e con gli altri e adottano stili di vita più sostenibili.

La ricerca inoltre dimostra che il rapporto tra donne, sport e lavoro rappresenta un mezzo prezioso per lo sviluppo dei territori e per le donne che li abitano. I territori stessi infatti sono cruciali per dimostrare che esiste ancora un enorme divario tra uomini e donne, a cominciare dalla mobilità, molto più complessa per le donne, che si trovano penalizzate e costrette a muoversi di più a piedi rispetto all’uso del trasporto pubblico o dei mezzi in sharing. E sempre a proposito di sviluppo del territorio, non dimentichiamo che per le donne è anche più pericoloso muoversi da sole per le strade, tanto che esistono iniziative come DonnexStrada in ottica di sicurezza e autonomia.

I dati del rapporto Censis

Attualmente più di 8 milioni e mezzo di donne praticano attività fisica ossia il 43,3% del totale degli sportivi italiani. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, persiste ancora un divario di genere nello sport, se consideriamo il fatto che le donne rappresentano il 51,1% della popolazione mondiale. Un divario che persiste ma si sta progressivamente assottigliando, grazie anche all’aumento delle atlete a livello agonistico.

Nel dettaglio, il 29,2% delle donne pratica almeno uno sport, un aumento rispetto al 23,3% di vent’anni fa. Di queste, 6 milioni e mezzo (21,8%) lo fanno con continuità, evidenziando un notevole incremento rispetto al 15,7% registrato due decenni fa. Tuttavia, 12 milioni di donne rimangono ancora escluse, cioè il 40,6% del totale.

Le tesi del rapporto Censis

Il rapporto sottolinea che la partecipazione delle donne al mondo dello sport e del lavoro non è solo una questione di giustizia sociale e di pari opportunità, ma è anche un fattore chiave per lo sviluppo e l’interesse nazionale.

Secondo la Vice Presidente Vicario del Coni, Silvia Salis, il contributo delle donne, soprattutto attraverso lo sport, è fondamentale per la crescita dei territori e dell’intero Paese: «Lo sport promuove i valori di inclusione, cooperazione e rispetto ma purtroppo anche in questo ambito permangono talvolta disparità e squilibri di genere che occorre eliminare attraverso una pluralità di azioni». E continua: «Dove il talento delle donne non è adeguatamente valorizzato o considerato o è, peggio ancora, umiliato, le conseguenze pesano sulle loro vite e sulla società nel suo complesso, che si trova a dover fare a meno di risorse preziose per capacità e competenze. Quello delle donne, e delle donne che fanno sport, è un contributo fondamentale alla crescita dei territori e di tutto il Paese».

Un risvolto socio-economico

Dal punto di vista socio-economico, il rapporto del Censis rivela che le donne che praticano sport godono di un benessere superiore sia fisico che mentale e possiedono titoli di studio più elevati rispetto a chi non fa attività fisica, con il 26,9% laureate e il 36,5% diplomate. Inoltre, le atlete sono meglio inserite nel mondo del lavoro, con il 49,8% delle over quindicenni occupate.

Le donne che praticano sport mostrano anche una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale: il 45% di loro svolge attività motoria all’aria aperta e adottano stili di vita a minor impatto ambientale. Il loro impegno verso l’ambiente è evidente anche nel fatto che si muovono in bicicletta: il 74,6% ne possiede una, rispetto al 47,3% di chi non pratica sport.

Il coinvolgimento delle donne nello sport si riflette anche in una migliore propensione alla vita digitale e a quella culturale: i dati infatti ci dicono che le atlete visitano più mostre e musei e leggono di più.

Infine, la distribuzione geografica vede le atlete in maggioranza nel nord-est (36,3%) e nel nord-ovest (34%), mentre nel Sud e nelle Isole scendono al 19,7%.

Donne e sport: l’Unione Europea monitora la parità di genere

L’impegno a garantire la parità di genere nello sport va oltre i confini nazionali, come dimostra l’Unione Europea: in una risoluzione adottata nel marzo 2022, il Parlamento Europeo ha riconosciuto l’importanza dello sport nella promozione dell’inclusione sociale, dei principi di uguaglianza e della non discriminazione.

Gli episodi di sessismo nello sport non sono diminuiti da quando è aumentato il numero di donne che ricopre ruoli tradizionalmente maschili, anzi sono semmai aumentati, come nel caso delle arbitre di calcio e delle battute più o meno velate nei confronti delle calciatrici dei mondiali dello scorso anno.

Proprio per contrastare il sessismo, l’Unione Europea stabilisce che lo sport deve promuovere valori come il fair play, il rispetto reciproco e la tolleranza: l’UE raccomanda infatti un approccio di tolleranza zero verso il razzismo, i discorsi di odio e la violenza nello sport.

L’applicazione della risoluzione UE in Italia

Gli Stati membri e le federazioni sportive devono contrastare e prevenire questo tipo di episodi con sanzioni per chi se ne fa portatore e provvedimenti a sostegno delle vittime ma anche con misure di protezione per chi in ambito sportivo si fa avanti per denunciare episodi di razzismo.

In Italia queste direttive dell’Unione Europea vengono applicate dall’Osservatorio Nazionale contro le Discriminazioni, che verifica l’efficacia delle sanzioni e monitora tutte le forme di discriminazione nello sport. L’obiettivo è far emergere anche i casi di discriminazione a livello locale, spesso trascurati, per promuovere una cultura sportiva inclusiva e rispettosa della parità di genere.