Quando arriverà il giorno in cui la nostra auto si guiderà da sola? Il mondo driverless è alla prossima stazione di arrivo della mobilità, pronto a trasformare le suggestioni dei film futuristici in realtà quotidiana. Ma la prossima stazione non è proprio dietro l’angolo: in questo approfondimento di Moveo descriviamo opportunità e problematiche dell’arrivo in strada dei veicoli che si guidano da soli.
Guida autonoma: tempi ancora lunghi, largo alle “assistite”
Da qualche anno esistono veicoli che sono autonomi, ovvero condotti senza la guida di un essere umano. L’intelligenza artificiale applicata alle “smart cities” è la chiave di svolta per questa nuova tecnologia. D’altra parte, oltre agli ostacoli tecnologici, ci sono ancora barriere economiche e normative all’adozione delle macchine driverless. Esistono alcune categorizzazioni del grado di autonomia di un veicolo, eccole di seguito:
- L0 = Manuale
- L1 = Guida assistita
- L2 = Guida parzialmente automatizzata
- L2+ = Guida parzialmente automatizzata avanzata
- L3 = Guida automatizzata in certe condizioni
- L4 = Guida autonoma in certe condizioni
- L4 = Guida autonoma su autostrade e in città
- Robotaxi
Quando pensiamo alla guida autonoma, ci riferiamo solo alle ultime tre categorie. E come mostra l’infografica di seguito ci vorrà ancora molto tempo per l’avvento sul mercato delle macchine driverless: secondo un report del World Economic Forum (WEF), l’adozione sarà graduale e limitata per almeno un altro decennio.

Per il mercato delle auto personali, che rappresenta il segmento più grande, fino al 2030 i nuovi veicoli saranno progressivamente dotati di sistemi L2. Comunque anche oltre il 2035 il conducente dovrà prestare attenzione alla strada e tenere le mani sul volante. Il mondo driverless attenderà ancora almeno fino a metà del secolo prima di diventare una realtà consolidata e strutturale nella circolazione quotidiana urbana. I limiti principali al successo di questa nuova tecnologia sono oggi i costi di ingresso delle applicazioni nei veicoli, le questioni normative e la complessità dei sistemi urbani. Probabilmente, i primi veicoli ad essere davvero autonomi saranno camion e macchine agricole come i trattori, che coprono percorsi relativamente semplici e ripetitivi. In ogni caso l’evoluzione della mobilità a guida autonoma sarà progressiva, passando da un’automazione parziale a una limitata e infine diffusa.
Il futuro delle macchine “robotaxi”
L’ultimo livello dello sviluppo delle macchine a guida autonoma è il robotaxi. Questo tipo di veicoli ha modelli di business più semplici da definire rispetto a quelli legati al mercato delle auto private ed entro il 2035 comincerà a diffondersi. Infatti, questi modelli riescono a limitare alcune incognite ancora da chiarire nel futuro della mobilità a guida autonoma. Ad esempio, l’operatività in alcune aree geografiche delimitate e la possibilità di monitorare e controllare centralmente i veicoli driverless. Ecco l’incremento previsto dei robotaxi nel mondo in questa infografica, il cui tasso di crescita del mercato è decuplicato dal 2019, passando da 53 a 556 miliardi di dollari:

Il WEF stima che tra le 40 e le 80 città nel mondo entro il 2035 offriranno questa tipologia di servizi, in particolare tra Stati Uniti e Cina. E questa evoluzione tecnologica dovrebbe supportare la sicurezza stradale nel comparto taxi, dato che oltre il 90% degli incidenti stradali è causato da errore umano. Inoltre, i robotaxi potrebbero essere un’ulteriore spinta per la sharing mobility attraverso il sistema delle auto collettive.
Un mondo fatto di macchine a guida autonoma
Se consideriamo i dati disponibili da diverse fonti autorevoli, è possibile capire quali saranno alcuni effetti importanti derivati dall’adozione delle macchine a guida autonoma. Oltre alla questione sicurezza stradale, c’è il tema della mobilità condivisa: l’auto si trasformerà sempre più nell’uso, concepito come servizio e non più come uso di un bene di proprietà. In poche parole, la sharing mobility avanzerà di pari passo alla penetrazione del driverless nel parco veicoli urbano.
Proprio per consentirne la diffusione sarà necessario rendere le città sempre più smart, dotate di infrastrutture intelligenti. Per questo il software sarà sempre più un elemento chiave dei veicoli del futuro, pronti a passare da un mondo analogico e meccanico ad uno digitale e intelligente.
Vista così, sembra una prospettiva allettante: l’importante è considerare anche le emissioni di Co2 eq. che saranno prodotte dalle IA dedicate al driverless. Sarebbe paradossale che ciò che si risparmierà in termini di emissioni e inquinamento atmosferico grazie all’alimentazione elettrica fosse vanificato dall’uso esponenziale dei sistemi digitali. Questi ultimi usano energia elettrica e quindi al momento producono Co2. Renderli efficienti e avanzare sulla transizione energetica diffusa e legata alla mobilità sono le sfide che devono essere affrontate in vista dell’arrivo dei mezzi driverless.
D’altra parte, il futuro corre: ma questo sicuramente non si guiderà da solo.








