L’Europa ha deciso di contrastare in maniera diretta uno dei crimini più efferati che colpisce non solo l’umanità, ma l’intero pianeta, introducendo l’ecocidio come reato nel diritto comunitario.

La distruzione deliberata degli ecosistemi verrà finalmente punita e sanzionata in maniera esemplare. La recente direttiva approvata dal Parlamento europeo- sulla base della proposta elaborata dal Consiglio il 16 novembre scorso- introduce sanzioni pecuniarie e pene detentive per chi commette reati ambientali. Grazie a questo passaggio fondamentale l’Ue riconosce formalmente la protezione dell’ambiente e si erge a tutela delle biodiversità.

Cosa significa Ecocidio?

Ecocidio è un termine che deriva dall’unione della parola greca “oikos” (casa) con quella latina “cadere“(distruggere) e indica la distruzione- in tutto o in parte– di un ecosistema in maniera intenzionale. Il concetto è divenuto famoso principalmente a partire dagli anni ’70, periodo nel quale l’esercito degli Stati Uniti distrusse parte delle Foreste tropicali del Vietnam attraverso l’uso di un defoliante- conosciuto come “agente arancio”- altamente nocivo non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente.

La definizione legale è attribuita al docente di Diritto Internazionale Richard Falk, che descrive l’ecocidio come la «distruzione consapevolmente perpetrata di un ambiente naturale.»

Negli ultimi anni, il termine è tornato alla ribalta grazie ai lavoratori e agli avvocati del movimento “Stop Ecocide International”, che ha più volte chiesto di trasformare la distruzione degli ecosistemi in un vero e proprio crimine, paragonabile ai crimini di guerra e ai genocidi.

Ecocidio, tolleranza zero dall’Europa: cosa prevede la normativa

Dopo tutti questi anni di attesa, l’Europa ha finalmente legiferato sul tema. La direttiva sull’ecocidio è stata approvata con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni. I deputati hanno inserito nel testo di legge anche i cosiddetti “reati qualificati”: quei reati, cioè, che portano materialmente alla distruzione di un ecosistema.

Per comprendere meglio la normativa, ecco un elenco dei reati individuati:

  • Commercio illegale di legname;
  • Esaurimento delle risorse idriche;
  • Violazioni della legislazione riguardante le sostanze chimiche;
  • Gestione illecita dei rifiuti pericolosi;
  • Inquinamento provocato dalle navi;
  • Incendi boschivi su vasta scala;
  • Inquinamento atmosferico, di acqua e di suolo;
  • Gestione illecita dei materiali radioattivi;
  • Commercio illegale delle specie selvatiche;
  • Contaminazione delle acque, anche tramite i rifiuti plastici;
  • Immissione sul mercato di un prodotto che comporti lo scarico, l’emissione inquinante e l’introduzione di materiali, sostanze, energia o radiazioni ionizzanti.

Dalla pubblicazione di questa normativa sulla Gazzetta ufficiale dell’UE gli Stati che fanno parte dell’Unione dovranno recepirne le norme entro due anni.

Cosa rischia chi si macchia del reato di ecocidio?

Secondo la direttiva Ue, i responsabili saranno puniti a seconda della durata, della gravità e della reversibilità del danno causato. Le pene vanno da una reclusione minima di 5 anni, che può aumentare fino a 8 anni- nel caso dei “reati qualificanti”- e arrivare a 10 anni se l’azione nociva causa il decesso di una persona.

Tutti coloro che si macchiano di tali reati sono obbligati al pagamento di una sanzione pecuniaria. Le imprese possono essere costrette a pagare un importo pari al 3 o al 5% del fatturato annuo mondiale. O, in alternativa, dai 24 ai 40 milioni di euro.

Infine, sono stati introdotte formule di assistenza e sostegno nei procedimenti penali a tutti i “whiteblower”: coloro, cioè, che denunciano i reati ambientali. Gli Stati membri dovranno inoltre organizzare corsi di formazione per le forze dell’ordine, per giudici e i pubblici ministeri e campagne di sensibilizzazione contro i crimini ambientali.