L’effetto di Trump sul turismo internazionale verso gli Stati Uniti risente delle politiche restrittive della Casa Bianca. Settori chiave come ospitalità e trasporti subiscono pesanti ripercussioni economiche.
Negli ultimi mesi, il turismo internazionale verso gli Stati Uniti ha registrato un drastico calo, attribuito principalmente alle politiche migratorie restrittive e alla retorica aggressiva del presidente Donald Trump. Questo fenomeno, definito da diversi osservatori come “Trump slump”, sta generando ripercussioni pesanti sull’economia americana, con perdite potenzialmente miliardarie e un impatto diretto su settori chiave come ospitalità, trasporti e commercio al dettaglio.
I numeri di un crollo senza precedenti
Secondo i dati ufficiali, a marzo 2025 gli arrivi internazionali negli Stati Uniti sono diminuiti di quasi il 12% rispetto allo stesso mese del 2024, segnando il primo calo rilevante dalla fine della pandemia di COVID-19. In particolare, gli arrivi dall’Europa occidentale sono scesi del 17,2%, quelli dal Sud America del 10,4% e dall’America Centrale di quasi il 24%. È comunque da notare che la Pasqua 2024 cadeva a fine marzo, un elemento che aveva favorito maggiori flussi turistici.
In alcuni paesi europei il calo è stato particolarmente marcato: -28% di visitatori dalla Germania, -25% dalla Spagna, -8% dalla Francia. Nelle scelte di viaggio degli italiani, invece, gli USA sono diminuiti del 3,4%. Nonostante il dato negativo, è un calo più contenuto rispetto ad altri paesi vicini.
Secondo Tourism Economics, nel 2025 i turisti stranieri spenderanno 9 miliardi di dollari in meno rispetto al 2024. Goldman Sachs stima addirittura perdite potenziali fino a 90 miliardi di dollari per l’intero comparto turistico statunitense.
Politiche migratorie aggressive e clima di insicurezza
L’effetto Trump sul turismo non si milita all’annuncio del “travel ban”, ma in generale le nuove regole imposte dall’amministrazione americana alle frontiere hanno creato un clima di forte insicurezza tra i potenziali visitatori. In diversi casi, turisti entrati regolarmente negli Stati Uniti con un’autorizzazione ESTA – Electronic System for Travel Authorization – o con visti validi sono stati arrestati, perquisiti e trattenuti in centri di detenzione.
Il governo tedesco ha aggiornato i propri avvisi di viaggio, chiarendo che il possesso dell’ESTA non garantisce automaticamente l’ingresso negli Stati Uniti. Altri governi europei, oltre alla Cina, hanno diffuso analoghe comunicazioni, raccomandando ai propri cittadini di “esercitare prudenza” durante i viaggi oltreoceano.
Effetto Trump: impatto settoriale ed economico
Il calo del turismo ha avuto un impatto diretto su molte città americane tradizionalmente dipendenti dai flussi internazionali, come New York, Miami, Los Angeles e Orlando, dove si registrano diminuzioni importanti nelle prenotazioni alberghiere e nelle vendite di biglietti per attrazioni turistiche.
Secondo la U.S. Travel Association, una diminuzione del 10% dei soli visitatori canadesi potrebbe causare la perdita di circa 140.000 posti di lavoro e una riduzione di 2,1 miliardi di dollari di entrate. Le proiezioni più pessimistiche parlano di perdite potenziali fino a 6 miliardi di dollari solo da parte del turismo canadese.
Le compagnie aeree e i servizi di noleggio auto stanno affrontando un calo della domanda. Anche il commercio al dettaglio – in particolare quello rivolto ai turisti – registra vendite in flessione.
Boicottaggi e tensioni internazionali
La retorica aggressiva di Trump ha alimentato un clima di ostilità anche tra i partner storici degli Stati Uniti. In Canada, ad esempio, il primo ministro Justin Trudeau ha invitato i cittadini a “cambiare i piani per le vacanze estive” privilegiando destinazioni nazionali. Una risposta alla proposta di Trump di annettere il Canada alla mappa degli Stati Uniti, come 51º stato.
Anche la guerra commerciale con la Cina, con i dazi americani del 145% su tutte le importazioni cinesi, ha contribuito a raffreddare i rapporti bilaterali e a scoraggiare i flussi turistici.
Anche l’inasprimento delle politiche migratorie rischia di compromettere la partecipazione a eventi internazionali di grande rilevanza. In particolare la Coppa del Mondo FIFA 2026 – che gli Stati Uniti contribuiranno ad ospitate – e le Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Preoccupazioni già sollevate dal senatore Ron Wyden, che ha chiesto al governo di garantire il libero accesso ad atleti, tifosi e delegazioni straniere.








