Dalle ex fabbriche Philips ai nuovi distretti tecnologici e culturali, un viaggio nella città che cresce reinventando sé stessa.
Se non fosse per i voli low cost che la collegano alle principali città italiane, probabilmente non sarebbero in molti a conoscere Eindhoven. La città nel Sud dei Paesi Bassi, la quinta per popolazione, è spesso – ingiustamente – considerata soltanto una base di transito per altri luoghi, in primis la capitale. La sua posizione strategica la rende perfetta per un viaggio tra Belgio, Olanda e Germania – Anversa, Gent e Bruges si raggiungono in poche ore, così come Düsseldorf e Colonia – ma per chi sa apprezzare le nuove tendenze in ambito creativo, tecnologico e nel design, o semplicemente sa lasciarsi affascinare dallo stile all’avanguardia che distingue alcune città europee, Eindhoven è una destinazione di viaggio a pieno titolo. Certo, non aspettatevi Amsterdam: Eindhoven è una città industriale che ha saputo aggiornare questa impronta così evidente ai tempi odierni. Quindi: no ponticelli romantici, casette colorate, canali (qualcuno in realtà c’è, ma non identifica la città), monumenti antichi, né frotte di turisti; sì biciclette, ampi spazi verdi, architettura contemporanea, tanti, tantissimi negozi e locali di design.

Philips, ovvero l’origine di Eindhoven
Quando si parla della storia di Eindhoven non occorre tornare troppo indietro: la trasformazione che ha dato forma alla città come la conosciamo oggi è relativamente recente. Per secoli è rimasta un piccolo centro del Brabante Settentrionale, fino a quando, nel XIX secolo, l’arrivo della ferrovia ne ha cambiato la traiettoria. Ma il vero punto di svolta arriva nel 1891, quando Gerard e Anton Philips fondano qui un’azienda destinata a ridisegnare non solo l’identità urbana, ma anche il futuro tecnologico del Paese. Le prime lampadine prodotte negli stabilimenti Philips accendono letteralmente la città, che in pochi decenni passa da borgo agricolo a polo industriale strategico. Attorno agli impianti sorgono quartieri operai, scuole, edifici pubblici, infrastrutture: un intero ecosistema urbano costruito per sostenere e accogliere una comunità in rapida crescita. Nel Novecento, mentre Philips evolve da fabbrica locale a multinazionale dell’elettronica, Eindhoven si trasforma nella “città dell’innovazione” olandese, un laboratorio vivente in cui industria, ricerca e design iniziano a intrecciarsi in modo sempre più profondo.

Strijp-S e dintorni: l’eccellenza della rigenerazione urbana
Quando Philips inizia a decentralizzare le proprie attività tra gli anni ’80 e ’90, Eindhoven si ritrova con vaste aree industriali da reinventare. È qui che la città compie la sua seconda grande metamorfosi, trasformando gli ex stabilimenti in distretti creativi e residenziali che oggi sono tra gli esempi più interessanti di rigenerazione urbana in Europa. L’area che più di ogni altra identifica la città – e che vale forse la pena visitare ancora prima del centro, per comprenderne l’anima – è Strijp-S, il quartiere post-industriale più noto, un tempo zona proibita ai non dipendenti Philips e ora cuore pulsante della creatività cittadina, con loft, studi di design, concept store e locali ricavati in vecchie fabbriche. Pochi sanno che esistono altri due poli interessanti: Strijp-R, con atelier e architetture contemporanee incastonate tra edifici storici, è sede dello studio, dello showroom e del ristorante del designer Piet Hein Eek; Strijp-T, orientato all’innovazione tecnologica, accoglie startup, laboratori e aziende high-tech in spazi che fino a pochi decenni fa erano linee di produzione Philips.

Woensel-West e KEVN (Kelderman & Van Noort)
Da Strijip, prima di spostarsi verso il centro, vale la pena deviare ulteriormente verso la periferia per raggiungere quello che un tempo era considerato uno dei quartieri più difficili di Eindhoven, Woensel-West (Groenewoud) e che oggi è un laboratorio urbano a cielo aperto. Negli ultimi anni l’area è stata interessata da un ampio progetto di rigenerazione che ha portato nuove case, studi creativi, street art e piccoli locali multiculturali. Il fulcro della scena contemporanea è KEVN – Kelderman & Van Noort, centro culturale e spazio espositivo nato in un’ex scuola, che ospita mostre, studi d’artista, eventi e una caffetteria molto frequentata dalla comunità creativa.

Downtown, Emma District e Bergen
E ora il centro cittadino, distretto dello shopping dall’architettura contemporanea – in primis quella del futuristico Blob firmato da Massimiliano Fuksas – ma anche dalle strade brulicanti di bar e ristoranti, con piazzette e palazzi che ricordano le più tipiche città olandesi. A pochi passi si estende Emma District, sede del Philips Museum, che ripercorre la storia dell’azienda attraverso prototipi, invenzioni, prodotti iconici e installazioni interattive: una tappa quasi obbligatoria per comprendere come Philips abbia plasmato la città. Proseguendo verso sud si entra a Bergen, il quartiere più bohémien con boutique indipendenti, bar di design, gallerie, librerie, caffè e un’animata vita notturna. Nota pratica: tutti gli spostamenti indicati si possono percorrere in bicicletta (o a piedi, con più calma).

Dal Van Abbemuseum alla Kanaalzone: il nuovo asse culturale della città
Spostandosi verso sud-est, Eindhoven cambia ancora pelle. Il Van Abbemuseum, uno dei musei d’arte moderna e contemporanea più importanti dei Paesi Bassi, è il punto di partenza ideale per raggiungere la Kanaalzone, il grande corridoio post-industriale che corre lungo il canale. Lungo il percorso si incontra anche il DAF Museum, dedicato alla storica casa automobilistica fondata proprio in città. La Kanaalzone è caratterizzata da ex magazzini e fabbriche riconvertiti in spazi di coworking, ristoranti, atelier e loft. Tra i progetti di punta c’è De Caai, distretto di nuova generazione dedicato a innovazione, sostenibilità e food-tech, con edifici moderni che dialogano con l’eredità industriale del quartiere.

Quando Eindhoven dà il meglio di sé
Se c’è un periodo in cui Eindhoven mostra tutta la sua energia creativa, è durante i suoi festival più importanti. In autunno la città si accende letteralmente con GLOW, il celebre festival della luce che trasforma strade, ponti, fabbriche e piazze in installazioni luminose firmate da artisti internazionali. Poco prima, in ottobre, arriva la Dutch Design Week, il più grande evento di design dei Paesi Bassi: dieci giorni in cui Strijp-S, Strijp-R, Strijp-T e molti altri quartieri diventano laboratori diffusi di innovazione, prototipi e sperimentazione visiva. Tra gli appuntamenti di spicco c’è anche lo STRP Festival, dedicato all’arte digitale e al rapporto tra tecnologia e società.






