Elon Musk ha annunciato che la sua azienda Neuralink, attiva nel campo della neurotecnologia medica, il 28 gennaio 2024 ha installato per la prima volta un impianto neuronale in un essere umano. Vediamo di cosa si tratta.

Considerato attualmente l’uomo più ricco del mondo, l’imprenditore di origine sudafricana è conosciuto, tra l’altro, come fondatore di SpaceX e Tesla e nel 2022 è diventato proprietario di uno dei social media più diffusi, Twitter, a cui in seguito ha cambiato nome in X. E proprio sul suo canale privilegiato ha reso noto l’intervento di Neuralink.

«Il primo essere umano ha ricevuto ieri un impianto da Neuralink e si sta riprendendo bene. I risultati iniziali mostrano un promettente rilevamento dei picchi neuronali», ha scritto il 29 gennaio Musk. I picchi neuronali sono variazioni brevissime del potenziale elettrico registrate nei pressi di uno o più neuroni, le unità cellulari che costituiscono il sistema nervoso. In sintesi, ora un uomo ha un chip in testa. Da dove ha origine tutto ciò?

La neurotecnologia: cosa studia

La neurotecnologia, altamente interdisciplinare, interessa neuroscienze, ingegneria, informatica, medicina e altri ambiti. Si occupa della ricerca e dello sviluppo di sistemi per far comunicare cervello e computer, attraverso specifiche tecnologie in grado di interfacciarsi con il sistema nervoso per monitorarne e modularne attività e funzioni.

Uno dei principali campi di applicazione della neurotecnologia è quello medico. La finalità è lo studio del cervello per identificare e trattare disturbi e danni neurologici, in modo tale da consentire all’individuo di riacquisire funzioni perse o compromesse. Del resto, le interconnessioni tra organismo umano e device artificiali, come la mano bionica e gli arti robotici, sono sempre più frequenti.

Fondata nel 2016 e con sede in California a breve distanza dalla Silicon Valley, Neuralink si è posta l’obiettivo di sviluppare nuove interfacce neurali. Si tratta appunto di sistemi che mettono in relazione il cervello con un device esterno, quindi con un computer. Pazienti affetti da paralisi o da malattie debilitanti potrebbero recuperare abilità come il movimento degli arti.

Elon Musk e il primo impianto neuronale

L’intervento di Neuralink è stato il primo su un essere umano, dopo una serie di test su animali effettuati negli anni scorsi. A maggio 2024 la Food and Drug Administration, l’agenzia federale degli Stati Uniti responsabile della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici oltre che del controllo di ogni dispositivo medico, ha autorizzato l’azienda a test clinici sull’uomo.

Elon Musk aveva già espresso l’intenzione di procedere con questo impianto neuronale già alla fine del 2022, usando termini piuttosto diretti: «È come sostituire un pezzo del tuo cranio con uno smartwatch». Anche se poi è stato necessario un tempo più lungo rispetto ai sei mesi inizialmente auspicati.

Il magnate non ha aggiunto dettagli. È probabile che serviranno alcuni mesi per avere dati attendibili, senza dimenticare i continui controlli delle autorità, assolutamente fondamentali per un progetto di tale portata. Ci vorranno ancora diversi anni, in ogni caso, prima che Neuralink possa mettere in commercio i chip neurali.

Il chip nel cervello: come funziona

L’impianto neuronale di Neuralink, di forma piatta e circolare, è dotato di 1024 minuscoli elettrodi collegati al cervello tramite un sistema robotizzato a elevatissima precisione. Attraverso un ago estremamente sottile, il chip viene inserito nell’area del cervello più adatta a realizzare collegamenti con i neuroni, evitando conseguenze invasive. Si presume che il paziente selezionato dagli scienziati di Elon Musk sia tetraplegico, cioè inabile a muovere gambe e braccia.

La funzione degli elettrodi è quella di captare i segnali provenienti dal cervello della persona. Secondo Neuralink, dovrebbero essere sufficienti a immaginare un movimento, come ad esempio azionare un cursore su un computer attraverso la mente.

Se la sperimentazione darà esito positivo, un paziente con paralisi attraverso il chip impiantato nel proprio cervello potrà controllare un computer o uno smartphone. In futuro, tali sistemi potrebbero essere impiegati anche per incrementare le potenzialità cerebrali di individui sani, ampliando le capacità di calcolo e memorizzazione.