Bambine scomparse, antiche leggende e presenze oscure: l’Emilia-Romagna ha un’anima molto misteriosa. Ecco un itinerario di tre giorni che conduce alla scoperta di alcuni dei luoghi più inquietanti della regione.

Ottobre è ormai alle porte e con lui comincia il conto alla rovescia verso Halloween, periodo ideale per andare alla ricerca dei luoghi più misteriosi ed esoterici d’Italia. Il nostro Paese è disseminato di castelli, borghi e rocche legati a racconti di fantasmi, vicende tragiche e tradizioni tramandate nei secoli, e l’Emilia-Romagna offre diversi indirizzi perfetti per un viaggio di questo tipo.

Tra Romagna e Appennino parmense si incontrano fortezze che custodiscono storie di alchimisti, bambine scomparse e amori finiti tragicamente. Proprio qui si trova anche quello che viene spesso raccontato come il castello più infestato d’Italia. Niente spoiler, però: per scoprirlo bisogna mettersi in viaggio lungo un tour di tre giorni nell’Emilia-Romagna più misteriosa.

Emilia-Romagna misteriosa: il tour di 3 giorni tra castelli e leggende

L’itinerario richiede diversi spostamenti in auto e attraversa aree differenti della regione. Prima della partenza può quindi essere utile affidarsi ai servizi di telepedaggio, verificare con un calcolatore pedaggio i costi previsti per i tratti autostradali e controllare il traffico in tempo reale, soprattutto quando si affrontano trasferimenti più lunghi.

Giorno 1: San Leo e il fantasma di Azzurrina a Montebello

La prima giornata può iniziare da San Leo, dominato dalla sua celebre Rocca. Qui trascorse gli ultimi anni di vita il Conte di Cagliostro, alchimista, massone e avventuriero condannato al carcere a vita dalla Santa Inquisizione. Dopo un primo periodo nella cella del Tesoro, fu trasferito nel Pozzetto, un ambiente di appena tre metri per tre, dove morì il 26 agosto 1795. Una visita al borgo aiuta a scoprirne la sua oscura storia.

Nel pomeriggio ci si sposta al Castello di Montebello, a Poggio Torriana, legato alla famosissima leggenda di Azzurrina. Figlia del feudatario, scomparve il 21 giugno 1375 nel nevaio della fortezza e non fu mai più ritrovata. Da allora la tradizione racconta di misteriosi suoni provenienti dai sotterranei. La visita serale, rivolta a un pubblico adulto, approfondisce proprio gli aspetti più paranormali della storia del castello.

Giorno 2: i tragici fantasmi di Meldola e Cusercoli

Il secondo giorno conduce nel cuore della Romagna, iniziando dalla Rocca di Castelnuovo, nel territorio di Meldola. Dell’antica fortificazione restano oggi imponenti ruderi affacciati sulle valli del Bidente e del Voltre. Il castello passò nei secoli dai Calboli agli Ordelaffi e ai Malatesta e fu governato anche da Caterina Sforza.

Tra queste pietre sopravvive inoltre la leggenda di Clarì, figlia del castellano. Durante un assedio la sua famiglia sarebbe stata sterminata e la bambina sarebbe riuscita a fuggire insieme alla nutrice zì Catéra, trovando rifugio a Teodorano. Anni dopo, scoperta la sorte dei genitori, Clarì scomparve nel nulla. Oggi, nelle notti più buie si dice siano ancora udibili i richiami della nutrice alla ricerca della sua bambina.

Ma non è finita qui. Si prosegue verso Cusercoli, borgo dominato dal castello dei Conti Guidi e dalla chiesa di San Bonifacio. I racconti locali parlano di sagome oscure alle finestre, clangori di catene e misteriose melodie d’organo provenienti dalla zona della chiesa, nonostante al suo interno non sia presente alcuno strumento musicale.

Giorno 3: il Castello di Bardi e la leggenda di Moroello

L’ultima giornata porta sull’Appennino parmense, dove il Castello di Bardi si erge da oltre mille anni su uno sperone roccioso alla confluenza dei torrenti Ceno e Noveglia.

La fama inquietante del castello è legata a Moroello e Soleste. Secondo la leggenda, il comandante e la figlia del castellano erano innamorati, ma la giovane era stata promessa a un altro uomo. Durante l’assenza di Moroello, Soleste vide avvicinarsi cavalieri con insegne nemiche e, credendolo morto, si gettò dalla torre. A guidare il gruppo era invece proprio Moroello, tornato vittorioso con le insegne sottratte agli avversari. Scoperta la morte dell’amata, anche lui si tolse la vita. La tradizione vuole che il suo fantasma continui ancora oggi ad aggirarsi tra le mura della fortezza.

A rendere il mistero ancora più noto furono alcune indagini condotte negli anni Novanta. Nel 1995 una videocamera termica registrò una forma anomala nei pressi del mastio, mentre nel 1999 nuove rilevazioni mostrarono un’immagine che alcuni interpretarono come la sagoma di un cavaliere in armatura.