I cambiamenti climatici incidono sulla produzione di vino in Italia, quest’anno in calo di oltre il 10%. Eppure l’enoturismo segna un vero e proprio boom. Bisogna adottare soluzioni tecnologiche nei campi e sostenere le aziende del settore. Ecco perché, nell’intervista di Moveo a Palma Esposito di Confagricoltura

Peggio di così non accadeva da vent’anni. A dirlo sono i dati, in particolare quelli dell’Osservatorio di Uiv-Vinitaly: il 2023 è stato l’annus horribilis del vino italiano. Così l’Italia non si è confermata come primo produttore mondiale di vino (poco meno di 50 ettolitri). Infatti quest’anno nelle vigne del Belpaese sono emersi due grandi problemi. Il primo riguarda il calo della domanda, tanto che al 30 aprile 2023 le giacenze di vino presenti nelle cantine italiane avevano superato di circa 3 milioni di ettolitri quelle del 2022 (+5%). Il secondo, e sicuramente più grave, sono i cambiamenti climatici che hanno prima lasciato a secco e poi inondato le vigne, con l’arrivo di malattie funginee. Il risultato? Un calo di circa 6 milioni di ettolitri quest’anno nella produzione vitivinicola italiana secondo i dati di Confagricoltura. Moveo ha parlato con Palma Esposito, responsabile settori vitivinicolo ed olivicolo di Confagricoltura, per conoscere le nuove soluzioni dell’agricoltura italiana per i cambiamenti climatici e come questi fenomeni incideranno su un fenomeno in crescita costante: l’enoturismo.

Come il clima incide sulla produzione di vino

Il calo della produzione è indiscutibile e assolutamente anomalo, data la sua rilevanza, come spiega Palma Esposito.

«Parliamo di 6 milioni di ettolitri in meno: una riduzione ampiamente condizionata dagli effetti dei cambiamenti climatici. Nel periodo tra maggio e giugno, infatti, si sono registrate piogge intense, anomale, che hanno favorito il proliferare di diverse fitopatie riducendo la produzione del 50-70% in alcune zone. Abruzzo e Puglia, regioni normalmente molto produttive, sono state fortemente penalizzate»

Il problema della produzione vitivinicola ha interessato in particolare il centro-sud che è stato colpito dalla peronospora, una malattia fungina.

«Si tratta di una patologia direttamente collegata al climate change non solo perché le precipitazioni hanno incentivato la sua proliferazione, ma hanno anche reso difficile un corretto trattamento dei vigneti colpiti. Il caldo nei mesi successivi con una estate particolarmente asciutta ha influito sul peso del grappolo e sulla resa dell’uva in vino. E questi effetti, così altalenanti e imprevedibili, non sono facili da gestire»

La produzione italiana? Meno di quella francese

Se Sparta piange, Atene non ride“, diceva il detto. Quindi se va male all’Italia, va male anche ai paesi limitrofi. Ma a volte un po’ meglio: e così la Francia si è guadagnata il primo posto in Europa per quantità di vino prodotto, a fronte di un nostro calo del 12%.

«Tutta la produzione europea del 2023 è stata condizionata dal cambiamento climatico per un inverno secco, una primavera estremamente piovosa e una estate quasi siccitosa. Si stima in generale un totale di poco superiore a 150 milioni di ettolitri e un calo del 5,5% rispetto alla media quinquennale. Dopo Francia e Italia, la Spagna resta il terzo produttore europeo con una produzione attesa di 30,8 milioni di ettolitri, nonostante il calo rispetto all’anno scorso (-14,42%). Ma c’è stato un forte calo della produzione anche in altri paesi produttori europei»

Precision farming e TEA: le soluzioni per i vitigni

Si tratta di scelte tecnologiche già intraprese dagli agricoltori italiani ma che gli effetti del global warming hanno accelerato. Così oggi nei campi e nelle vigne entrano sensori elettronici, sono sorvolati da droni o coltivati e curati da macchine evolute.

«Da anni i viticoltori fanno riferimento agli strumenti del precision farming, già ampiamente implementati grazie allo sviluppo di sistemi di monitoraggio costante del vigneto con sensori e droni che consentono di valutarne lo stato di salute attraverso rilevatori di temperatura e umidità o situazioni di stress idrico. Speriamo poi che i droni utilizzati per monitoraggio e verifica possano essere usati per i trattamenti fitosanitari anche in condizioni difficili per l’accesso al campo come quest’anno. Oppure per trattare terreni difficili da curare a causa del posizionamento dei vigneti»

C’è quindi l’adozione di nuove tecniche di evoluzione assistita (TEA), biotecnologie sviluppate allo scopo di rendere le piante più resistenti a parassiti e siccità, già pronte ad entrare (e in molti paesi già usate) nei campi del Vecchio continente.

«Grande attenzione è poi posta alle nuove TEA su cui c’è un interessante dibattito a Bruxelles. Le aziende agricole e gli esperti stanno lavorando fianco a fianco sulla ricerca: l’auspicio è che si possa utilizzare il genome editing per ottenere maggiore resistenza alle malattie ed allo stress ambientale»

Enoturismo in Italia: il boom che va coltivato

In Italia l’enoturismo è un fenomeno in pieno boom. Come descrive un recentissimo report di Nomisma-Wine Monitor, uno dei più completi su questo fenomeno, oggi la scelta degli italiani premia soprattutto una cantina piccola con accoglienza familiare (circa il 40% del totale). Questa tipologia è presente in Campania, Puglia e Umbria: seguono poi le cantine con rilevanza storica o architettonica (14%) che hanno una diffusione più alta in Veneto e in Piemonte. Il report racconta che in Veneto e Sicilia dominano le imprese con un marchio famoso o storico (12% del totale), mentre Piemonte, Toscana, Friuli e Sicilia si caratterizzano per aziende con particolari bellezze paesaggistiche e naturalistiche (11%), e infine Puglia e Umbria per la più alta la quota di cantine ben organizzate nell’accoglienza.

«In Italia c’è molta attenzione all’enoturismo e, infatti, si sta qualificando molto l’offerta a fronte di una importante evoluzione degli operatori del settore. Questo segmento si inserisce nel più vasto comparto del turismo enogastronomico che nel Bel Paese cresce davvero molto. Secondo il XVI Rapporto sul turismo del vino l’enoturismo in Italia vale 2,65 miliardi di euro con 15 milioni di turisti. L’enoturismo è stato recentemente disciplinato sotto il profilo giuridico con la legge 205/2017 che gli ha conferito una specifica identità e caratteristiche ben precise. Sono state definite le linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità, con particolare riferimento alle produzioni vitivinicole del territorio».

Affrontando la questione dei cambiamenti climatici non è tanto a rischio la tenuta di questo fenomeno, ma va governata la sua proiezione informativa.

«Se pensiamo a come migliorare l’esperienza del turismo legata al vino in Italia, un aspetto rilevante è quello della comunicazione per raggiungere un pubblico sempre più ampio a livello locale e internazionale. In questo senso, maggiori incentivi alle imprese possono certamente aiutare a sviluppare ancora più e ancora meglio iniziative nei territori, a beneficio dell’ecosistema e di una sana crescita dell’indotto».