La sorpresa arriva dall’Africa: l’Etiopia è il primo paese al mondo a dire stop alle auto a diesel e benzina, tecnicamente dette endotermiche o a combustibile fossile. Ma non mancano dubbi e lati oscuri su questa inattesa decisione del governo di Addis Abeba.

Ai primi di febbraio 2024 il ministro dei trasporti etiope, Alemu Sine, ha annunciato il divieto di importazione di auto a motore endotermico, durante la presentazione del piano nazionale della logistica. L’effetto sarebbe quasi immediato: si punta a far entrare in vigore questa misura entro la fine del 2024. Da allora, sarà possibile importare soltanto mezzi elettrici.

L’Etiopia batte così sul tempo la Norvegia, già all’avanguardia nella mobilità sostenibile (come tutti i paesi nordici) e che ha fissato al 2025 il medesimo obiettivo. E anticipa di oltre dieci anni Unione Europea e Stati Uniti, per i quali, con tutta la possibile fluidità di traguardi del genere, il termine è il 2035. Un progetto, quello dell’Etiopia, sicuramente ambizioso e radicale, su cui però mancano parecchi dettagli.

Solo auto elettriche in Etiopia: perché questa scelta

Alla radice di questa scelta piuttosto sorprendente non ci sono soltanto motivazioni ambientali, ma anche, se non soprattutto, economiche. Infatti l’Etiopia vuole ridurre gli altissimi costi d’importazione dei combustibili fossili. Questo a causa alla scarsità di valuta estera a disposizione per l’acquisto di beni. Nel 2023 il governo dello stato africano ha messo a disposizione 6 miliardi di dollari per importare petrolio e derivati. La metà di essi è stata destinata ai trasporti.

Ciò sta spingendo il paese a una transizione verso un’economia sostenibile e un’autosufficienza energetica. Sono da leggere in tale ottica gli investimenti sulle fonti rinnovabili che durano da vent’anni. Principalmente sull’idroelettrico, grazie anche alla nuova diga GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) sul Nilo Azzurro, il più grande impianto del continente. Non solo: la crisi climatica, negli ultimi anni, ha interessato profondamente l’Etiopia con siccità e inondazioni, al pari dei confinanti Kenya e Somalia.

Nell’annunciare la scelta dello stop alle auto a diesel e benzina, il ministro Sime ha evidenziato inoltre la necessità di incrementare la rete delle colonnine di ricarica, tuttora presenti nel territorio in maniera fortemente disomogenea. C’è anche da considerare il fatto che nel 2022 le auto in Etiopia erano appena 10 ogni 1000 abitanti. Infine, metà della popolazione non ha accesso alla corrente. Gli etiopi sono 120 milioni: si parla quindi di 60 milioni di individui, all’incirca pari agli abitanti dell’Italia.

Stop auto termiche: i dubbi del progetto

Sulla decisione dell’Etiopia di decretare lo stop all’importazione di auto endotermiche aleggiano numerosi dubbi e interrogativi. L’Etiopia è uno dei paesi con il più basso PIL pro capite, inferiore 1000 dollari. Quindi non è affatto chiaro come faranno i cittadini etiopi a potersi permettere un’auto elettrica, per non dire di un’auto qualsiasi.

Poi, l’ombra lunga della Cina: il colosso asiatico è il principale produttore di veicoli elettrici del pianeta e da anni porta avanti una politica di massicci investimenti infrastrutturali ed economici in Africa. Ancora, Addis Abeba non ha ancora fornito dettagli su come il paese arriverà ad abbandonare le auto tradizionali, né se ci saranno incentivi per la transizione. Non si conosce nemmeno quanto petrolio intenderà importare d’ora in avanti, che è uno degli indicatori decisivi sulla fattibilità del piano.

In conclusione, ci sono consistenti perplessità sul fatto che l’Etiopia sia pronta a un passaggio così epocale e impattante sulla propria economia e sulla vita delle persone. Se da un lato vuole porsi come pioniere di un futuro di mobilità elettrica, dall’altro emerge un quadro economico, infrastrutturale e sociale con evidenti carenze. Per cui questa decisione annunciata necessita sicuramente di approfondimenti su come davvero sarà possibile garantire ai cittadini una transizione energetica equa e sostenibile.