Molto spesso i grandi imprenditori sono anche grandi visionari: come Henry Ford con la sua concept car Nucleon, la prima auto a propulsione nucleare che però non è stata mai costruita.
Così come oggi le ricerche si concentrano sulla produzione di biocombustibile, sullo sviluppo di fonti rinnovabili e sull’implementazione delle applicazioni dell’energia elettrica, anche negli anni ’50 sulla scia degli studi e ricerche dell’epoca nell’ambito dell’energia nucleare si svilupparono numerosi progetti.
Uno in particolare suscita ancora oggi molto interesse, riportando l’attenzione sull’applicazione dell’energia nucleare nella mobilità.
Ford Nucleon: un progetto incredibile
Negli anni 40′ e ’50, sulla spinta delle applicazioni dell’energia atomica in ambito militare, l’interesse per la propulsione atomica si era ampliato anche ad altri settori come quello dell’automotive.
Henry Ford nel 1958 decise di progettare un’auto alimentata da un motore a energia nucleare e di disegnare la Ford Nucleon. La vettura dalle linee futuristiche rappresentava una sorta di dream car, provvista anche di suggestive pinne posteriori. In dotazione avrebbe dovuto avere un reattore nucleare alimentato a uranio collocato nella parte posteriore della vettura, che doveva riprodurre una versione più piccola di quello già installato su alcuni sottomarini. Solo pochi anni prima, nel 1954, la US Navy aveva varato il primo sottomarino atomico, l’USS Nautilus, che restò in uso fino al 1980.
Il sogno di Henry Ford purtroppo non ha mai visto la luce: la vettura non è stata mai realizzata. Esistono ancora alcuni bozzetti e modellini in scala, sprovvisti tuttavia di organi meccanici.
Come avrebbe dovuto funzionare la Ford Nucleon?
L’incredibile vettura sarebbe stata in grado di percorrere circa 8.000 Km prima della sostituzione completa del motore/reattore nucleare. E un po’ come oggi succedere per la ricarica elettrica o i rifornimenti carburante, anche per le nuove “auto nucleari” sarebbero state create delle stazioni di servizio ad hoc.
Nella concezione futuristica di Henry Ford si sarebbe anche potuto scegliere tra i diversi tipi di propulsori, a seconda delle esigenze dell’acquirente: se desiderava avere un consumo più basso, un’autonomia dell’auto maggiore oppure prestazioni più elevate.
Ma come avrebbe dovuto funzionare il mini-reattore della Ford Nucleon? Attraverso la fissione nucleare dell’uranio si sarebbe generato il calore necessario per riscaldare l’acqua in circolo nell’impianto, trasformarla in vapore e alimentare così la turbina che avrebbe trasferito la forza motrice agli pneumatici della vettura.
Una soluzione, almeno sulla carta, abbastanza semplice da realizzare. Ma i problemi da risolvere per un impianto simile erano notevoli: in primis la gestione delle scorie e lo smaltimento del reattore esausto. Altro limite era poi il peso notevole della vettura, che necessitava di una schermatura molto spessa per proteggere i passeggeri.
Non da meno, gli eventuali rischi in caso di incidente stradale avrebbero comportato conseguenze molto difficili da calcolare e da controllare.
I progetti futuristici di Henry Ford
Il progetto quindi non hai mai superato la fase successiva a quella di prototipazione e oggi il modello, in scala 3/8, è visibile presso il museo dedicato al grande imprenditore che lo immaginò: l’Henry Ford Museum, a Dearborn nel Michigan, Stati Uniti.
Non è stato l’unico progetto di Ford in questo campo. Nel 1962 ci riprovò con la Seattle-ite XXI: un’altra vettura visionaria con un’alimentazione a energia nucleare, dotata di un reattore posizionato sotto il cofano e sei ruote sterzanti distribuite su due assi nell’anteriore e una nel posteriore. Anche questo progetto però, si limitò alla realizzazione di un affascinante e ben dettagliato modellino in scala 3/8.
Energia nucleare e alimentazioni green: a che punto siamo?
Nell’ottica di promuovere la mobilità sostenibile e la transizione ecologica – anche nel campo dell’automotive – sono al vaglio diverse soluzioni. Dagli e-fuels alle batterie per auto elettriche, dai motori ad acqua a quelli ad ammoniaca e a idrogeno, si tenta di sostituire i combustibili fossili.
In tal senso, l’energia nucleare può essere un’alternativa? Le criticità da superare non sono poche. Sebbene i microreattori siano in grado di produrre energia nucleare senza emissione di CO2, resta inevasa la questione della gestione delle scorie.
Intanto in Cina si sta portando avanti un progetto molto promettente per l’utilizzo dell’energia nucleare nel settore del trasporto merci. Si tratta di una nave container alimentata da un reattore nucleare di quarta generazione: in teoria sarebbe in grado di offrire maggiore sicurezza e un rendimento energetico superiore.
Fonte foto: Henry Ford Museum of American Innovation








