Tra Romagna e Toscana, uno dei parchi forestali più vasti e misteriosi d’Italia: cascate, faggete Unesco, eremi e ruderi che raccontano la storia di una montagna oggi quasi disabitata 

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si estende lungo il crinale dell’Appennino tosco-romagnolo, tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Istituito nel 1993, protegge uno dei patrimoni forestali più importanti d’Europa: un territorio vastissimo e in gran parte boscoso, dove faggete, abetine, castagneti e querceti ricoprono oltre l’80% della superficie. Al suo interno si trova anche la Riserva Integrale di Sasso Fratino, istituita nel 1959 come prima riserva naturale integrale italiana e oggi riconosciuta dall’UNESCO insieme alle faggete vetuste del parco.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Nel versante romagnolo dominano grandi pareti di arenaria e crinali selvaggi, mentre nella zona della Verna emergono rupi calcaree e versanti più morbidi modellati dalle argille. È una foresta sacra, silenziosa e imponente, diversa dai più vivaci boschi alpini; in primavera è un rigoglio di vita nascente, di sorgenti sgorganti, gemme e boccioli; d’autunno, nascosta nella nebbia, diventa quasi spettrale: ci si muove a passo felpato su un tappeto di foglie e muschio morbidissimo. D’inverno è il reame bianco della neve. In ogni stagione, è una immersione totale nell’ecosistema-bosco: non è un luogo dove si va per ammirare grandi panorami aperti o cime svettanti, quanto per addentrarsi con rispetto nella varietà incredibile di un territorio dove la natura regna sovrana.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Il parco è attraversato da torrenti, vallate e montagne che raggiungono i 1600 metri, come il Monte Falco e il Monte Falterona, da cui nasce l’Arno. In mezzo a questa natura grandiosa si trovano luoghi d’importanza spirituale e storica come il Santuario della Verna, legato a San Francesco, e l’Eremo di Camaldoli. La fauna è particolarmente ricca: qui vive una delle popolazioni di lupo più importanti dell’Appennino settentrionale, insieme a cervi, caprioli, daini, mufloni, cinghiali e rapaci. Non è facile incontrarli, ma non mancano esemplari di specie rare come il gatto selvatico, il gufo reale e il picchio nero.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Una storia di monaci, legname e montagne abitate

Le Foreste Casentinesi hanno una storia antichissima. Già gli Etruschi frequentavano queste montagne: ai piedi del Monte Falterona, nella zona del Lago degli Idoli, sono stati ritrovati centinaia di reperti votivi che testimoniano la presenza di un luogo sacro. Nel Medioevo le foreste diventano invece una risorsa strategica: il legname proveniente da questi boschi viene utilizzato per grandi opere architettoniche toscane, compresa la costruzione della cupola del Brunelleschi, mentre gli enormi abeti bianchi servivano come alberi maestri per le flotte navali di Pisa e Livorno.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Inerpicandosi tra le fitte foreste può sembrare impossibile, ma fino al Novecento queste montagne erano abitate e piene di vita: agricoltura, pascoli e selvicoltura modellavano il territorio. Dopo la Seconda guerra mondiale, lo spopolamento della montagna cambia radicalmente il volto dell’Appennino. Molti borghi vengono abbandonati e il bosco riconquista il suo spazio. Ancora oggi s’incontrano lungo i percorsi ruderi di borghi, pievi, nuclei rurali e addirittura scuole: le guide del territorio raccontano storie avvincenti sulla vita di allora, quando maestri e bambini percorrevano chilometri e chilometri ogni giorno nel bosco impervio, in tutte le stagioni, con la pioggia e con la neve.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

L’Acquacheta: la cascata di Dante

Parlare dei sentieri delle Foreste Casentinesi significa inevitabilmente fare una selezione parziale: il territorio è enorme, attraversato da centinaia di chilometri di percorsi escursionistici. Sul sito ufficiale del parco e sul portale dedicato al trekking si trovano mappe, tracce e descrizioni dettagliate per ogni livello di esperienza. Interessante il progetto Da Rifugio a Rifugio, che propone nove anelli di tre giorni con pernottamento nelle strutture del Parco.

Alcuni itinerari, tuttavia, sono diventati nel tempo dei veri classici. Il più famoso è sicuramente l’anello dell’Acquacheta, con partenza dal paese di San Benedetto in Alpe. È un’escursione molto frequentata nelle domeniche primaverili ed estive – tenetene conto – ma resta uno dei percorsi più spettacolari dell’intero Appennino settentrionale Il sentiero risale il corso del torrente attraversando boschi e vecchi mulini fino a raggiungere la celebre Cascata dell’Acquacheta, citata da Dante nel XVI canto dell’Inferno come paragone sonoro del Flegetonte.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Il getto precipita per oltre 70 metri lungo una grande parete di roccia stratificata. Sopra, si apre il Piano dei Romiti, un’ampia radura circondata da montagne boscose, legata alla presenza storica dei monaci di San Benedetto che nei secoli intervennero anche sulla gestione idraulica della valle. L’itinerario prosegue ad anello passando per il Monte di Londa e rientrando a San Benedetto: un’escursione di media difficoltà, lunga ma senza particolari problemi tecnici.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi. Foto: Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi

Camaldoli e La Verna, tra foreste e spiritualità

Un altro itinerario simbolo del parco è quello che ruota attorno al Santuario della Verna, uno dei luoghi francescani più importanti d’Europa. Qui, nel 1224, San Francesco ricevette le stimmate e ancora oggi il santuario conserva una dimensione particolare, tra spiritualità e paesaggio montano. Uno dei percorsi più belli è l’anello che collega La Verna alla vetta del Monte Penna: un’escursione relativamente semplice, immersa in grandi faggete e abetine, con aperture panoramiche sulla Valtiberina e sul Casentino.

L’Eremo e il Monastero di Camaldoli rappresentano invece il cuore più contemplativo delle Foreste Casentinesi. Attorno agli edifici si sviluppa una rete di sentieri che attraversano faggete e abetine: per secoli i monaci camaldolesi hanno gestito questi boschi con criteri moderni, contribuendo alla loro conservazione. Molti itinerari sono accessibili anche ai camminatori meno esperti e permettono di alternare escursione e visita ai luoghi monastici, tra alberi monumentali, ruscelli e radure.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Tra Bagno di Romagna e il Monte Falterona

Sul versante romagnolo del parco, tra Bagno di Romagna, Premilcuore e le vallate più isolate del Bidente, gli itinerari assumono un carattere più selvaggio e meno monumentale. Un percorso interessante e meno conosciuto è il Sentiero del Partigiano Janosik, nella zona di Strabatenza, antico borgo quasi abbandonato sopra Santa Sofia. È un anello relativamente breve – circa 7 chilometri – che unisce natura e memoria storica seguendo i luoghi frequentati dai partigiani dell’VIII Brigata Garibaldi durante la Resistenza. Il percorso è segnato da una stella rossa e alterna passaggi nel bosco a tratti leggermente esposti, sempre però accessibili a chi ha un minimo di abitudine a camminare in montagna.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi

Più in alto, verso il confine tra Romagna e Toscana, si entra invece nel territorio del Monte Falterona. Qui il paesaggio cambia ancora: faggete, crinali aperti e ambienti d’alta quota caratterizzano escursioni più lunghe, collegate anche al vicino Monte Falco e alla Foresta della Lama.

Fonte: facebook.com/ParcoForesteCasentinesi