Non è il futuro ma già realtà: da diversi anni si discute di smart city, un concetto complesso che abbraccia molteplici ambiti. Recentemente, abbiamo assistito a un’evoluzione significativa di questa idea, passando da un concetto poco definito a qualcosa di concreto: le smart city sono città innovative che gestiscono le risorse in modo intelligente grazie a soluzioni digitali.

Le smart city sono oggi considerate entità tecnologiche e aperte, in cui i cittadini sono coinvolti attivamente nella loro creazione e sviluppo. Il paper Harnessing open data to create smart communities di OpenDataSoft offre una panoramica sullo stato attuale e sulle prospettive future delle smart city, affrontando diverse questioni e fornendo esempi concreti.

Cosa intendiamo per smart city

Attualmente il concetto di smart city si riferisce a una città moderna, inclusiva e aperta, che utilizza dati e tecnologia per ottimizzare i propri processi e rispondere alle necessità dei cittadini, gestendo le informazioni interconnesse per migliorare l’efficienza operativa e rispondere alle esigenze sociali, finanziarie e ambientali.

L’uso degli Open Data nelle smart city del futuro

Il paper di OpenDataSoft evidenzia l’importanza degli open data nello sviluppo di smart community e per i benefici che ne derivano: le smart city infatti possono sfruttare la tecnologia per integrare i dati e consentire così la creazione di servizi in grado di soddisfare le molte esigenze di cittadini, imprese e amministrazioni locali, ad esempio aumentando il numero delle colonnine di ricarica per promuovere l’uso dei veicoli elettrici rendendone più agevole l’uso.

Indipendentemente dalle dimensioni di una città, costruire una smart city richiede una piattaforma che sia in grado di analizzare tutti i dati raccolti: è l’unico modo per soddisfare le esigenze in termini di efficienza, innovazione e sostenibilità.

La tecnologia intelligente rende le città smart

La tecnologia intelligente inoltre contribuisce a creare benefici tangibili da più punti di vista: un esempio virtuoso in questo senso è il progetto Green Light di Google, che ha impiegato l’intelligenza artificiale per migliorare la fluidità del traffico e ridurre l’inquinamento. Sono proprio gli open data di Google Maps che hanno reso possibile questo risultato, grazie ai dati raccolti sulla struttura delle strade, sul traffico e sulla programmazione dei semafori.

Secondo la ricerca di OpenDataSoft, sensori, dati condivisi e monitoraggio contribuiscono significativamente a miglioramenti specifici, come la riduzione del consumo energetico negli edifici (anche costruendo i cosiddetti smart building), la decarbonizzazione, la gestione del traffico, l’ottimizzazione dei parcheggi, il miglioramento della qualità dell’aria e la gestione dei rifiuti, anche con il coinvolgimento diretto dei cittadini.

Smart city: le persone al centro per un futuro migliore

Le smart city infatti devono focalizzarsi sulle persone, incoraggiando lo sviluppo di comunità collaborative e aperte che si evolvono costantemente per soddisfare le esigenze dei residenti.

Questo approccio si inserisce in una cultura che valorizza l’innovazione e accoglie la diversità e l’inclusione, prestando attenzione a non alimentare la digital divide. Solo così sarà possibile raggiungere gli obiettivi della Global Stocktacke, frutto della Cop28 di Dubai, e dell’Agenda 2030.

Un esempio di smart city che ha coinvolto attivamente i propri cittadini è quello di Vancouver, che ha coinvolto ben 30.000 persone nella co-progettazione del piano d’azione per diventare la “Città più Verde del 2020“.

La ricerca di OpenDataSoft porta diversi case studies di città intelligenti, tra cui Ajmān negli Emirati Arabi e Jersey City negli Stati Uniti, che hanno sfruttato l’apertura dei dati per migliorare la vita dei propri cittadini, promuovendo una maggiore trasparenza e partecipazione: questi esempi dimostrano che la condivisione dei dati può contribuire attivamente alla creazione di comunità più efficienti, inclusive e sostenibili.