Sotto le strade di Torino, un gigantesco tunnel prende forma grazie a una macchina lunga quanto un campo da calcio. Il suo nome è Gaia, scava la futura Idropolitana della città ed è pronta a cambiare per sempre la gestione delle acque. 

La foto in apertura è emblematica: le due statue in piazza CLN a Torino che raccolgono nelle loro vasche l’acqua piovana che cade dal cielo. Negli ultimi anni, si sente sempre più spesso parlare di bombe d’acqua, a Torino come in tante altre zone dell’Italia. L’intensità degli eventi meteorologici estremi si alterna a periodi di totale assenza di precipitazioni e questo rende la capacità di assorbimento dei terreni presenti nell’area metropolitana decisamente minore. Succede quindi spesso che l’acqua non riesca ad essere assorbita dal collettore attuale della città per le acque reflue.

Torino, ingegneria super e idropolitana 

Da qui la necessità di avere un’infrastruttura pensata per gestire non solo l’ordinario, ma anche l’eccezionale, assorbendo picchi di portata che altrimenti finirebbero nei fiumi o nelle strade, con conseguenze ambientali ed economiche gravi. La soluzione che si sta costruendo è un piccolo capolavoro di ingegneria idraulica contemporanea: il nuovo collettore mediano di Torino, noto come Idropolitana, attualmente in costruzione da parte di SMAT (Società Metropolitana Acque Torino. Si tratta di un’infrastruttura imponente: 14 chilometri di lunghezza, 4 metri di diametro esterno e una profondità di circa 20 metri, con 53 pozzi di ispezione distribuiti lungo il tracciato.

Gestione delle acque di 21 comuni

Il momento in cui la talpa dell’idropolitana è stata calata nel tunnel dell’Arrivore (photo Genti Qafzezi)

Pensato come il raddoppio strategico del collettore attuale, il nuovo tunnel sarà in grado di trasportare le acque reflue di Torino e di venti comuni dell’area sud fino al depuratore di Castiglione Torinese. Ma il suo valore va oltre: l’Idropolitana sarà uno strumento chiave nella gestione degli eventi climatici estremi, sempre più frequenti, contribuendo a mitigare il loro impatto sulla città. Inoltre, permetterà di mettere temporaneamente “in asciutto” il collettore esistente, rendendo possibili eventuali lavori di manutenzione senza interrompere il servizio.

Gaia, talpa silenziosa ma rivoluzionaria

C’è un mondo che si muove sotto i piedi dei cittadini di Torino. A circa 20 metri di profondità, lontano dalla superficie trafficata, una gigantesca macchina da scavo – una Tunnel Boring Machine (TBM), avanza lentamente ma inesorabilmente nel sottosuolo cittadino per realizzare l’Idropolitana, piemontese.

La “talpa” meccanica, ribattezzata Gaia, dopo essere stata costruita e collaudata a Schwanau, nel distretto tedesco di Friburgo in Brisgovia, è stata smontata e spedita via mare dall’Olanda fino al porto di Genova. Da qui ha poi proseguito il viaggio su strada verso Torino, sua destinazione finale.

Gaia è stata quindi calata e assemblata nel gigantesco pozzo dell’Arrivore – un cilindro di 25 metri di diametro e profondo 22 – da cui a dicembre 2024 ha iniziato il suo viaggio sotterraneo per completare un’opera la cui prima parte, la sezione dal parco Colonnetti a piazzale Ceirano, è già stata realizzata. Ora mancano i 9.5 chilometri per raggiungere proprio piazzale Cairano dall’Arrivore.

Un piccolo treno in marcia per le acque cittadine

Il volto di “Gaia”, come è stata chiamata la macchina al lavoro per la realizzazione dei lavori (photo Genti Qafzezi)

Lunga circa 130 metri con i vari componenti, Gaia è una fabbrica in movimento. Mentre scava, contemporaneamente installa la struttura del tunnel, posizionando anelli di cemento e acciaio che formano il collettore. Alle sue spalle, un sistema di vagoni trasporta materiali e detriti, come un trenino industriale che non si ferma mai. L’avanzamento? Circa 30 metri al giorno. Un ritmo costante e preciso, fondamentale per garantire la sicurezza dell’opera.

Il futuro di Torino con l’Idropolitana

L’Idropolitana è un esempio perfetto di infrastruttura invisibile ma strategica. Nessuno la vedrà mai nei quattro anni in cui sarà all’opera, eppure il suo impatto sarà quotidiano: meno allagamenti, meno inquinamento, più sicurezza e qualità della vita. È un investimento nella sostenibilità urbana, nella prevenzione, nella cura del territorio. Quello che i torinesi dovranno invece affrontare, sarà qualche cantiere sparso per la città. Ad esempio nel caso del Parco del Valentino, è un’occasione per informarsi sulla natura dell’opera e sui benefici che porterà alla vita in città. Insomma, piccoli disagi temporanei per una scelta saggia e fondamentale in prospettiva.