Ogni 25 novembre il mondo si ferma per ricordare le vittime di violenza e ribadire l’urgenza di contrastare un fenomeno che continua a colpire in ogni contesto. Ecco perché è ancora fondamentale celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne nel 2025.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne si celebra oggi, 25 novembre 2025, con tantissimi eventi e iniziative in tutta Italia.

Istituita ufficialmente dall’ONU nel 1999, vuole essere più di una semplice ricorrenza simbolica: è un invito costante a riflettere su un problema strutturale e globale, che riguarda la violenza fisica, psicologica, economica e domestica.

Ricordare questa data significa anche interrogarsi sulle sue origini e sul motivo per cui è importante parlare di lotta contro la violenza di genere e supportare progetti per la sicurezza e l’autonomia delle donne.

Giornata contro la violenza sulle donne 2025: perché si celebra il 25 novembre

La scelta del 25 novembre è legata alla storia delle sorelle Mirabal – Patria, Maria Teresa e Minerva – attiviste della Repubblica Dominicana che si opposero al regime del dittatore Rafael Trujillo negli anni Quaranta e Cinquanta. Note come “mariposas”, cioè “farfalle”, la loro battaglia politica attirò l’attenzione internazionale sul clima di oppressione e sulla violenza esercitata anche per colpire le donne impegnate nello spazio pubblico.

Il 25 novembre 1960 le tre sorelle furono torturate e uccise dai sicari del regime. La loro morte, presentata come un incidente, suscitò indignazione immediata dentro e fuori il Paese, contribuendo a incrinare il potere di Trujillo, che cadde pochi mesi dopo. Da allora il loro nome è diventato un simbolo della resistenza contro ogni forma di violenza di genere.

Ogni 25 novembre prende inoltre avvio un periodo di 16 giorni di attivismo che si conclude il 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani.

I simboli della giornata: le scarpe rosse e le panchine rosse

Nel tempo, il rosso è diventato il colore della Giornata. Il simbolo più riconoscibile sono le scarpe rosse, legate all’opera dell’artista messicana Elina Chauvet, che nel 2009, a Ciudad Juárez – città segnata da un numero impressionante di femminicidi – espose 33 paia di scarpe rosse per ricordare le donne uccise, tra cui la sorella, vittima di violenza domestica.

Da quell’installazione è nato un linguaggio visivo che si è diffuso a livello internazionale. Le panchine rosse, oggi presenti in molte città, mantengono lo stesso significato: sono luoghi simbolici dedicati alla memoria, alla riflessione e alla denuncia della violenza domestica e di ogni forma di maltrattamento.

Ma le donne subiscono discriminazioni anche fuori dall’ambiente domestico. Sul luogo di lavoro, nell’ambiente sportivo e persino quando si parla di cambiamento climatico. Nonostante abbiano spesso abitudini più ecologiche, donne e ragazze sono le più colpite dalla crisi climatica. Eppure gli studi sul cambiamento climatico devono molto a una donna che fu dimenticata: Eunice Newton Foote. E questi sono solo alcuni esempi.

Perché è importante parlare di violenza di genere

Contrastare la violenza significa anche agire sulla prevenzione. Affrontare con bambini, bambine e adolescenti i temi del rispetto, delle emozioni e della parità permette di superare stereotipi e modelli relazionali che possono favorire comportamenti discriminatori. Un ambiente educativo accogliente, che incoraggi il dialogo e il riconoscimento delle proprie emozioni, aiuta a costruire relazioni più consapevoli e riduce il rischio che dinamiche violente trovino spazio.

Educare all’affettività e alle differenze di genere significa infatti anche parlare di stereotipi, di gestione delle emozioni – come la rabbia – e dei meccanismi che stanno alla base delle relazioni interpersonali. È un percorso che coinvolge famiglie, scuole e comunità, e che rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire la violenza di domani.