Domani, domenica 3 dicembre, si celebra la Giornata mondiale a sostegno della disabilità. Tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile c’è anche lo sviluppo di comunità e città sempre più inclusive.

Come ogni anno dal 1981, il 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità, proclamata dall’Onu per sensibilizzare sui diritti dei disabili, per una loro piena partecipazione alla vita delle comunità.

Il senso della Giornata mondiale a sostegno della disabilità

Dopo anni di impegno da parte delle Nazioni Unite, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità del 2006 ha rappresentato un importante passo avanti nella promozione dei diritti e del benessere delle persone con disabilità, sottolineando il principio dell’uguaglianza e la necessità di assicurare la partecipazione completa ed effettiva di queste persone in tutti gli aspetti della società, inclusi quelli politici, sociali, economici e culturali.

La Convenzione sollecita gli Stati a prendere misure per individuare e superare gli ostacoli che impediscono il rispetto di tali diritti fondamentali. In particolare, l’articolo 9 della Convenzione, focalizzato sull’accessibilità, sottolinea l’importanza di creare condizioni che consentano alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente e di partecipare attivamente a ogni aspetto della vita e dello sviluppo.

Parallelamente, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile si basa sul principio che nessuno debba essere lasciato indietro, includendo esplicitamente le persone con disabilità. L’Agenda si propone di rafforzare i servizi sanitari nazionali e migliorare le infrastrutture che facilitano l’accesso effettivo ai servizi per tutte le persone. Sensibilizzare l’opinione pubblica per favorire l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità potrebbe accelerare significativamente il cammino verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile.

Il ruolo delle smart cities nelle pratiche di inclusione

Con l’evolversi delle città verso una maggiore digitalizzazione, si aprono nuove e crescenti opportunità per garantire alle persone con disabilità un accesso agevole ai servizi pubblici, ai trasporti e ad altre risorse urbane. Le smart cities sono progettate per essere inclusive e accessibili, sia nei servizi di mobilità che nella promozione di una maggiore indipendenza e qualità di vita per coloro che vivono con disabilità. Ad esempio, con l’impiego della tecnologia IoT (Internet of Things) per rendere strade, edifici e spazi pubblici più accessibili. Grazie all’utilizzo di sensori e telecamere, è possibile individuare ostacoli e fornire segnalazioni audio e visive per guidare in modo sicuro le persone con disabilità.
A ciò si aggiungono soluzioni di diverso tipo per favorire la guida con disabilità, come agevolazioni fiscali per l’acquisto di auto o lo sviluppo della mano bionica.

Inoltre, le città stanno sfruttando la tecnologia per semplificare l’accesso ai servizi pubblici per le persone con disabilità. Lo fanno attraverso lo sviluppo di app che forniscono informazioni in tempo reale sui trasporti pubblici e avvisano tempestivamente su eventuali interruzioni nei servizi. In aggiunta, molte città in tutto il mondo stanno adottando l’intelligenza artificiale per offrire servizi personalizzati, pensati appositamente per soddisfare le esigenze specifiche delle persone con disabilità.

Attenzione Italia: la digitalizzazione non è la risposta a tutto

Benché anche in Italia le principali città stiano evolvendo verso una prospettiva e una struttura sempre più smart e tecnologicamente avanzata, nel nostro paese c’è ancora molto da fare, in tanti ambiti. Basti pensare che le scuole accessibili agli studenti con disabilità motoria sono il 36% (in pratica 1 su 3), e solo l’1,5% quelle accessibili agli studenti con cecità o ipovisione.

Non stupisce dunque che uno studio condotto da Class CNBC lo scorso agosto e che ha coinvolto circa 4 mila persone con disabilità motorie per fare una graduatoria delle 10 metropoli più accessibili del mondo non mostri nemmeno una città italiana in classifica. Se l’estremo Oriente domina il podio con il primo posto di Singapore, il secondo di Shangai e il terzo di Tokyo, tra le capitali europee ci sono Amsterdam, Parigi e Londra. Sono queste le tre città ad aver fatto meglio delle altre nell’eliminare le barriere architettoniche nel vecchio continente.