Il 21 febbraio si celebra la Giornata Nazionale del Braille ed è l’occasione giusta per parlare di disabilità e inclusività negli spazi cittadini per farli diventare sempre di più luoghi da vivere e da amare.

La tecnologia, l’orientamento al benessere del cittadino e il diverso approccio alla concezione della città del futuro sono elementi che guidano verso uno sviluppo in grado di accogliere le differenti necessità e di integrarle nella quotidianità della vita cittadina, per creare nuovi spazi di inclusione.

La Giornata Nazionale del Braille

La Giornata Mondiale del Braille, o World Braille Day, è stata istituita dall’ONU nel 2019 per il 4 gennaio, in ricordo della data di nascita di Louis Braille, inventore del sistema di scrittura e lettura per persone non vedenti che ha permesso loro l’accesso a molte informazioni, consentendone lo formazione, lo sviluppo e l’indipendenza.

In Italia, invece, la Giornata Nazionale del Braille si celebra il 21 febbraio ed è stata istituita con la legge n.126 del 3 agosto 2007.

In questa data si celebra anche la Giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica promossa dall’UNESCO, affinché le persone con disabilità visive, e non solo, possano accedere all’immenso patrimonio culturale nazionale e mondiale.

La storia del Braille

L’inventore del sistema che ha poi preso il suo nome è stato Louis Braille, nato appunto il 4 gennaio 1809, che intorno alla prima metà del XIX secolo inventò e perfezionò questo innovativo modello.

Diventato cieco per un incidente a tre anni, entrò all’età di dieci nell’Istituto dei Ciechi di Parigi, una delle prime strutture al mondo in grado di preparare le persone non vedenti a sviluppare delle abilità pratiche per la loro indipendenza.

Il sistema utilizzato all’epoca per imparare a leggere era il metodo Haüy: le lettere erano stampate in rilievo sulla carta e le persone scorrevano le dita per riconoscerle. Questo metodo però non insegnava a scrivere.

L’incontro con la “scrittura notturna”

Intanto, Charles Barbier de La Serre, un ex capitano dell’Armata francese, aveva ideato un sistema da utilizzare sul campo di battaglia chiamato “scrittura notturna” che consentiva ai soldati di comunicare anche al buio e che si basava su un sistema di dodici punti in rilievo che, combinati tra loro, traducevano la parola e le consentivano di essere trasmessa attraverso i suoni.

Quando il sistema fu presentato nel 1821 agli allievi dell’Istituto, Louis Braille intuì subito la potenzialità di questo metodo e si applicò con costanza introducendo i punti in rilievo al posto delle lettere, usate fino a quel momento.

Aveva sviluppato così un sistema di scrittura semplice per persone non vedenti che da allora non ha subito mutamenti: si tratta di sei punti collocati, secondo una posizione precisa, in uno spazio rettangolare che corrisponde circa alla grandezza del polpastrello del dito indice.

Così, attraverso il dito si percepisce la posizione dei punti e si comprende di quale simbolo si tratta tra lettere, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, musicali, etc.

Infatti, sulla base di questo sistema si sono sviluppati anche il metodo per la matematica, il Nemeth Braille, e quello per la musica, Codice musicale Braille.

Il governo francese approvò il sistema Braille nel 1854, due anni dopo la morte del suo inventore, e nel 1858 lo propose al Congresso Mondiale per i Ciechi come metodo universale di riferimento per la lettura e la scrittura.

Il Braille Neue

Negli ultimi anni il Braille ha subito un ulteriore e importante sviluppo grazie al designer giapponese Kosuke Takahashi, inventore del Braille Neue, un vero e proprio font, un insieme di caratteri tipografici, che integra il sistema classico di puntini con la forma delle lettere tradizionali.

Realizzato in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokio del 2020, posticipati poi al 2021, il suo ideatore voleva proporre un metodo per una comunicazione universalmente accessibile che fosse facile da imparare e da utilizzare.

Questo font esiste in due versioni differenti: “Braille Neue Standard” per i caratteri occidentali e “Braille Neue Outline” per gli ideogrammi giapponesi.

Entrambe possono essere integrate nella segnaletica e nei pannelli informativi dei luoghi pubblici per consentire la comprensione delle informazioni a persone con disabilità visive.

Questo font può essere anche sovrapposto alla segnaletica già esistente senza bisogno necessariamente di cambiarla.

La città accessibile e inclusiva

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al mondo sono presenti circa 1.3 miliardi di persone con problemi visivi, delle quali circa 36 milioni presentano una cecità totale.

L’utilizzo del metodo Braille consente quindi all’individuo un’integrazione molto importante nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale.

Il superamento delle barriere architettoniche, digitali e sociali è un tema al centro di ampi dibattiti che ha già comportato dei miglioramenti e dei cambiamenti profondi nella progettazione delle città del futuro. Partendo dalla mobilità pubblica con la maggiore attenzione all’inclusività nella pianificazione urbana e all’accessibilità nei trasporti pubblici, fino alla mobilità privata con agevolazioni per le persone con disabilità e lo sviluppo di nuove tecnologie.

Proprio le nuove tecnologie possono infatti offrire uno strumento veloce e comodo per l’accesso ai servizi utili per la mobilità, consentendo un risparmio di tempo e di risorse.

I nuovi modelli di città, poi, come le città intergenerazionali, i progetti dedicati agli anziani, e lo sport urbanism, si sviluppano proprio dall’ascolto dei bisogni dei cittadini e delle loro reali necessità, attraverso anche l’analisi dei dati raccolti grazie all’intelligenza artificiale e all’Internet of Things, che rendono le città sempre più smart.

Occorre, allora, una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni, associazioni, cittadini e aziende per sviluppare insieme città più accessibili e inclusive, che possano essere vissute pienamente, grazie anche ai sistemi tecnologici di supporto alle attività quotidiane delle persone più fragili e con disabilità.