Negli ultimi tempi potrebbe esserti capitato di cercare una via su Internet e di non ricevere Google Maps come primo risultato. Ecco il motivo.

Di strumenti che facilitano i viaggi ce ne sono tantissimi: dalle app per organizzare una vacanza sostenibile a quelle che aiutano durante la guida, fino alle app di servizi di mobilità. Tra le più comuni e apprezzate c’è certamente Google Maps.

Tuttavia, se recentemente hai cercato un indirizzo o delle indicazioni stradali facendo una ricerca direttamente da Google, ti potrebbe essere capitato di vedere che Google Maps non è sempre il primo risultato, come invece accadeva fino a poco tempo fa.

Il recente ostacolo nell’accessibilità a Google Maps è il risultato diretto di nuove regolamentazioni europee, che stanno avendo e avranno un forte impatto anche su una vasta gamma di altri servizi digitali. Questo scenario emerge a seguito di adeguamenti critici apportati al funzionamento del motore di ricerca di Google, necessari per allinearsi ai nuovi requisiti.

Google Maps “sparisce” con il nuovo regolamento UE che limita l’autopromozione dei colossi tech

Con l’entrata in vigore del Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea il 6 marzo, c’è è stata una spinta significativa verso la regolamentazione delle piattaforme definite come gatekeeper, tra cui spicca Google, o meglio Alphabet, insieme ad altri colossi come Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft.

Il DMA si propone di limitare la capacità dei giganti tecnologici di promuovere indebitamente i propri servizi a discapito della concorrenza. Le piattaforme digitali designate come gatekeeper devono dunque aderire a criteri specifici basati su fatturato, valutazione di mercato e dimensione della base utenti, per evitare di infrangere i diritti dei consumatori nello spazio digitale.

Le modifiche implementate nel motore di ricerca di Google sono una risposta diretta alle esigenze poste da queste nuove regolamentazioni e incidono profondamente sulla visibilità di servizi come Google Maps.

Le disposizioni più significative del regolamento

Il DMA delinea con precisione sia i criteri necessari per identificare un gatekeeper sia gli obblighi che questi ultimi devono soddisfare. Tra le disposizioni più significative del regolamento vanno menzionati:

  • l’obbligo per i servizi di messaggistica di supportare l’interoperabilità, consentendo agli utenti una maggiore libertà di scelta nella comunicazione attraverso diverse piattaforme;
  • il fatto che i gatekeeper siano tenuti a garantire agli sviluppatori di applicazioni un accesso equo alle funzionalità degli smartphone e a consentire ai venditori di accedere ai propri dati di marketing sulle piattaforme online;
  • il divieto di pratiche quali la pre-installazione forzata di applicazioni e l’imposizione di servizi specifici per apparire negli app store.

In caso di non conformità, le sanzioni previste dal DMA sono severe, con multe che possono raggiungere fino al 10% del fatturato globale dell’azienda, percentuale che può salire fino al 20% in caso di reiterazione delle violazioni.

Non solo Google Maps

Nel caso specifico di Alphabet, che offre un’ampia varietà di servizi online inclusi Google Play, Google Maps, Google Search e YouTube, le implicazioni del DMA si traducono in una serie di sfide significative. L’azienda ha dovuto intraprendere misure per disaccoppiare i propri servizi e migliorare la visibilità dei concorrenti.
Oltre alla minore visibilità di Google Maps, un altro esempio lampante di questo cambiamento è riscontrabile nel browser Chrome, dove Google non è più impostato come motore di ricerca predefinito.