L’intelligenza artificiale progredisce e il settore automobilistico tiene il passo. Le auto a guida autonoma si fanno sempre più strada nello scenario mondiale, ma non tutto convince ancora, soprattutto nell’ambito della sicurezza. In questo articolo illustriamo a che punto siamo arrivati con le auto a guida autonoma nel 2024, quali sono le incognite e le normative che regolano la loro commercializzazione e cosa ci aspetta nel prossimo futuro.

Da diversi anni, anche in Italia, si stanno diffondendo veicoli a guida autonoma, conosciuti come self-driving cars o AV (Autonomous Vehicles). La pionieristica Tesla di Elon Musk ha segnato un punto di svolta in questo settore, e brand prestigiosi come Mercedes-Benz, Volkswagen e BMW hanno rapidamente adottato la tendenza.
Però, nonostante i continui progressi nel settore dell’intelligenza artificiale nell’ambito della guida autonoma, non tutto convince ancora. In questo contesto, la Society of Automotive Engineers (SAE), l’entità più autorevole di standardizzazione nel campo automobilistico mondiale, ha definito sei livelli di autonomia di un veicolo a guida autonoma, che vanno da 0 a 5. Ma cosa significa, nel dettaglio, “guida autonoma” e cosa comportano i sei livelli di autonomia? Lo vediamo subito di seguito.

La differenza tra guida autonoma e guida assistita

I veicoli a guida autonoma sono in grado di circolare autonomamente (senza quindi il bisogno di un conducente) oppure tramite supervisione umana (che apporta, cioè, un intervento umano limitato in alcune situazioni di guida).
Tali veicoli sono realizzati con sistemi automatizzati di pilotaggio, telecamere, LiDAR (Light Detection and Ranging) e sensori, che segnalano eventuali ostacoli e inviano al veicolo i giusti comandi per continuare il tragitto in sicurezza. Dal momento, però, che non esistono ancora normative adeguate in merito alle auto a guida completamente autonoma (si parla, infatti, di sfida culturale della guida autonoma, prima che di sfida tecnologica), oggi possiamo maggiormente parlare di “veicoli a guida assistita”, cioè quelli che sfruttano i sistemi ADAS: il controllo rimane in mano al conducente, mentre il veicolo prende solo alcune decisioni in autonomia. Non siamo ancora arrivati, quindi, al punto di vedere circolare su strada una vera self-driving car per alcune questioni, in primis quelle relative alla sicurezza.

I livelli di automazione SAE per le auto a guida autonoma

Come dicevamo, la classificazione SAE dei livelli di guida autonoma è composta da sei categorie che vanno dal livello 0 al livello 5. Tali livelli si basano sulle caratteristiche automatizzate possedute da un veicolo, dove 0 indica l’assenza di automazioni e 5 l’automazione totale.

Livello 0: nessuna automazione

Il Livello 0 è utilizzato dagli esperti del settore per indicare veicoli privi di qualsiasi forma di automazione alla guida (in poche parole, è un livello che all’atto pratico non esiste). In questo livello si includono tutte le auto tradizionali in cui il guidatore detiene la completa responsabilità per tutte le funzioni del veicolo: accelerazione, parcheggio, frenata e via dicendo.

Livello 1: assistenza alla guida

Il primo stadio dell’automazione, noto come livello 1, indica veicoli dotati di funzioni di assistenza per lo sterzo, la frenata e l’accelerazione (come il Cruise Control Adattivo, il City Safety e il riconoscimento di segnali stradali), ma non prendono il controllo completo del veicolo. In questa categoria, il conducente è l’unico a gestire il veicolo e deve essere pronto a intervenire manualmente in ogni situazione. Queste tecnologie permettono di mantenere un intervallo di sicurezza dal veicolo davanti, restare nella propria corsia, frenare in situazioni d’emergenza e gestire la velocità senza necessità di azioni dirette da parte del conducente, che comunque deve mantenere le mani sul volante.

Livello 2: automazione parziale

Al livello 2 di automazione, l’automobile beneficia del supporto dell’intelligenza artificiale. In aggiunta alle funzioni e ai dispositivi del livello precedente, è anche in grado di avviarsi autonomamente, decidere quando aumentare o ridurre la velocità, effettuare sorpassi se necessario e muoversi con agilità in condizioni di traffico, fermo restando che il guidatore rimanga sempre attento e vigile. Inoltre un veicolo di livello 2 SAE ha la capacità di parcheggiare autonomamente, indipendentemente dalla presenza di un conducente a bordo.
Un esempio di auto livello 2 è la Summon di Tesla: si parcheggia autonomamente attraverso un’app, ma può anche uscire dal parcheggio guidata tramite smartphone, senza la necessità di intervento umano all’interno del veicolo. Attualmente, il livello di tecnologia adottata nei veicoli (e accettata dalle normative) a livello globale si ferma a questo stadio: le automobili di livello 2 SAE possono essere utilizzate senza restrizioni in tutto il mondo.

Livello 3: automazione controllata

Dal punto di vista tecnologico, il passaggio dal secondo al terzo livello di guida autonoma rappresenta una sfida cruciale. Sebbene la vettura non sia ancora in grado di gestire in modo indipendente il caos del traffico urbano, da questo livello in avanti può assumere il controllo della guida in circostanze specifiche (ad esempio in autostrada o durante le manovre di parcheggio).
In questo caso il guidatore, pur essendo fisicamente presente, può assumere un ruolo di passeggero, diminuendo il grado di attenzione ma stando sempre pronto a riacquisire prontamente il comando del veicolo. L’intelligenza artificiale implementata nell’auto da questo stadio in poi raggiunge una maggiore complessità, dal momento che è in grado di prendere “decisioni” senza necessità di input diretto da parte del conducente. Le case automobilistiche che stanno lavorando da tempo sul perfezionamento di veicoli livello 3 sono BMW e Volkswagen, anche se, per ora, non è prevista la diffusione di tali tipologie di veicoli nel breve termine.

Livello 4: alta automazione

Il quarto livello di automazione rappresenta una tappa significativa verso la guida completamente autonoma. In condizioni meteo favorevoli, il guidatore può concedersi di leggere un giornale durante il tragitto al lavoro, affidando alla vettura la responsabilità della guida.
Questo livello implica un’automazione avanzata che gestisce situazioni di traffico (anche complesse) senza necessitare di intervento umano: la vettura è progettata per operare in modo indipendente e arrestarsi in caso di malfunzionamento. Grazie a una vasta gamma di telecamere, sensori e altri dispositivi, è infatti capace di percepire e osservare l’ambiente circostante, ma la presenza del conducente rimane necessaria (soprattutto in circostanze particolari, come in caso di condizioni meteorologiche avverse che potrebbero interferire con i sensori).
Il conducente ha la libertà di assumere il controllo del veicolo o di lasciare che sia la vettura a guidare, a seconda di ciò che preferisce, perché il sistema è in grado di gestire situazioni di emergenza e traffico intenso senza problemi. Anche quando il conducente è al volante, il sistema informatico continua a monitorare l’andamento della guida, regolando frenate, accelerazioni e direzioni per prevenire manovre rischiose.
Mentre questo livello richiede ancora la presenza del conducente, vedremo che nel successivo la vettura sarà invece completamente autonoma, diventando a tutti gli effetti una self-driving car.

Livello 5: automazione totale

Un’auto di livello 5 non dispone delle tecnologie a cui siamo tutti abituati oggi: non ha il volante, non ha i pedali e non serve nemmeno la patente perché con una self-driving car la nostra abilità di guida diventerà superflua. Questi veicoli, oltre a muoversi con agilità in contesti urbani densi, spazi ristretti e parcheggi intricati, utilizzano una scansione dell’ambiente circostante in tempo reale, simile a quella dei rover spaziali inviati su Marte e sulla Luna. Così facendo, aggiornano costantemente la mappatura del terreno, potendosi permettere di transitare in percorsi non ancora censiti o affrontare terreni accidentati. Queste vetture autonome saranno capaci di determinare la rotta migliore, adattando velocità, frenata e direzione a qualsiasi situazione, gestendo le varie complessità senza bisogno dell’intervento umano (che sarà necessario solo per impostare la meta desiderata).
La figura del conducente, quindi, scomparirà, lasciando spazio a tutti come semplici passeggeri. Un esempio di auto livello 5? Tesla ha annunciato il lancio, previsto per il prossimo 8 agosto, del suo primo robotaxi completamente autonomo, anche se (come immaginabile) non mancano i dubbi sulla sicurezza.

La situazione in Italia ed Europa

Al giorno d’oggi, l’Italia autorizza solo la certificazione dei veicoli fino al livello SAE 2 (Decreto Smart Road del 28 febbraio 2018), che prevede una guida collaborativa e non autonoma. In questo contesto, la responsabilità degli incidenti rimane esclusivamente del guidatore. I progressi nel settore automobilistico si stanno comunque indirizzando verso il livello 3, mentre il raggiungimento del livello 5, che implica una guida completamente autonoma, è considerato un obiettivo ancora distante, presumibilmente realizzabile tra un decennio o più. Questo perché la transizione verso una guida del genere richiederà significative modifiche:

  • a livello infrastrutturale sarà necessario introdurre le “smart roads” (le strade intelligenti), che interagiranno con i veicoli attraverso materiali speciali come vernici fotosensibili o termosensibili, sostituendo l’illuminazione tradizionale e i segnali stradali con soluzioni innovative;
  • a livello di educazione sarà necessaria una preparazione adeguata della società alle nuove vetture autonome;
  • a livello di traffico sarà necessario implementare nuove e più aggiornate normative. 

Per quanto riguarda lo scenario europeo, gli Stati membri hanno ratificato l’articolo 34 bis della Convenzione di Vienna (del 14/07/2022), consentendo la circolazione dei veicoli autonomi. Ma la strada verso l’effettiva implementazione di queste auto è solo in fase iniziale, poiché ciascun Paese dovrà conformare la propria legislazione alle direttive comunitarie, tenendo conto delle specificità nazionali.

La guida autonoma nel futuro

Sebbene i vantaggi dei veicoli autonomi siano notevoli (pensate all’assistenza per il trasporto di anziani e persone con disabilità, oppure al miglioramento dell’impatto ambientale attraverso l’ottimizzazione della guida e la riduzione del traffico e dei consumi energetici), è ancora una sfida capire come regolamentare le leggi in caso di incidenti.
La responsabilità potrebbe ricadere sul sistema informatico, sullo sviluppatore del software o sulla casa automobilistica, soprattutto nei veicoli di Livello 3 o superiore.
Il Dipartimento dei trasporti britannico è ottimista riguardo alla prossima introduzione di veicoli a guida autonoma, ma solo dopo aver risolto queste e altre questioni cruciali. È essenziale stabilire, infatti, una normativa chiara che differenzi la guida assistita da quella autonoma e che determini le responsabilità in caso di incidente, oltre a definire gli obblighi di un conducente che non guida, come ad esempio i limiti di alcol nel sangue.

Le incognite della guida autonoma

Alcuni esperti ritengono che presupporre la capacità delle auto autonome di superare ogni sfida basandosi sull’”esperienza accumulata sul campo” sia un’assunzione troppo ottimistica. Nel contesto del traffico urbano, come possiamo tutti ben immaginare, le incertezze sono così numerose che l’intelligenza artificiale fa ancora fatica a identificare schemi prevedibili.
Ad esempio, è difficile prevedere se un pedone improvvisamente apparso dietro a un tram lascerà passare un veicolo in arrivo o cercherà di attraversare, o se un motorino che sembra intenzionato a tagliare la strada cambierà direzione all’ultimo momento. Il mondo reale è troppo variabile e imprevedibile per poter anticipare ogni situazione, e la creazione di un’auto autonoma in grado di gestire tali sfide rimane ancora un enigma. Anche i conducenti, che gestiscono queste sfide basandosi sull’esperienza e sul buon senso commettono errori, talvolta gravi. Gli algoritmi di apprendimento profondo, pur avendo accesso a dati statistici, si dimostrano efficaci solo in contesti molto controllati, come gli aeroporti o le autostrade, ma non sono adeguati per le strade urbane caotiche.
Markus Rothoff, Solution Manager di Volvo, ha affermato che la tecnologia attuale non può ancora gestire la casualità del comportamento umano.

I veicoli autonomi viaggeranno su strada dal 2035

Un’indagine dettagliata effettuata da GlobalData nel 2022 ha rivelato che l’evoluzione verso veicoli completamente autonomi, di livello 5, non avverrà prima del 2035. La società afferma infatti che “si prevede un ritardo nell’introduzione di queste tecnologie avanzate nei prossimi anni. Nonostante le imprese che hanno investito massicciamente in questa tecnologia continueranno a promuovere la sua commercializzazione, sarà solo dopo il 2035 che vedremo un impiego sostanziale di veicoli completamente autonomi“. Un’ulteriore previsione riguarda i veicoli autonomi di livello 3, che presumibilmente diventeranno disponibili entro la metà del decennio corrente, seguiti rapidamente da quelli di livello 4.
Per concludere, con tutti questi dati alla mano, non ci risulta difficile capire che la realizzazione di auto completamente autonome rimane un obiettivo distante, ma non irraggiungibile. Il 2035 potrebbe rappresentare il punto di svolta per l’introduzione su larga scala di vetture di livello 5, mentre è auspicabile che le versioni di livello 3 e 4 si diffondano prima di quella data. Questo si può desumere (per ora, a bassa voce) anche dal fatto che la normativa europea ha compiuto significativi progressi in materia di guida autonoma, ma ora dovranno essere gli stati membri ad adeguare le proprie leggi alle direttive dell’UE e procedere concretamente verso una maggiore autonomia dei veicoli.