Dal raro pino loricato del Pollino alle orchidee selvatiche degli Appennini, passando per le stazioni alpine della Valle Pesio: gli itinerari più immersivi dove camminare tra alcune delle specie vegetali più straordinarie d’Italia e visitare dei veri e propri rifugi climatici, luoghi freschi dove combattere i picchi di calore di questa stagione. 

L’interpretazione comune del suo nome latino è  ‘spaccasassi fiorita’, ma l’abilità di crescere tra fessure e rocce della Saxifraga florulenta non è la caratteristica più sorprendente di questa pianta d’alta quota: la sua vera abilità è l’attesa. La piccola rosetta di foglie rimane aggrappata testardamente alla pietra per decenni, trascorrendo indomita la sua esistenza di cuscino verde in condizioni estreme, tra inverni lunghi e gelidi, forti irraggiamenti solari estivi, poca acqua e ancora meno terra. Vive e attende per  trenta, quaranta, a volte persino cinquant’anni. Poi, all’improvviso, innalza uno stelo alto fino a 60 centimetri e lo ricopre di una miriade di fiorellini rosa a forma di calice. È il suo debutto e il suo atto unico sul palcoscenico delle Alpi affacciato a 3.000 metri s.l.m. La sua fioritura dura poche settimane. E, dopo aver affidato i semi al vento, semplicemente, muore.

Negli stessi ambienti ostili, alla caducità senza appello della sassifraga risponde la pervicace longevità del pino loricato. Alto fino a 30 metri, questo antico abitante del Pollino cresce tra Basilicata e Calabria, e ha attraversato glaciazioni, tempeste e secoli di stravolgimenti  climatici, senza mai abbandonare le creste rocciose che domina da secoli. Di più: alcuni esemplari hanno superato i mille anni di età e affondano le loro radici in un’epoca in cui in Europa si costruivano ancora le grandi cattedrali medievali. La sua corteccia, suddivisa in placche grigio-argentee che ricordano le antiche armature romane, le loriche, gli ha dato il nome con cui è conosciuto oggi. Osservarne certi esemplari significa trovarsi davanti a esseri viventi che erano già al loro posto quando la Basilica di San Francesco ad Assisi era ancora un cantiere, mancava un quarto di secolo alla nascita di Marco Polo e gli stendardi di Federico II di Svevia sventolavano su e giù lungo le strade del Regno di Sicilia.

Uno splendido esemplare di Fritillaria tubaeformis sui prati delle Stazioni botaniche alpine della Valle Pesio, in Piemonte.

La natura è piena di meraviglie botaniche. Per ammirarle non occorre visitare serre private o orti specializzati: basta imboccare i sentieri giusti. Tra Alpi e Appennini si snodano percorsi che attraversano alcuni degli habitat più ricchi e sorprendenti d’Italia, tra fioriture rare, specie endemiche, alberi monumentali e paesaggi vegetali che cambiano volto con il susseguirsi delle stagioni. Ecco alcuni degli itinerari di hiking botanico più affascinanti del Paese.

Cascata di Zompo lo Schioppo (Abruzzo)

La cascata di Zompo lo Schioppo.

Camminando negli ambienti umidi ai piedi della Cascata di Zompo lo Schioppo è possibile osservare alcune delle espressioni più sorprendenti della flora appenninica centrale. Il percorso si snoda attraverso boschi, prati, radure e zone umide, e riserva non poche sorprese. Tra le orchidee selvatiche dai colori sgargianti, si mescola infatti la presenza stupefacente delle Pinguicula, dette anche “Erba unta”. Si tratta di minuscole piante carnivore che catturano gli insetti grazie a foglie ricoperte da una sostanza vischiosa e trasparente, simile a una rugiada appiccicosa. Quando l’insetto si posa sulla foglia rimane incollato. La pianta  inizia quindi a secernere degli enzimi digestivi che le consentono di assorbire dalla malcapitata preda azoto e altri nutrienti necessari alla sopravvivenza. Il contrasto tra le delicate fioriture delle orchidee e l’ingegnosa strategia di caccia della Pinguicula è decisamente forte, e rende questa parte degli Ernici imperdibile per gli appassionati di botanica.

La piccola pianta carnivora Pinguicola produce anche un fiore viola di bell’effetto.

Giardino della flora appenninica di Capracotta (Molise)

L’Orchis italica è detta anche ‘orchidea dell’uomo nudo’ per la buffa forma antropomorfa dei suoi petali.

Camminando oltre i 1.500 metri slm, il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta regala un’occasione unica nel suo genere: osservare in poche ore un patrimonio vegetale che in natura è distribuito lungo centinaia di chilometri di montagne. Le sue collezioni naturali, infatti, dispongono di circa 300 specie spontanee ed endemiche dell’Appennino, molte delle quali normalmente visibili solo dopo lunghe e faticose escursioni in quota. Due esempi tra tutti sono l’Adonis distorta, una rarissima specie dai grandi fiori chiari che cresce sui ghiaioni d’altitudine, e l’Iris marsica, dai vistosi petali viola vellutati, presente soltanto in una ristretta area dell’Appennino centrale. Il giardino rappresenta una sorta di atlante vivente della flora appenninica, ideale per comprendere la straordinaria varietà botanica della dorsale montuosa italiana.

Parco Nazionale del Pollino (Basilicata / Calabria)

Il pino loricato può vivere fino a oltre mille anni.

Con i suoi quasi 193.000 ettari, il Pollino è il più grande parco nazionale d’Italia e uno dei territori più ricchi di biodiversità dell’intero Appennino. Tra la primavera e l’inizio dell’estate, prati, radure e pascoli d’altura si trasformano in un paradiso per gli appassionati di orchidee selvatiche. Tra le specie più affascinanti spicca l’Ophrys apifera, i cui fiori imitano sorprendentemente l’aspetto di un’ape per attirare gli impollinatori, mentre l’Orchis italica, nota anche come “orchidea dell’uomo nudo”, deve il suo nome alla curiosa forma dei petali che ricorda una figura umana in miniatura. Non meno spettacolare è l’orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina), che colora i prati montani con fioriture gialle o porpora. Accanto a queste meraviglie botaniche trovano spazio genziane, narcisi e campanule che, insieme al pino loricato, rendono quest’area verde una delle destinazioni più interessanti d’Italia per osservare la flora spontanea.

I colori della Ophrys apifera sono uno strategemma della natura per attirare impollinatori.

Le Stazioni botaniche alpine della Valle Pesio (Piemonte)

Ai piedi del massiccio del Marguareis, una rete di sentieri conduce alle storiche Stazioni botaniche alpine, uno dei luoghi più ricchi di biodiversità delle Alpi Marittime. Le stazioni Clarence Bicknell e Danilo Re riproducono attraverso 56 aiuole organizzate per ambienti le condizioni naturali di oltre 500 specie vegetali spontanee, 93 delle quali considerate rarissime per il Piemonte o per le Alpi Liguri e Marittime. Tra queste figurano la nostra amica Saxifraga florulenta di cui si parlava in apertura, capace di attendere decenni prima di fiorire, e la Fritillaria tubaeformis, che in tarda primavera punteggia prati e pascoli d’altitudine con i suoi caratteristici fiori viola a forma di campanella.
Tra la primavera inoltrata e l’estate, le fioriture trasformano questi versanti montani in uno dei più affascinanti laboratori botanici a cielo aperto d’Italia, regalando un respiro profondo a contatto con la natura.

La Saxifraga florulenta a inizio fioritura.