Tornano gli incentivi auto nel 2026? A livello europeo si discute di nuovi bonus per le elettriche, ma solo per veicoli “Made in Europe”.

Negli ultimi mesi si è tornati a parlare con insistenza di incentivi auto in Europa. Dopo il boom del “click day” a fine 2025, quando i fondi disponibili per gli ecobonus sono stati esauriti in poche ore, sono stati annunciati diversi interventi legati alla mobilità sostenibile, tra cui bonus per colonnine, retrofit a gas e quadricicli. Parallelamente, a livello europeo si discute di nuovi incentivi a chi acquista una microcar elettrica “Made in UE”.

La Commissione Europea ha presentato la proposta dell’Industrial Accelerator Act, un regolamento pensato per rafforzare l’autonomia industriale del continente e sostenere la domanda di tecnologie a basso impatto ambientale prodotte in Europa. Tra gli obiettivi indicati c’è anche quello di aumentare il peso dell’industria manifatturiera europea, portandolo dal 14,3% del PIL registrato nel 2024 fino al 20% entro il 2035.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio gli incentivi. Secondo la proposta, l’accesso a bonus, sussidi e programmi pubblici sarà infatti legato alla provenienza dei componenti e alla produzione dei veicoli all’interno dell’Unione.

Incentivi auto 2026: solo per veicoli “Made in Europe”?

I futuri bonus per l’acquisto di veicoli a basse emissioni potrebbero essere riservati ai modelli che rispettano determinati criteri di origine. Le nuove regole non riguarderebbero esclusivamente le auto esclusivamente a ricarica elettrica, ma anche ibride plug-in e veicoli a celle di combustibile.

Tutto questo serve a sostenere la transizione ecologica verso la mobilità a basse emissioni e, allo stesso tempo, rilanciare la filiera industriale europea dell’automotive, riducendo la dipendenza da fornitori extraeuropei.

Cosa si intende per “Made in Europe”

Per essere considerato di origine europea, un veicolo dovrà rispettare alcune condizioni precise legate alla produzione e alla provenienza dei componenti.

Tra i criteri principali indicati nella proposta:

  • l’assemblaggio finale del veicolo deve avvenire all’interno dell’Unione Europea;
  • il rapporto tra il prezzo dei componenti prodotti nell’Unione Europea (esclusa la batteria) e il prezzo totale di tutti i componenti del veicolo deve essere pari o superiore al 70%;
  • almeno il 50% dei componenti del motore elettrico e dei sistemi tecnologici avanzati, come sensori, radar, centraline elettroniche o sistemi di infotainment, deve essere prodotto nell’UE;
  • la batteria deve includere almeno tre componenti principali di origine europea, tra cui le celle, e almeno cinque componenti specifici legati a catodo e anodo, compresi il materiale attivo del catodo e il sistema di gestione della batteria (BMS).

La Commissione ha inoltre chiarito che potranno essere considerati di origine europea anche i componenti provenienti da Paesi con cui l’Unione ha accordi di libero scambio o unione doganale.

Incentivi per rilanciare l’automotive europeo

Oltre ai criteri sulla provenienza dei componenti, la proposta introduce alcuni strumenti pensati per sostenere la produzione europea di veicoli elettrici. Tra questi ci sono i cosiddetti supercrediti, un meccanismo che mira a incentivare soprattutto la produzione di piccole auto elettriche. Ogni veicolo conforme ai requisiti europei potrà infatti avere un coefficiente pari a 1,3 nel calcolo delle emissioni medie della flotta, invece del valore standard pari a 1. Per ottenerlo, il produttore dovrà garantire l’assemblaggio del veicolo nell’UE e il rispetto della soglia del 70% dei componenti europei oppure dei requisiti previsti per le batterie.

Il regolamento introduce anche una clausola di flessibilità, nota come “regola dell’85%”. In base a questa disposizione, un costruttore può richiedere che i propri veicoli siano considerati conformi per un periodo di 12 mesi se dimostra che almeno l’85% delle auto immatricolate nell’anno precedente è stato assemblato nell’Unione Europea.

Dopo la presentazione della proposta non sono mancate critiche da parte di chi teme possibili effetti protezionistici. La Commissione europea sottolinea però che il provvedimento segue il principio della reciprocità commerciale ed è coerente con le raccomandazioni del rapporto Draghi sulla competitività industriale.

Inoltre, per i nuovi investimenti esteri superiori a 100 milioni di euro nel settore automotive viene richiesto che almeno il 50% dell’occupazione sia localizzata in Europa.