In Indonesia un incredibile progetto ha permesso di ripristinare numerose barriere coralline danneggiate dall’innalzamento della temperatura delle acque, dalle attività di pesca e dall’inquinamento. Una piccola speranza per la salvaguardia dell’ecosistema di questi importanti organismi.

Le barriere coralline come quella indonesiana sono ambienti ricchi di biodiversità, proteggono le coste e sono l’habitat naturale di pesci e organismi marini. Il programma di ripristino- progettato da scienziati indonesiani e britannici nell’ambito del Mars Coral Restoration Program– ha già consentito il recupero delle barriere coralline degradate dell’aerea di Palau Bontosua, nell’isola indonesiana di Sulawesi.

Le barriere coralline in Indonesia

L’Indonesia è una delle località più amate dagli appassionati di sport acquatici e una meta agognata per le sue meravigliose spiagge, inserite tra le 100 più belle al mondo. Tuttavia, secondo recenti studi, più di un terzo delle barriere coralline indonesiane è già stato danneggiato dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento.

Anche i coralli dell’area di Palau Bontosua- nella porzione sud occidentale dell’isola indonesiana di Sulawesi- erano andati completamente distrutti a causa dell‘inquinamento idrico generato da sversamenti, sfruttamento turistico e pesca intensiva e incontrollata. Fenomeni oggi classificati dall’Ue con il termine ecocidio, a indicare che nel Vecchio Continente sono stati riconosciuti come veri e propri reati punibili con il carcere e specifiche sanzioni pecuniarie.

Per cercare di ripristinare la barriera corallina in quest’area indonesiana è stato sviluppato uno dei più grandi interventi ambientali mai realizzati al mondo. Il progetto del Mars Coral Restoration Program ha infatti previsto l’installazione di particolari strutture in acciaio, dette “Reef Stars”, dove i coralli hanno potuto rigenerarsi. E in soli quattro anni questa porzione della barriera corallina è stata ripristinata.

Il progetto per il ripristino delle barriere coralline

Scendiamo nei dettagli di questo sensazionale progetto. Innanzitutto le “Reef Stars” sono strutture esagonali in acciaio che vengono rivestite di sabbia per adattarsi all’ambiente marino. I ricercatori le hanno posizionate in punti strategici del fondale privi di vegetazione.

Una rete di queste “Reef Stars” è stata utilizzata per stabilizzare i detriti di corallo galleggianti, residui della precedente barriera corallina distrutta dalla pesca di frodo. Al di sopra della rete esagonale in acciaio sono stati poi trapiantati coralli vivi, a crescita rapida e ramificata.

Risultato? In poco più di un anno, sono nate le prime colonie. In due anni si sono intrecciate tra di loro crescendo di volume e, dopo quattro anni, i coralli sono definitivamente tornati nel loro habitat naturale. Ricominciando così a produrre il carbonato di calcio, essenziale per la sopravvivenza delle altre specie marine.

Pro e contro del progetto: è una soluzione replicabile?

I ricercatori che hanno partecipato attivamente al progetto non hanno dubbi: è possibile replicare questo esperimento a patto che si accetti che una barriera corallina restaurata è meno diversificata in termini di biodiversità.

In sostanza, la tipologia di coralli utilizzata per il trapianto sulle “Reef Stars” ha un’ottima capacità di riprodursi velocemente. Tuttavia, la barriera “rigenerata” non può essere esattamente come quella andata perduta. Perché non sarà in grado di offrire tutte le tipologie di corallo distrutte dall’inquinamento.

Inoltre questa tipologia di corallo spesso subisce il fenomeno dello sbiancamento: una perdita di pigmentazione dovuta allo stress da eccessivo aumento della temperatura delle acque.

Gli scienziati ipotizzano che col tempo questo sito ripristinato riesca a recuperare le funzioni delle barriere coralline naturali più prossime. Una volta restaurata, infatti, una barriera ha molte più possibilità di divenire autosufficiente. Tuttavia, progetti come questo, non possono essere replicati per sempre. E, soprattutto, non possono sperare di contrastare efficacemente la crisi climatica se non cambia l’approccio dell’uomo all’ambiente. Gli studiosi hanno infatti dichiarato che se non si dovesse porre un argine all’inquinamento indiscriminato delle acque in futuro sarà impossibile ripristinare le barriere coralline.

Come raggiungere l’Indonesia 

La soluzione più semplice per raggiungere l’Indonesia e avere l’opportunità di ammirare le splendide barriere coralline è quella di prendere l’aereo. Prenotando in app il volo è possibile raggiungere uno degli aeroporti internazionali dello Stato: lo scalo di Giacarta, capitale dell’Indonesia, e quello di Denpasar.

I principali aeroporti italiani da cui partire per l’Indonesia sono: l’aeroporto di Napoli Capodichino, l’aeroporto di Roma Fiumicino e quello di Milano Malpensa. Tuttavia, non esistono voli diretti dall’Italia. Quindi sarà opportuno valutare i tempi di attesa negli scali intermedi e, sicuramente, assicurare i propri bagagli per garantirsi una vacanza serena tra uno spostamento e l’altro.