Nelle ultime settimane il livello di inquinamento dell’aria in Pianura Padana e a Milano, a causa di una serie di fattori, ha superato la soglia di guardia, con maggiori rischi per la salute delle persone.

In particolare, stando alle rilevazioni della società svizzera IQAir, domenica 18 febbraio 2024 l’area urbana di Milano è risultata la terza più inquinata del mondo con 193 di AQI (Air Quality Index). Alle sue spalle soltanto Dacca in Bangladesh (249) e Lahore in Pakistan (252).

Anche altri enti, come il francese Prev’Air, l’europeo Copernicus e le ARPA (agenzie regionali di protezione ambientale) di Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto sono concordi nell’evidenziare come, in questi giorni invernali, la principale pianura italiana abbia a che fare con una qualità dell’aria non soddisfacente.

Inquinamento dell’aria in Pianura Padana: i dati

Secondo i dati di IQAir, a Milano la concentrazione di PM2.5 (le polveri sottili più piccole sospese in aria) è allo stato attuale 29,7 volte in più rispetto al valore guida annuale stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In breve, rientra nella categoria “non salutare”. E come tale si consiglia di evitare attività fisica all’aperto, di indossare una mascherina, di chiudere le finestre e di utilizzare i purificatori.

Sabato 17 febbraio, secondo ARPA Lombardia, il dato relativo alle PM2.5 ha avuto una media giornaliera di 76 μg/m³ (microgrammi per metro cubo di aria). Quello delle PM10 (le polveri sottili più grandi) è arrivato a 100 μg/m³, quando il valore limite è di 50. Rimasti sotto la soglia di allerta, invece, biossido di azoto (88 μg/m³) e ozono (71 μg/m³).

Tuttavia i vari istituti concordano nel ritenere molto scarsa l’attuale qualità dell’aria a Milano e in Pianura Padana. Che sarebbe peggiore anche rispetto ai paesi dell’Europa orientale dove ancora si utilizza in gran parte il carbone per riscaldare e produrre energia. Gli esperti invitano i cittadini e i soggetti istituzionali a intraprendere iniziative e azioni per ridurre l’inquinamento.

Cosa sono le polveri sottili?

Le polveri sottili, o particolato atmosferico, sono costituite da piccole particelle solide o liquide sospese nell’aria. Tali particelle possono variare considerevolmente nelle dimensioni, ma due delle categorie più rilevanti sono PM2.5 e PM10. Esse si riferiscono rispettivamente alle particelle con un diametro aerodinamico inferiore a 2,5 e a 10 micrometri.

Le PM2.5 sono particolarmente preoccupanti poiché possono penetrare profondamente nei polmoni e persino entrare nel flusso sanguigno, causando una serie di problemi di salute, come malattie respiratorie e cardiache. Le PM10, sebbene più grandi, possono ancora penetrare nei polmoni e causare danni significativi.

La misurazione delle polveri sottili è fondamentale per valutare la qualità dell’aria e monitorare l’inquinamento atmosferico. Gli standard ambientali spesso fissano limiti di concentrazione per queste particelle per proteggere la salute pubblica. Inoltre, le polveri sottili sono importanti indicatori dell’inquinamento atmosferico poiché sono prodotte da una varietà di fonti, tra cui veicoli, industrie, attività agricole e processi di combustione.

Qualità dell’aria a Milano: perché è bassa?

Analizzando le cause di questi alti livelli di inquinamento atmosferico nell’Italia settentrionale, nell’immediato la situazione è peggiorata per via di giornate di alta pressione, poco ventose e con scarse precipitazioni. Una costante degli ultimi anni nei mesi invernali, come conseguenza dei cambiamenti climatici.

Ci sono tuttavia motivazioni più radicate. Una è di natura geografica, e quindi irrimediabile: la Pianura padana è soggetta a una ridotta ventilazione. Le Alpi e gli Appennini la chiudono su tre lati, sfavorendo la circolazione d’aria. L’aria, così, ristagna e contribuisce non solo a formare nebbie (soprattutto di notte e al mattino) ma anche all’accumulo di particelle inquinanti.

Quindi, per via di una delle più elevate densità di popolazione e industrializzazione in Europa, la quantità di veicoli in circolazione e di abitazioni è elevata. A maggior ragione, in queste zone, le iniziative per favorire la mobilità sostenibile e sistemi di riscaldamento più rispettosi dell’ambiente dovrebbero essere ormai imprescindibili.

Infine, c’è un terzo fattore, che secondo Greenpeace è persino più inquinante rispetto al traffico automobilistico. Si tratta del gran numero di allevamenti intensivi e delle coltivazioni agricole che impiegano sistemi di produzione con ampio utilizzo di fertilizzanti, i quali emettono ossidi di azoto. Il 54% delle PM2.5 non sarebbe prodotto dalle auto, a differenza di ciò che a prima vista si potrebbe pensare, ma proprio da allevamenti e riscaldamento.