Si chiama Mammoth ed è il più grande impianto anti-inquinamento al mondo, capace di assorbire migliaia di tonnellate di CO2 all’anno

Islanda, terra fantastica per un viaggio in auto on the road, ammirare maestosi ghiacciai e cascate come quelle di Dettifoss, oppure per fare trekking sui vulcani. E proprio i vulcani sono al centro di un progetto per ricavare energia dal magma. Ma quando si parla di sostenibilità, cambiamento climatico ed emissioni di gas serra, l’Islanda è un passo avanti, come dimostra l’avvio del più grande impianto anti inquinamento del mondo, che si trova proprio sull’isola.

Cos’è Mammoth, il più grande impianto anti-inquinamento

Mammoth si trova su un altopiano lavico nel sud dell’Islanda, a Hellisheiði, poco distante dalla capitale Reykjavík.

Progettato dall’azienda svizzera Climeworks, è un impianto di cattura diretta dell’aria (Dac), variante della tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs). Il suo funzionamento si basa su enormi “ventilatori” che aspirano l’aria e la fanno passare attraverso un materiale filtrante solido capace di catturare l’anidride carbonica. Una volta catturata, la CO2 viene trattata da una società partner (Carbfix) che la trasporta nel sottosuolo e la fa reagire con roccia basaltica attraverso un processo naturale. In questo modo, la CO2 si trasforma in un materiale solido e può essere stoccata sotto terra.

Tutto il procedimento è alimentato da energia rinnovabile, sia elettrica che termica, generata da una vicina centrale geotermica, riducendo così al minimo le emissioni legate allo stesso.

La costruzione di Mammoth fu annunciata nel 2022, dopo che Climeworks aveva già avviato nel 2021 un altro impianto simile, Orca, sempre in Islanda. Mammoth è quasi dieci volte più grande di Orca ed è costituito da ben 72 strutture di cattura.

A pieno regime, l’impianto avrà una capacità nominale di 36.000 tonnellate all’anno, anche se la rimozione netta effettiva sarà inferiore.

Perché la rimozione netta sarà inferiore?

A spiegare la differenza tra la capacità nominale e l’effettiva rimozione di CO2 ci pensa l’azienda stessa, che fa riferimento a due variabili. Il primo l’effettivo funzionamento dell’impianto, che non sarà sempre a pieno regime; il secondo, invece, riguarda le emissioni che l’impianto stesso produce per il suo funzionamento e la produzione di materiali necessari come acciaio, cemento, pannelli solari e pale eoliche.

Il più grande impianto anti-inquinamento, ma è davvero la soluzione?

Mammoth sarà anche il più grande impianto anti inquinamento al mondo ma, come abbiamo visto, non è l’unico. Oltre a Orca esistono altri progetti di cattura e stoccaggio della CO2, come il coreano Capture6 o l’impianto OXY che, sebbene non ottimale, fece da apripista nel 2018.

Tuttavia, le critiche ai sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 non mancano.
Il mondo scientifico non è del tutto d’accordo sulla sua efficienza. In particolare, l’idea è che questi sistemi non risolvano il problema ma semplicemente lo nascondano.

L’uso della rimozione dell’anidride carbonica è particolarmente comune nei percorsi indicati dall’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) come “1.5C with high overshoot“, ovvero percorsi che sì mirano a contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi, ma considerando temporanei sforamenti. Insomma, la rimozione della CO2 sarebbe solo un sistema per prendere tempo, distogliendo fondi a progetti potenzialmente più efficaci, per la produzione di energia pulita e rinnovabile e per la reale decarbonizzazione, che passa anche per la diffusione delle auto elettriche e per innovativi servizi di mobilità.