Un’antica colonia fenicia nella Sicilia Occidentale: è l’isola di Mozia. Assolutamente da vedere, per un viaggio unico e suggestivo tra reperti archeologici, saline variopinte e imponenti mulini a vento che incorniciano un paesaggio senza tempo.

La Sicilia è una terra ricca di meraviglie, tanto da detenere un primato straordinario: è la regione italiana con il maggior numero di siti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Tra i suoi gioielli meno conosciuti, ma incredibilmente affascinanti, c’è l’isola di Mozia.

Oggi nota come San Pantaleo, si trova nel cuore della Riserva Naturale dello Stagnone di Marsala, in provincia di Trapani, proprio di fronte alle storiche Saline Ettore Infersa, con il caratteristico mulino a vento del Cinquecento ancora funzionante.
Mozia custodisce uno dei siti archeologici più importanti del territorio, un vero museo a cielo aperto, ricco di testimonianze e reperti che raccontano la storia della civiltà fenicia.

Un luogo magico, da vivere con spirito contemplativo e curiosità. Ma anche da godere al massimo, per le vicine spiagge della costa marsalese come quella di San Teodoro e Lido Signorino.

Di sicuro, è un’ottima meta per chi cerca un’esperienza di turismo lento, nella Sicilia più autentica.

Isola di Mozia, cenni storici

Mozia è uno dei luoghi più sorprendenti della Sicilia, una piccola isola di circa 40 ettari, che racchiude una storia straordinaria. Fondata nell’VIII secolo a.C. dai Fenici, si afferma presto come importante centro commerciale grazie alla posizione strategica nel Mediterraneo.
La sua fortuna si interrompe nel 397 a.C., con la distruzione ad opera di Dionisio I di Siracusa.

Nel XI secolo torna ad essere abitata da un gruppo di monaci basiliani provenienti da Palermo, ai quali si deve il nome di San Pantaleo, attribuito in onore del loro fondatore.

Rimasta nell’ombra per secoli, l’isola viene acquistata, agli inizi del Novecento, dall’archeologo e ornitologo inglese Joseph Whitaker, che avvia le prime campagne di scavo riportando alla luce un patrimonio unico.

Attualmente Mozia è di proprietà della Fondazione Giuseppe Whitaker.

Cosa vedere all’isola di Mozia

L’isola di Mozia è – sicuramente – una delle mete estive più affascinanti del Sud Italia. Ricchissima di testimonianze storico‑artistiche e architettoniche, offre un ampio percorso di visita che inizia dalla sua imponente cinta muraria.
Edificata nel VI secolo a.C., si estende per circa 2,5 Km seguendo l’intero perimetro dell’isola, raggiungibile attraverso sentieri immersi nella macchia mediterranea.

La Porta Nord è l’accesso monumentale meglio conservato. Sempre nell’area settentrionale, si trovano i resti di una necropoli arcaica e la celebre “strada sommersa”, percorribile a piedi con la bassa marea.​

Scopriamo le altre tappe imperdibili di questo emozionante tour nella storia.

Museo Whitaker

Ha sede nell’antica residenza di campagna della famiglia Whitaker e raccoglie reperti provenienti dagli scavi effettuati sull’isola: ceramiche, gioielli, armi, maschere apotropaiche, steli funerarie e sculture che restituiscono secoli di vita fenicia.

Tra i pezzi più significativi spicca il Giovinetto di Mozia, statua greca del V secolo a.C., rinvenuta nel 1979, e ormai divenuta uno dei simboli più riconoscibili dell’isola.

Tofet

Si tratta di un santuario a cielo aperto legato agli antichi rituali fenici e dedicato al dio Baal Hammon. L’area conserva aree sacrificali, cippi scolpiti e steli votive che affiorano dalla terra come frammenti enigmatici di un culto perduto.

Gli studiosi discutono ancora sulla sua funzione, se luogo di cruenti sacrifici umani o di semplice sepoltura per i neonati morti prematuramente.

Casa dei Mosaici

La Casa dei Mosaici, situata lungo la costa sud‑orientale dell’isola, è un edificio su due livelli e, verosimilmente, appartenente ad un più ampio complesso residenziale del periodo d’oro di Mozia.
Custodisce un prezioso mosaico in ciottoli bianchi e neri con figure geometriche e animali in lotta, un raro esempio di decorazione fenicia di grande forza visiva.

Nei pressi del sito si trova anche la Casermetta, nonostante il nome – più probabilmente – un edificio di servizio, forse un posto di guardia o un’abitazione collegata alla vicina Porta Sud.

Kothon

Il Kothon è un grande bacino artificiale del VI secolo a.C. A lungo considerato un porto interno, è stato recentemente ripensato come vasca sacra destinata a cerimonie religiose e a riti di purificazione legati al culto di Baal e Astarte.

Ad avallare l’ipotesi anche la presenza, nelle immediate vicinanze, delle rovine di un tempio.

Santuario di Cappiddazzu

​Il Santuario di Cappiddazzu, il cui nome in siciliano significa “grande cappello”, risale agli inizi del VII secolo a.C.
L’area mostra fosse sacrificali scavate nella roccia e resti di monumentali edifici di culto.

Sono visibili anche una grande cisterna ovale e tracce di intonaci e pavimenti risalenti a epoche diverse.

Come raggiungere l’isola di Mozia

Arrivare a Mozia da fuori Sicilia è piuttosto semplice.
Si attracca ad uno dei principali porti siciliani, come Palermo e Trapani. Per pianificare al meglio la propria vacanza, ricordiamo che è possibile acquistare online e in app i biglietti sfruttando il servizio navi e traghetti.

Si prosegue quindi verso Marsala, da cui partono le imbarcazioni che – in pochi minuti – raggiungono Mozia. Le corse sono frequenti durante tutta la giornata e rendono facile programmare la visita.