Esistono lampi che durante una giornata con il cielo terso e sereno squarciano il cielo: si tratta di un fenomeno meteorologico che nel gergo popolare è chiamato “fulmine a ciel sereno”. Ecco di cosa si tratta in questa intervista di Moveo a Francesco Del Francia di 3Bmeteo

Forse vi sarà capitato di osservare durante una bella giornata un episodio che appare paradossale, il cosiddetto “fulmine a ciel sereno“. Non si tratta solo di un’espressione che richiama il concetto di sorpresa, ma di un fenomeno meteorologico reale chiamato fulmine positivo. E la penisola italiana – una delle aree in Europa dove in generale i fulmini sono più frequenti – è un palcoscenico noto agli esperti per questi fenomeni: da qualche anno, in aumento. Per approfondire di cosa si tratta, Moveo ha intervistato Francesco Del Francia, meteorologo di 3Bmeteo:

«Generalmente, nel gergo popolare, si parla di fulmine a ciel sereno quando ci si trova dinnanzi ad un evento inaspettato. In realtà, nel campo meteorologico quello del fulmine a ciel sereno risulta sì un fenomeno poco convenzionale, ma nemmeno così raro come potrebbe sembrare»

Quanto sono pericolosi i fulmini positivi?

Del Francia racconta che anni fa nel periodo estivo caddero diversi fulmini a ciel sereno mentre a Civitavecchia la squadra di calcio locale si stava allenando. Il temporale, però, era sui Monti della Tolfa e sopra Civitavecchia il cielo era quasi sereno, al più parzialmente nuvoloso. Ma da quell’anno si decise di monitorare meglio le condizioni meteo sulla Tolfa e, nel caso di temporale forte, di sospendere gli allenamenti o perfino le partite a Civitavecchia. Sintetizza il meteorologo:

«I fulmini positivi sono molto pericolosi, considerato che trasportano un’energia dalle 4 alle 80 volte superiore rispetto alle classiche saette (a carica negativa)»

Come nascono i fulmini in un cielo apparentemente sereno?

«I fulmini (ad eccezione di quelli globulari) nascono da una nube temporalesca. Non tutti i fulmini però si propagano verticalmente, ossia al di sotto della nube temporalesca – spiega Del Francia – alcuni percorrono una parte del piano orizzontale prima di cadere al suolo. In quest’ultimo caso si parla di fulmini positivi». Il meteorologo di 3Bmeteo spiega che questo tipo di scarica elettrica parte dall’alto del cumulonembo e non dalla sua base come succede ai classici e più diffusi fulmini negativi.

«Muovendosi in orizzontale possono percorrere fino a 20 chilometri: ecco perché i fulmini positivi possono manifestarsi anche a una o due decine di km di distanza rispetto a dov’è realmente la nube temporalesca»

Qual è il momento dell’anno più a rischio?

In certi periodi dell’anno è più facile imbattersi nei fulmini positivi, in particolare tra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno. Come descrive l’esperto:

«Succede per la tipologia di temporali che si registrano in questi mesi, ovvero i temporali termoconvettivi (che hanno la loro massima espressione in estate) e i temporali orografici»

L’Italia è particolarmente soggetta alla presenza di fulmini positivi?

«Sì: è giusto ricordare come in Italia cadano mediamente circa 1,5 milioni di fulmini all’anno. Il nostro Paese insieme alla Penisola balcanica risulta la zona d’Europa dove ne cadono di più. Anzi, proprio l’area nei pressi del Lago di Como ha la più alta densità di fulmini di tutta Europa»

Del Francia precisa che in Italia sono molte le aree in cui potrebbe cadere anche solo una volta all’anno un fulmine a ciel sereno. Considerando dati statistici ne cita quattro in particolare:

«La zona intorno alla città di Civitavecchia, quella di Torre del Greco e Torre Annunziata e ancora la striscia di terra tarantina che abbraccia Mottola e Castellaneta. C’è quindi l’are compresa tra lo spezzino meridionale e il viareggino: meritano comunque una menzione anche le aree poste tra la Piana di Fondi e Formia»

È vero che esiste una connessione tra fulmini e incendi boschivi non dolosi?

Partiamo da una premessa doverosa: la quasi totalità degli incendi boschivi sono di origine dolosa. Per quanto riguarda quelli non dolosi, una delle cause sono proprio i fulmini:

«In questi ultimi dieci anni si è notato un aumento degli incendi dovuti ai fulmini, restando comunque all’interno del 3% del totale, ovvero quelli di origine incidentale e non dolosa. Con ragionevole certezza, dato l’elevato gradiente termo-igrometrico, un buon numero di questi fulmini di innesco potrebbero proprio essere “fulmini positivi”. E questo 2026 ha visto una stagione nera per quanto riguarda gli incendi: nello Stivale sono andati in fumo circa centomila ettari. Significa, in termini numerici, circa il doppio della media degli ultimi 20 anni».