Il Vecchio continente è l’area al mondo che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, e l’Italia è uno dei paesi che più si riscalda in Europa. Con i gradi che salgono e i ghiacciai che si sciolgono, ecco come sta cambiando la temperatura in Italia e cosa è necessario fare per adattarsi. L’intervista di Moveo a Paola Mercogliano del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

Estati caldissime, inverni pungenti, precipitazioni scarse ma più intense. Il clima in Italia è cambiato e ad ogni stagione è sempre più evidente. Secondo la Nasa, quest’estate in tutto il globo le temperature dei mesi di giugno, luglio e agosto sono state le più torride dal 1880 (quando è cominciata la rilevazione scientifica sulla variazione dei gradi). E come hotspot climatico l‘Italia è particolarmente soggetta al global warming: nell’ultimo secolo le temperature italiane sono cresciute oltre il 50% in più rispetto alla media mondiale. Le conseguenze del cambiamento climatico si traducono nell’aumento della siccità così come delle alluvioni, delle ondate di calore come delle tempeste tropicali. Per comprendere cosa sta succedendo al clima del nostro Paese e come intervenire per adattarsi a questi cambiamenti, Moveo ha intervistato Paola Mercogliano, responsabile della Divisione REMHI dedicata ai modelli climatici regionali e impatti geo-idrologici del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

La mappa della Nasa che illustra le anomalie di temperatura nell’estate 2023
La mappa della Nasa che illustra le anomalie di temperatura nell’estate 2023 – Crediti: Nasa Earth Observatory/Lauren Dauphin

Come cambierà la temperatura in Italia?

«Purtroppo, non è possibile sapere adesso cosa succederà nel futuro», precisa subito Mercogliano. «Ma possiamo dire che attualmente le concentrazioni di anidride carbonica, uno dei principali gas serra, è di circa 420 parti per milioni (rilevazioni dell’Osservatorio di Mauna Loa sulle isole Hawaii) e quindi i valori sono in rapida crescita anche rispetto allo scorso anno». Per dare una dimensione del fenomeno, la ricercatrice del CMCC usa gli scenari SSP (Shared Socioeconomic Pathways), ovvero Percorsi Socioeconomici Condivisi, una raccolta di scenari climatici che l’IPCC ha inaugurato nel 2021 per dare una dimensione di come potrebbe essere il futuro climatico. Per questo non si tratta di previsioni ma la rappresentazione di un futuro possibile che guarda alle conseguenze di specifici comportamenti e determinate azioni.

«In Italia sul lungo termine, nel peggiore scenario SSP5 (inteso come scenari dove si realizza un largo utilizzo di combustibili fossili) ci aspettiamo anche di arrivare ad anomalie di 6°C rispetto ad un periodo storico 1981-2010, mentre siamo su un’anomalia di circa 2.5° intorno al 2050»

Considerando invece uno scenario meno aggressivo, dove si preveda l’attivazione di politiche di mitigazione importanti, «considerando quindi uno scenario SSP1, tali valori si assestano su circa 2 gradi sia sul medio che sul lungo periodo. Ovviamente l’aumento di temperatura è solo un fattore da cui partire per comprendere l’entità del cambiamento climatico, associata a questa crescita di temperatura». L’Italia non è comunque un unicum tra i vicini: l’Europa è attualmente il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, come precisa la ricercatrice. «Le regioni che hanno subito un aumento termico più significativo sono quelle prossime all’Artico e dell’Europa occidentale. Va ancora notato che le temperature della superficie del mare nelle zone circostanti l’Europa hanno raggiunto livelli mai registrati, dando luogo a episodi di ondate di calore marine»

Cosa succede se si sciolgono i ghiacciai alpini?

Un altro tema che è conseguenza diretta del global warming è lo scioglimento dei ghiacciai alpini: pensiamo all’Adamello, il più esteso in Italia, che sembra condannato ad estinguersi nei prossimi 70 anni. «Lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce all’aumento delle temperature locali, ma il suo impatto diretto sulla temperatura nazionale è limitato. Tuttavia, il fenomeno è significativo a livello locale e può avere conseguenze su scala regionale». Altra questione derivante dallo scioglimento dei ghiacciai è la disponibilità di acqua che verrà meno in futuro per il territorio di riferimento, e che nell’immediato presente può causare problemi di eccesso di offerta. «In primo luogo, contribuisce a un aumento della quantità complessiva di acqua disponibile nei corsi d’acqua, il che può influire sulla gestione delle risorse idriche e sulla distribuzione stagionale. In secondo luogo, l’incremento delle acque nei corpi idrici può aumentare il rischio di eventi climatici estremi, come inondazioni, specialmente in concomitanza con le precipitazioni stagionali».

paola-mercogliano

Come cambiano città e regioni italiane

Innanzitutto la ricercatrice del CMCC indica le aree urbane come le aree più critiche al rischio climatico. «Le temperature nelle aree urbane spesso superano quelle dei contesti rurali circostanti, principalmente a causa dell’effetto delle isole di calore, e questo pericolo è amplificato dalla presenza di infrastrutture e concentrazioni di popolazione. Credo quindi nei prossimi anni sarà necessario adoperarsi in vario modo, attraverso la definizione di strategie e piani di adattamento per aumentare la resilienza agli impatti climatici di queste aree». Si tratta di progettare e implementare infrastrutture resilienti, come sistemi di drenaggio migliorati e spazi verdi urbani, che sono essenziali per mitigare gli impatti delle isole di calore e gestire le acque piovane. «D’altro canto si tratta anche di azioni che possono comportare dei disagi da parte di alcune parti della popolazione di cui si deve tener conto», specifica Mercogliano. In effetti tutte le azioni di urbanismo intelligente, come quello tattico, che sono intese a rendere più pronte città e territori alle emergenze dettate dal clima, possono essere inedite per i cittadini. Non per questo meno necessarie, dato che la resilienza urbanistica è uno dei temi da affrontare. Ecco altre priorità importanti da tenere in considerazione nel prossimo futuro:

«La salute: le ondate di calore possono avere un rilevante impatto sulla mortalità, specie se di anziani e bambini. La sicurezza alimentare: gli impatti attesi sulla produzione agricola sono molto rilevanti, associati alla scarsità idrica e all’aumento di temperatura ed eventi estremi. Le disparità socioeconomiche: diversi studi indicano come il cambiamento climatico possa rallentare la crescita del Paese ma anche aumentare le diseguaglianze economiche già esistenti o quelle tra nord e sud».

Come risentirà il turismo di questi cambiamenti climatici?

La questione di come i cambiamenti climatici incideranno sulla stagionalità ordinaria delle vacanze in Italia è già stata trattata su Moveo. Sappiamo che farà, ad esempio, troppo caldo in estate in alcune regioni che magari diventeranno appetibili turisticamente in mesi diversi da quelli canonici. Il tema delle estati prolungate (alcuni stimano addirittura sei mesi estivi in certe regioni italiane) deve essere analizzato non solo come eccesso di calore. «Non dimentichiamo che cambiamento climatico vuol dire anche aumento di eventi estremi di vario tipo e di altri fenomeni come lo scioglimento di ghiacciai, con impatti importanti sulla stabilità di alcuni pendii o la generazione di incendi. Difficile quindi che, soprattutto sul lungo termine, alcune località possano essere più appetibili di altre: soprattutto in Italia dove questi fenomeni stanno già determinando impatti e disagi rilevanti». Anche in zone quindi più esposte a temperature elevate gli effetti climatici non saranno lineari e per questo sarà opportuno creare delle strategie adeguate. Per affrontare al meglio queste nuove sfide, la scienziata del CMCC suggerisce l’adozione della nuova versione del Piano Nazionale di adattamento al cambiamento climatico, e l’adozione dei PAESC a livello locale (Piani di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima), così come dei piani regionali di adattamento. Tutti strumenti che tengano bene in conto le vulnerabilità locali e garantiscano la coerenza delle azioni tra i contesti locali e nazionali.