A oltre cento anni luce da noi, un pianeta lontano potrebbe custodire un segreto affascinante: segnali chimici compatibili con la vita. Il suo nome è K2-18b, e gli scienziati stanno puntando i telescopi per saperne di più.
Esiste vita oltre la Terra? È una delle domande più affascinanti e antiche dell’umanità. Oggi, una nuova possibile risposta potrebbe arrivare da lontanissimo, a ben 124 anni luce da noi.
Il protagonista è il pianeta K2-18b, al centro di uno studio recente che ha individuato nell’atmosfera di questo mondo alieno due composti chimici – il dimetil solfuro e il dimetil disolfuro – associati, almeno sulla Terra, a processi biologici. Potrebbe trattarsi del “respiro” di forme di vita microscopiche simili alle nostre alghe.
Non solo città del futuro su Marte quindi, ma anche su K2-18b? Per ora, gli scienziati non sono ancora convinti al 100%: servono ancora osservazioni più dettagliate per confermare questa possibilità. Intanto, ecco cosa sappiamo.
Dove si trova K2-18b e perché è speciale
Scoperto alcuni anni fa, K2-18b è uno degli esopianeti più studiati dagli astrofisici. È otto volte e mezzo più massiccio della Terra e ha un diametro circa due volte e mezzo più grande. Si trova nella costellazione del Leone, nella cosiddetta “zona abitabile” di una stella nana rossa: un’area che, in teoria, potrebbe ospitare acqua liquida in superficie, elemento chiave per l’esistenza della vita.
Secondo le ipotesi più accreditate, l’interno del pianeta potrebbe essere formato da un mantello di ghiaccio ad alta pressione, come quello di Nettuno. Ma ciò che lo rende ancora più interessante è la possibilità che, sotto una sottile atmosfera ricca di idrogeno, si trovi un oceano. Questa caratteristica lo ha fatto definire da alcuni ricercatori come un “sub-nettuniano che profuma di mare”, dove le condizioni potrebbero essere simili a quelle di ambienti marini terrestri.
C’è vita su K2-18b? I segnali che fanno ben sperare
L’attenzione su K2-18b è tornata alta grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb. Nell’atmosfera del pianeta sono stati rilevati il dimetil solfuro (DMS) e il dimetil disolfuro (DMDS), due composti che sulla Terra vengono generati solo da organismi viventi. In particolare, il DMS è associato all’attività di alghe marine e batteri.
Secondo il team dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, guidato dall’astrofisico Nikku Madhusudhan, questi elementi chimici potrebbero costituire una biofirma, ovvero un segnale potenzialmente riconducibile a processi biologici. I risultati sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters e, se confermati, potrebbero rappresentare uno dei segnali più solidi mai osservati di una possibile forma di vita extrasolare.
Ma è ancora presto per parlare di viaggi nello spazio. I ricercatori precisano che il segnale rilevato è ancora troppo debole per essere considerato una prova. Secondo Madhusudhan, sarebbero necessarie almeno altre 16-24 ore di osservazione con il telescopio James Webb per ottenere dati sufficienti a confermare la presenza dei composti individuati.
I dubbi della comunità scientifica
Altri ricercatori invitano alla cautela. In passato, ad esempio, il dimetil disolfuro è stato rilevato anche su una cometa, il che suggerisce che la sua origine potrebbe non essere necessariamente biologica.
Non solo, la concentrazione dei composti osservati su K2-18b risulta estremamente elevata, molto più di quanto avvenga in ambienti terrestri. Insomma, c’è qualche dubbio sulla reale natura del fenomeno. Per alcuni scienziati, tra cui Shang-Min Tsai, già autore di un’analisi che aveva messo in discussione rilevamenti precedenti, distinguere questi segnali da quelli del metano potrebbe essere ancora al di là delle capacità tecniche attuali del James Webb.
Il dibattito resta quindi aperto. Da un lato c’è l’entusiasmo per una possibile scoperta senza precedenti, dall’altro la consapevolezza che la scienza richiede pazienza, dati solidi e verifiche rigorose. Nel frattempo, K2-18b continua a ispirare nuove domande e ad alimentare il sogno – sempre più concreto – di non essere soli nell’universo.








