Non solo mezzo di comunicazione: ogni lingua porta con sé una ricchezza culturale inestimabile e un modo di pensare caratteristico del popolo di appartenenza. La Giornata Internazionale della Lingua Madre nasce proprio per promuovere e proteggere questo tesoro unico, che rischia di scomparire.

Nonostante la presenza di oltre seimila lingue nel mondo, i dati di Ethnologue (un’organizzazione che si occupa di studiare e catalogare tutte le lingue a oggi conosciute) evidenziano che l’88% della popolazione mondiale comunica principalmente attraverso il 4% circa degli idiomi più diffusi.

Questo significa che tutte le altre lingue rimanenti si trovano con una base demografica limitata, in alcuni casi estremamente ridotta. La presenza di un numero limitato di parlanti mette a repentaglio l’esistenza di queste lingue, rappresentando un concreto fattore di rischio estinzione.

Non è una cosa da nulla perché quando scompare una lingua in automatico si perdono anche la cultura, una diversa percezione del mondo, la storia, le tradizioni e quindi l’identità di un intero popolo.

Analogamente a quanto accade per le specie animali, anche in questo caso la crisi climatica che stiamo vivendo influisce sul processo di progressiva perdita delle lingue e di tutto ciò a cui sono legate. Processo che l’Unesco, con l’istituzione della Giornata internazionale della lingua madre, vorrebbe contrastare.

In questa guida raccogliamo alcune delle più rare lingue in pericolo e analizziamo più da vicino le cause che ne mettono a repentaglio l’esistenza.

La Giornata Internazionale della Lingua Madre: di cosa si tratta

Nel 1999 l’Unesco ha istituito la Giornata Internazionale della Lingua Madre, che dal 2000 si celebra ogni 21 febbraio.

La scelta di questa data ha una precisa motivazione storica. Il 21 febbraio del 1952 un gruppo di studenti bengalesi dell’Università di Dacca (oggi capitale del Bangladesh) furono colpiti e uccisi dalla polizia pakistana. Questo tragico episodio ebbe luogo durante una protesta che aveva come obiettivo il riconoscimento del bengalese, la loro lingua madre, come una delle due lingue nazionali dell’allora Pakistan.

Così come quei ragazzi si proponevano di proteggere e valorizzare la propria lingua (al punto da rimetterci la vita), questa giornata ha lo scopo di tutelare l’unicità di ogni idioma (o dialetto) e impedire che la ricchezza culturale che tutte le lingue si portano dietro vada irrimediabilmente perduta.

Le lingue più rare: una breve raccolta

Sempre secondo Ethnologue, sono poco meno di 1000 le lingue a rischio estinzione: di queste abbiamo ne abbiamo scelte 10, le più rare.

Thaushiro

Amedeo García García: questo è il nome dell’unica persona che conosce e parla il Thaushiro. Si trova in Perù, nella regione di Loreto. Conta solo 1500 vocaboli e può vantare 27 componimenti in prosa e 3 canzoni.

Tanema

Anche questa lingua ha un solo parlante, che vive in un’isola nell’arcipelago delle Isole Salomone. A differenza del Thaushiro, non ha una letteratura scritta, quindi le speranze che possa sopravvivere sono ben poche. I linguisti, infatti, sostengono che si estinguerà presto e che verrà sostituita con il Teanu, la lingua principale dell’isola di Vanikoro.

Njerep

Si tratta di una lingua nigeriana, parlata da sole sei persone, che vivono nella regione di Taraba. Sono le uniche sei sopravvissute alle pulizie etniche che hanno investito la Nigeria nel corso della sua storia.

Birale – Ongota

C’è un’altra lingua parlata da sei persone ed è una lingua probabilmente afroasiatica. I parlanti vivono nel piccolo villaggio di Weito River, in Etiopia, ma non sono gli unici a tenere al proprio idioma: alcuni ricercatori si stanno occupando di mantenerla in vita.

Livonian

È una delle lingue della Lettonia, parlata da sole 20 persone che vivono a Livonia e Kurzeme. A parte i parlanti, che la usano mischiata al lettone, nessuna istituzione si preoccupa di salvaguardarla. Non esiste una letteratura e neanche un sistema educativo in grado di insegnarla alle future generazioni.

Okanagan

Oggi la parlano in modo fluente solo 150 persone che vivono in Canada. Il motivo della sua poca popolarità è probabilmente rintracciabile nell’aspra lotta che hanno imbastito contro di essa i colonizzatori inglesi e americani e successivamente anche i canadesi.

Skolt Saami

Con lo Skolt Saami ci spostiamo in Finlandia, dove a parlarla sono 300 persone, di cui la più giovane ha già passato i 30 anni.

Guugu Yimithirr

In pochi sanno che la parola canguro deriva proprio da questa lingua, ormai in via d’estinzione. La parlano, infatti, solo 700 persone in Australia.

Nganasan

Dall’Australia ci spostiamo in Siberia, dove troviamo questa lingua uralica parlata da sole 800 persone. La vecchia generazione la conosce piuttosto bene, ma la nuova stenta a parlarla, essendo cresciuta nei villaggi dove la lingua principale è il russo.

Arbereshe Albania

Anche in Italia abbiamo una lingua rara (più di una, in realtà). Rispetto alle altre è già più conosciuta, anche perché è parlata da un cospicuo numero di persone: circa 250mila. È un’antica variante del tosco, un dialetto albanese, ed è stata portata in Italia proprio dagli arbereschi (o albanesi d’Italia). I parlanti di questa lingua vivono sparsi nelle regioni del sud della penisola e nelle isole, in particolare in Sicilia.

Le cause dell’estinzione di una lingua

Le cause che portano una lingua a estinguersi sono molteplici e tra queste, come accennavamo nell’introduzione, c’è anche la crisi climatica.

Il cambiamento climatico, infatti, spinge le persone a fuggire da territori colpiti da eventi climatici estremi o da alterazioni ambientali, costringendole a stabilirsi in nuove aree dove le lingue locali sono diverse. Questo processo accelera il declino della lingua d’origine, poiché, in molti casi, non viene più insegnata e tramandata alle generazioni successive.

Come spesso accade quando si parla di crisi climatica, anche in questo caso, nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per contrastarne gli effetti, adottando comportamenti più consapevoli.

Il turismo sostenibile, ad esempio, potrebbe essere un valido strumento non solo per rispettare l’ambiente ma anche per preservare le lingue native. Fare del turismo sostenibile, infatti, non significa solo alloggiare in eco resort o preferire la mobilità sostenibile, come i servizi di bike sharing o di trasporto pubblico, all’auto alimentata a carburante. Significa anche entrare in contatto con le comunità locali, dedicando un’attenzione speciale alla cultura a cui questi idiomi sono inestricabilmente legati. Con questa modalità di turismo si potrebbe offrire alle lingue madri una concreta opportunità di sopravvivenza.