Definito uno dei laghi più belli d’Italia, il Lago d’Orta è una tappa imperdibile in un itinerario attraverso le bellezze naturali del Piemonte. Oggi meta sostenibile apprezzata da turisti e local, in passato è stato protagonista di un disastro ambientale che ha messo in pericolo l’ecosistema del territorio.

Conosciuto anche come il Cusio, il Lago d’Orta è un gioiello nascosto del Piemonte situato nella provincia di Novara, a circa 80 Km a nord-est di Torino.

Con una lunghezza di circa 13 Km e una larghezza massima di 2,5 Km, questo specchio d’acqua di origine glaciale conquista i visitatori con le sue acque cristalline alimentate dal fiume Nigoglia, circondate da un paesaggio alpino da cartolina.

Destinazione turistica suggestiva, il lago è celebre anche per la sua storia drammatica, legata indissolubilmente all’industrializzazione senza regole del territorio nel secolo scorso, e all’inquinamento che ne derivò.

Il dramma del Lago d’Orta: da ecosistema ricco a territorio inquinato

In passato il Lago d’Orta era un luogo affascinante, celebre per la pescosità delle sue acque e per il suo paesaggio pittoresco, reso unico dalla piccola isola di San Giulio e dalla sua abbazia.

Con un solo torrente emissario, il suo bacino è stato sempre caratterizzato da un ricambio lento dell’acqua, derivante principalmente da pioggia e neve, e da un residuo fisso molto basso, nonché da una temperatura costante del fondale.

Negli anni ’20 del 1900, l’industria Bemberg, specializzata nella produzione di fibre artificiali, decise di stabilire un impianto nei pressi del lago, e in particolare a Gozzano. Questa scelta fu determinata dalla presenza di risorse idriche abbondanti, necessarie per i processi industriali, dalle caratteristiche del lago stesso, che fornivano alla Bemberg acqua molto pura, e dalla posizione strategica per il trasporto delle merci.

In poco tempo l’impianto iniziò a riversare nell’ambiente circostante una serie di sostanze inquinanti, tra cui scarti chimici e rifiuti industriali. Tutto ciò causò un veloce declino dell’ecosistema locale. In appena due anni la popolazione di plancton che abitava le acque del Lago d’Orta scomparve, portando conseguentemente all’estinzione della fauna ittica del luogo che, privata del proprio cibo e avvelenata dagli scarti tossici della Bemberg, non sopravvisse a lungo.

Oltre all’azienda tessile tedesca, vi furono anche diverse industrie galvaniche che scelsero il Lago d’Orta come luogo ideale per costruire i propri impianti (da qui deriva il nomignolo locale di Distretto del rubinetto). La presenza massiccia di queste imprese aggravò ulteriormente la situazione drammatica dell’ecosistema.

L’opera di risanamento e la rinascita del Lago d’Orta

Dopo aver riconosciuto l’urgenza della situazione, le autorità attuarono diverse decisioni per risanare l’ecosistema del territorio. La prima fu l’implementazione di normative più rigorose per le industrie, al fine di limitare lo scarico di sostanze inquinanti nelle acque del lago.

Furono avviati progetti di bonifica e interventi mirati, come il potenziamento dei sistemi di depurazione delle acque reflue delle industrie e dei nuclei urbani circostanti, nonché la rimozione dei sedimenti inquinati.

Queste azioni portarono a una lenta ricomparsa di vita nel Lago d’Orta, ma la situazione continuava a essere critica per le caratteristiche intrinseche del lago, che non favorivano il ricambio dell’acqua e la sua depurazione.

Proprio per questo, nel 1989 si arrivò a una soluzione più netta per ripristinare la purezza del lago e permetterne il suo ripopolamento. Si decise infatti di applicare il liming, un processo di aggiunta di sostanze alcaline al suolo o all’acqua per aumentarne il pH. Furono quindi sparse 14.900 tonnellate di calcare nel lago, che riuscirono a riportare il pH dell’acqua a valori preindustriali.

Il successo dell’operazione consentì la ricomparsa molte specie ittiche nel Lago d’Orta, il quale si trasformò negli anni anche in una meta di turismo balneare proveniente dal Piemonte, dalla Lombardia, ma anche dalla Francia, dalla Germania e dalla Svizzera.

Organizza una vacanza sostenibile al Lago d’Orta

Il lago d’Orta è uno dei tesori nascosti del Piemonte, un luogo di rara bellezza che merita di essere visitato almeno una volta nella vita.

Eempio straordinario di risanamento dell’ecosistema dopo un disastro ambientale, è una meta perfetta per una vacanza sostenibile che fa riflettere sulle ferite inferte alla natura dall’opera dell’uomo.

Puoi raggiungere questa destinazione in treno, scendendo alla stazione di Orta-Miasino. Da qui si può prendere un taxi o un autobus per arrivare direttamente sulle rive del lago.

L’auto è un’ottima alternativa, che ti consente di arrivare al lago in maniera comoda e veloce. Si può percorrere l’A26 e uscire ad Arona, proseguendo lungo la SS229 in direzione di Borgomanero, e poi lungo la SP229, che porta direttamente a destinazione. Durante l’alta stagione, è consigliabile partire presto al mattino per evitare il traffico e trovare parcheggio più facilmente. Usufruendo di un servizio in app per i parcheggi convenzionati, quest’ultima operazione sarà ancora più semplice e meno stressante.