Le dimore storiche del Piemonte rappresentano un patrimonio storico, architettonico e artistico di immenso valore: sono luoghi esclusivi come castelli, palazzi nobiliari, ville, parchi e giardini che attirano soprattutto il turismo culturale e i visitatori delle città d’arte e dei piccoli borghi.

Un viaggio alla scoperta del territorio piemontese può anche passare attraverso ville e palazzi che hanno ospitato, o che hanno dato i natali, a personaggi illustri che hanno fatto la storia. Qui vivono famiglie che si prendono cura di queste importanti eredità, tra arredi, archivi e collezioni, e che offrono ai visitatori esperienze indimenticabili, sia culturali che enogastronomiche. Non solo: sapevi che in alcune di queste dimore puoi anche pernottare?

Alla scoperta delle dimore storiche del Piemonte

Approfittando dei servizi in app per muoversi comodamente – una gita fuori porta da Torino o un viaggio on the road tra i borghi e le cantine delle Langhe e del Monferrato – l’occasione è ottima per andare alla scoperta delle dimore storiche piemontesi e per conoscerne il ricco patrimonio architettonico.
Questi edifici sono beni soggetti a vincolo e tutelati dallo Stato, in genere si trovano in campagna e mantengono uno stretto legame con il proprio territorio. Ognuno di loro ha una precisa identità e un tour alla scoperta dei palazzi storici piemontesi significa visitare un vero e proprio museo diffuso. Alcuni di questi palazzi aprono le porte al pubblico solo in alcuni periodi dell’anno, ad esempio durante le Giornate Fai di primavera, altre offrono diversi servizi, come parchi visitabili, cantine storiche, eventi privati. Altre ancora potresti riconoscerle perché sono state le ambientazioni di importanti film.
Il sito ufficiale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane si occupa di costruire una rete di contatti tra i proprietari e i visitatori: puoi, così, conoscere le date di apertura al pubblico o scoprire quali sono gli eventi a cui puoi partecipare e quali sono i castelli in cui puoi dormire.

Le dimore storiche nel torinese

La provincia di Torino è ricca di ville e castelli, alcuni molto conosciuti, come quello di Pralormo, altri meno famosi ma altrettanto affascinanti.

Casa Lajolo, Piossasco

Casa Lajolo, tra le più singolari ville storiche del Piemonte, si compone di tre aree principali: un giardino all’italiana, un orto e un “prà giardin”. Il fiore all’occhiello è indubbiamente il giardino all’italiana, inserito dal Fai tra i beni da scoprire in Piemonte. Organizzato su tre livelli collegati da scale in pietra, culmina in un piazzale antistante la dimora padronale, delimitato da siepi di bosso, in particolare nel secondo livello. Quest’ultimo si divide in due sezioni: il giardino all’italiana simmetrico, caratterizzato da un boschetto di tassi, e un giardino all’inglese. Una terza sezione ospita un frutteto e un pergolato.
L’attuale assetto di Casa Lajolo risale alla metà del XVIII secolo, opera presumibilmente del conte Aleramo di Chialamberto, come testimoniano la struttura esterna e le decorazioni di numerosi soffitti. Intorno al 1850, con l’estinzione della casata dei Chialamberto, la proprietà passò ai cugini, i conti Lajolo di Cossano, antica famiglia astigiana che ancora oggi ne detiene la proprietà.

Castello Galli della Loggia, La Loggia

Già nel 1179 il feudo di La Loggia risultava appannaggio dei Provana di Carignano. Alla fine del XIV secolo il castello passò a Giacomo Darmelli, il quale ne ricostruì le parti danneggiate e vi stabilì la sua dimora. Nel XV secolo i suoi figli ottennero l’investitura a Signori di La Loggia dall’abate di San Michele della Chiusa. Tra il XVI e il XVII secolo, le descrizioni del castello di La Loggia lo dipingevano come una fortezza circondata da mura e da un fossato con un ponte levatoio. Dotato di torre, corte interna, aia e forno, era in grado di resistere a un “attacco corpo a corpo”.
Accanto alla fortezza sorgeva la cappella di San Giacomo. Nel XVIII secolo, il castello, con le case rurali e la terra, passò per via matrimoniale ai Conti Galli della Loggia, che, nel corso del XIX secolo, completarono la trasformazione dell’antico castello in una villa signorile di rappresentanza.

Castello Provana, Collegno

Il Castello di Collegno, costruito nel 1171 per volere di Umberto III il Beato di Savoia, presentava in origine un impianto con cinque torri circolari accessibili tramite ponte levatoio. Subì una quasi totale distruzione nel XIII secolo, per poi essere ricostruito alla fine del secolo stesso ad opera di Guglielmo VII di Monferrato.
Appartenne al ramo dei Principi d’Acaja di Casa Savoia, Conti di Collegno, fino alla loro estinzione. Nel 1599, Carlo Emanuele I Duca di Savoia concesse il Feudo a Giovanni Francesco Provana di Carignano, primo Conte Provana di Collegno. Suo figlio Ottavio avviò i lavori di ampliamento, nei quali si ravvisa la forte impronta dell’architetto Guarino Guarini. Le guerre rallentarono i lavori, che ripresero dopo il 1720 su progetto di Filippo Juvarra. La sua opera fu completata dall’architetto Alberto Talucchi, che ridimensionò il progetto pur rispettando le indicazioni juvarresche.

Castello dei Conti Asinari, Virle Piemonte

Palazzo Asinari, oggi sede dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, risale alla prima metà del XVIII secolo, edificato sui resti di una precedente costruzione. Nel 1773 il conte Giuseppe Gaetano Piossasco di None ne curò un’importante ristrutturazione, avvalendosi forse dell’opera dell’architetto Ignazio Birago. L’edificio assunse l’aspetto odierno, con le caratteristiche modanature delle finestre.
Erede del conte fu Giuseppe Luigi Piossasco di None, nominato maggiordomo da re Carlo Felice. Con disposizione testamentaria, nel 1849 il conte fondò l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, destinando il palazzo e i suoi possedimenti a ricovero per i bisognosi e per gli orfani e ad asilo d’infanzia.
All’interno, il palazzo presenta decorazioni di pregio, come gli affreschi floreali su tutti i muri al piano rialzato e al primo piano. La sala principale del primo piano, con la statua della Madonna, è collegata al giardino da una scalinata. Al piano terra trovano posto una cappella privata, vari locali e gli uffici dell’Istituto. Uno scalone conduce al primo piano, dove spicca il salone centrale di rappresentanza a doppia altezza, con giochi di prospettiva che allargano otticamente lo spazio, realizzati dal pittore Giuseppe Dallamano.

Castello delle Quattro Torri, Arignano

Il Castello delle Quattro Torri, nascosto tra le colline di Arignano, a circa 25 km da Torino, è un raro esempio di castello rinascimentale perfettamente conservato. La sua posizione appartata ne ha favorito l’incolumità nel corso dei secoli. Costruito tra il 1407 ed il 1576 per volere del Conte Ludovico Costa degli Albussani, il castello ha una pianta quadrata con quattro torri rotonde agli angoli. Al suo interno un magnifico cortile colonnato è un’oasi di bellezza, mentre all’esterno è circondato da un ampio parco ottocentesco. Dopo un passato tormentato, segnato da vendite e usi impropri, oggi il Castello delle Quattro Torri ha finalmente ritrovato il suo splendore grazie all’attento restauro operato dalla famiglia Zucca, che ne ha acquisito la proprietà negli anni Ottanta.

Castello di Pralormo

Dalle sue origini medievali, il Castello di Pralormo si è trasformato nei secoli in una residenza nobiliare di rara bellezza, grazie al lavoro di illustri architetti. L’aspetto attuale, che risale al XIX secolo, si deve al Conte Carlo Beraudo di Pralormo, che affidò la ristrutturazione all’architetto Ernesto Melano e la creazione del giardino a Xavier Kurten.
Ancora oggi dimora dei Conti Beraudo, il castello apre le sue porte al pubblico: il parco, le pertinenze e il castello stesso sono fruibili grazie a un programma di visite guidate e a esposizioni temporanee. Ogni anno il castello ospita eventi di grande successo, in particolare Messer Tulipano, che attira migliaia di visitatori grazie a 75.000 tulipani in fiore. All’interno è stato recentemente inaugurato un percorso dedicato a una collezione di trenini d’epoca e a un plastico funzionante che riproduce il castello stesso. La tenuta comprende inoltre il parco storico, il giardino fiorito, l’Orangerie e la Castellana, oltre all’azienda agricola gestita dalla famiglia per preservare il territorio circostante.

Castello di Pavarolo

Il Castello di Pavarolo è stato oggetti di grandi vicissitudini storiche. Un decreto del 1047 conferma il possesso del castello di Pavarolo da parte dei Canonici di Torino, infeudati dal vescovo. Di quell’epoca però rimangono solo alcune pietre rotonde alla base del castello. Un documento del 1235 menziona un’alleanza tra Chieri e il Barone di Pavarolo. Nel 1264 il castello passa ai Balbo di Chieri, che ne iniziano la trasformazione. I soffitti a cassettoni del primo piano risalgono a quel periodo. Nel 1354 Pavarolo passa sotto i Savoia. Nel 1394 il castello viene occupato dalle truppe del Monferrato, ma i Chieresi lo riconquistano l’anno successivo. Seguono due secoli di frazionamento della proprietà, con numerose famiglie che detengono quote del castello.
Le divisioni interne e le tracce di un incendio portano a una radicale ristrutturazione tra il XV e il XVI secolo. Si ampliano gli spazi, inserendo un nuovo piano, e si chiudono le finestre gotiche per aprirne di nuove. Nel 1700 il castello è proprietà dei Piossasco. La Contessa Anna Maria fa realizzare un oratorio privato al secondo piano. Nel 1736 il castello passa ai Ferrero d’Ormea, che aggiungono un’ala per la scuderia. Nel XIX secolo, la Contessa Gloria lo lascia al figlio, che lo vende a Donato De Benedetti. Seguono altri passaggi di proprietà, tra cui quello a Malvina Ganerì, che ristruttura gli interni in stile neo-gotico. Nel 1920 il castello è venduto a quattro imprenditori, che lo rivendono a Francesco Zavattaro Ardizzi. Da allora, il castello appartiene alla famiglia Zavattaro Ardizzi, che lo ha restaurato e conservato, aprendolo al pubblico.

Villa Malfatti, San Giorgio Canavese

Villa Malfatti fu costruita all’inizio del XIX secolo dalla cantante lirica Teresa Belloc, musa di Rossini, che a lei si ispirò per l’opera “La gazza ladra”. Sotto il grande atrio, la scritta latina “Amphion Thebes Theresia Villam” ricorda come la cantante, con la sua voce, abbia edificato la villa, così come Anfione con la lira eresse le mura di Tebe.
Nel 1888 la villa fu acquistata dal barone Stefano Malfatti di Monte Tretto e parzialmente modificata. Da allora è rimasta di proprietà dei suoi discendenti. La villa, immersa in un vasto parco secolare, è in puro stile ottocentesco. Sul lato principale quattro arcate incorniciate da rose antiche conducono a un ampio atrio. Un elegante scalone a forbice si apre nell’ingresso, mentre il piano terra è composto da saloni e boudoir, tra cui spicca la camera da pranzo affrescata in stile viennese. Al primo e secondo piano, corridoi dividono due file parallele di camere e salottini. La biblioteca conserva una ricca collezione di opere del XIX e XX secolo, mentre tutte le stanze sono affrescate e arredate con mobili d’epoca. Il parco, fedele al progetto originale, presenta un versante sud all’italiana e uno nord all’inglese. Un imponente cancello in ferro battuto, sormontato dallo stemma di famiglia, dà accesso alla villa.

Castello di Marchierù, Villafranca Piemonte

Costruito nel XII secolo, il Castello di Marchierù è nato come fortezza difensiva dei Savoia Acaja e nel corso del XVIII secolo si è trasformato in una splendida residenza nobiliare, caratterizzata dalle bande orizzontali colorate in stile neogotico come appare oggi. Circondato da una cinta muraria, il castello si apre su un magnifico parco ottocentesco, dove sentieri immersi nell’ombra di piante secolari si snodano tra topiari in bosso e suggestive fioriture di ortensie, peonie e rose. Nel corso dei secoli, il Castello di Marchierù passò per via ereditaria ad alcune delle più nobili famiglie piemontesi, dai Petitti ai Solaro del Macello, fino ai conti Filippi di Baldissero e Prunas Tola Arnaud di San Salvatore, i cui discendenti ne sono ancora oggi gli eredi e i custodi.

Castello di Villar Dora

Dalle prime testimonianze documentali del 1280, il Castello di Villar Dora ha vissuto una storia secolare, segnata da eventi bellici e illustri presenze. La sua posizione strategica al confine tra l’Italia romana e le Gallie e tra il regno dei Longobardi e quello dei Franchi lo rese un punto di riferimento decisivo. Proprio ai suoi piedi si svolse la battaglia tra Costantino e Massenzio per il possesso della città di Susa. È stato fortunatamente risparmiato dalla furia distruttiva dei francesi del Maresciallo Catinat nel 1691, che rasero al suolo molti castelli della zona per le mire espansionistiche del Re Sole Luigi XIV. Tra le sue mura hanno soggiornato personaggi illustri come Papa Martino V Colonna al ritorno dal Concilio di Costanza (1418) e Re Carlo Emanuele III (1750). Dal 1337, la dimora è stata tramandata di generazione in generazione all’interno della stessa famiglia, divenendo un simbolo di continuità e memoria.

Villa Pastrone, Groscavallo

Immersa in un parco secolare ricco di alberi, fontane e statue, Villa Pastrone ha riaperto al pubblico nel 2023 dopo un lungo restauro. Con 26 stanze e la dépendance in cui si trova un elegante salone da ballo, la villa è un gioiello di architettura liberty.
Gli appassionati di cinema saranno incuriositi: la villa, infatti, è stata fatta costruire dal regista Giovanni Pastrone, pioniere del cinema muto italiano e autore del kolossal “Cabiria” (1914). Rimasta per anni in stato di abbandono, rischiando di scomparire, nel 2023, grazie a un attento lavoro di restauro conservativo, la dimora storica ha ritrovato il suo antico splendore. In estate si fa teatro di diversi eventi, con la possibilità di visitarne gli interni per ammirarne gli affreschi, i manufatti lignei e le decorazioni appena restaurati, compresa una preziosa collezione di dipinti e sculture del primo Novecento italiano.

Le dimore storiche nelle altre province del Piemonte

Tutto il Piemonte è punteggiato da dimore storiche che offrono un’occasione unica anche per conoscere e degustare i prodotti tipici dei territori. Sono molti i casi in cui sono le tenute stesse ad offrire ai visitatori i prodotti di eccellenza locali, a testimonianza del fatto che, oltre ad avere un enorme valore a livello culturale, questi edifici hanno un ruolo importantissimo per l’economia dei borghi in cui si trovano.

Castello di Gabiano

Tra i più antichi e grandi del Monferrato, il Castello di Gabiano vigila sulla valle del Po fin dall’VIII secolo. Questo imponente maniero, che si trova su una posizione strategica, ha vissuto secoli di assedi e guerre, passando sotto le dominazioni dei Montiglio, dei Gonzaga e infine del Duca Ferdinando di Mantova. Nel 1622, il Duca cedette il castello ad Agostino Durazzo Pallavicini, conferendogli il titolo di Marchese di Gabiano. Il castello subì un’importante opera di restauro, iniziata nel 1908 dal Marchese Giacomo Durazzo Pallavicini e portata a compimento nel 1935 dalla Marchesa Matilde Durazzo Pallavicini dei Principi Giustiniani.
Ma il vero gioiello del Castello di Gabiano è il suo labirinto, un monumento storico che rappresenta uno dei rarissimi esempi documentati di labirinto all’interno dei giardini storici del Piemonte. Progettato dall’architetto Lamberto Cusani negli anni Trenta del Novecento, il labirinto si inserisce perfettamente nel progetto di restauro del castello, integrando il gusto paesaggistico dell’epoca con la struttura formale del giardino. Più che un semplice gioco di percorsi, il labirinto del Castello di Gabiano racchiude una molteplicità di simboli, che rimandano a viaggi mitologici, religiosi, filosofici e matematici, un’opera d’arte che rappresenta il percorso stesso della conoscenza e della scoperta.

Castello di Tagliolo, Tagliolo Monferrato

Sulle colline del Monferrato, il Castello di Tagliolo domina il panorama con la sua torre, eretta nell’XI secolo per contrastare le incursioni saracene. Nel 1350, accanto alla torre sorse il maniero, ampliato nel XVII secolo e trasformato in dimora signorile. Dal 1498 il castello è di proprietà dei Marchesi Pinelli Gentile, che ne hanno fatto il cuore di una tenuta rinomata per i suoi vini DOCG, come l’Ovada (da uve Dolcetto) e il Cortese. Oggi il Castello di Tagliolo è aperto al pubblico per eventi di vario tipo e per chi desidera pernottare nelle guest house del borgo medievale adiacente.

Castello di Robella

Arroccato sulle colline del Monferrato astigiano, il Castello di Robella risale all’Alto Medioevo, periodo in cui era feudo dei Conti Radicati, che facevano parte della potente Contea di Cocconato. I Radicati, abili politici, si destreggiarono tra i poteri locali e sovrani, godendo di ampia autonomia pur riconoscendo l’autorità dell’Imperatore. Solo alla fine del XVI secolo si sottomisero ai Savoia, mantenendo comunque un notevole grado di indipendenza fino all’epoca napoleonica. La vita del borgo di Robella era regolata da statuti emanati nel 1568, a testimonianza dell’importanza della casata all’interno del territorio.
Il nucleo originario del castello, che risale al XIII secolo, era una rocca poligonale di cui oggi si osservano alcuni lati orientali. Accanto ad essa sorgeva una torre quadrata, probabilmente distrutta tra il XVI e il XVII secolo. La sua immagine è conservata in un documento originale conservato nell’Archivio di Stato di Torino. Nel corso dei secoli il castello ha subito diverse modifiche ed ampliamenti, fino all’attuale forma irregolare e alla trasformazione da fortezza a residenza signorile. Il parco del castello, nella sua attuale configurazione, riprende in parte il progetto originario dell’architetto settecentesco Filippo Castelli. Il disegno complessivo si caratterizza per un doppio circuito di viali, a cui si aggiunge un terzo semi-circuito. I viali, delimitati da una siepe secolare di bosso, sono costeggiati da filari di olmi, ippocastani e tigli. Tra questi spiccano due maestosi cedri del Libano e un imponente esemplare di tasso giapponese.
Nel 2024 il Castello celebra i duecento anni dalla costruzione della torre e della specola in ferro, progettate dall’architetto Carlo Bernardo Mosca per l’osservazione astronomica e una delle prime architetture in ferro del Piemonte e d’Italia.

Palazzo Muratori Cravetta, Savigliano

Palazzo Muratori Cravetta, dimora storica di Savigliano, sorge lungo l’antica Contrada Jerusalem, un tempo ricca di facciate affrescate. Nato dall’accorpamento di tre proprietà nobiliari, il palazzo ha ospitato personaggi illustri come Francesco I di Francia e Carlo V.
L’aspetto attuale si deve a Giovanni Francesco I Cravetta, Primo Presidente del Senato Ducale, e al nipote Giovanni Francesco II. Il cortile d’onore, capolavoro di architettura tardorinascimentale, è opera di Ercole Negri di Sanfront e unisce armoniosamente pittura, scultura e architettura.
Tra i tesori del palazzo, la sala dove nel 1630 morì il Duca Carlo Emanuele I. La stanza, con un superbo soffitto a cassettoni decorato da circa 160 formelle lignee dipinte, riporta al gusto tardo medievale. Nel 2006 il giardino storico è stato recuperato ispirandosi al periodo rinascimentale-manieristico. Il parterre, realizzato in bosso e santolina, è circondato da zone di prato e delimitato da palissades di carpino bianco.

Palazzo La Marmora, Biella

Dall’XI secolo Palazzo La Marmora è la dimora dei Marchesi Ferrero della Marmora, oggi Mori Ubaldini degli Alberti La Marmora. È un luogo che racconta la storia di una famiglia e, al tempo stesso, un esempio di Casa Museo che conserva la sua unicità tra architetture, arredi, quadri e archivi.
Oggi è un labirinto di cortili, giardini e sale monumentali dove si respira il passato, dagli affreschi che ritraggono Sebastiano Ferrero, generale delle Finanze del Ducato di Milano nel 1500, all’ambasciatore Filippo Ferrero della Marmora, artefice di matrimoni regali tra Piemonte e Francia nel 1700.
Tra i personaggi illustri, troviamo anche Raffaella, madre dei generali La Marmora del Risorgimento, e i discendenti di Leon Battista Alberti, giunti qui nel 1899. Un viaggio che attraversa epoche diverse, dal Rinascimento al Novecento, testimoniato dal Giardino d’Inverno, un porticato a doppie colonne con alte vetrate che si affaccia sul giardino all’italiana, e dalla Grande Galleria, adiacente alla Sala da Ballo e alla ex-Sala del Biliardo.