Sta per arrivare il leasing sociale in Italia. Ma sarà riservato soltanto alle auto elettriche, come in Francia, oppure no? Scopriamo di più sulla misura ideata dal Governo nell’ambito di un pacchetto di interventi a sostegno della filiera automobilistica.
Il decreto automotive, dopo la recente approvazione della Corte dei Conti, è sulla strada per diventare realtà. Le risorse per il rilancio del settore auto ammontano a 1,35 miliardi di euro fino al 2030, gran parte dei quali destinati agli accordi per l’innovazione e a provvedimenti per il sostegno all’industria automobilistica, come i mini contratti di sviluppo per le imprese della componentistica.
Sul fronte della domanda, invece, nel panorama dei nuovi incentivi auto 2026 non ci saranno bonus diretti per l’acquisto di auto elettriche, ma altri tipi di sostegni e agevolazioni, tra cui il noleggio sociale ispirato al modello francese. La porzione di fondi per il leasing sociale è di 50 milioni di euro e il programma durerà fino al 30 giugno 2030. Ecco di cosa si tratta, nonostante manchino ancora vari dettagli e i decreti attuativi.
Leasing sociale in Italia: come funziona
Il leasing sociale di auto è una forma di noleggio a lungo termine agevolata per le persone con basso reddito. Secondo il piano del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la misura sarà rivolta a chi ha un ISEE inferiore a 30.000 euro. Questi potrà sottoscrivere un contratto di leasing della durata minima di 3 anni.
Come sarà il funzionamento? Lo Stato, tramite l’Automobile Club d’Italia, finanzierà l’intero anticipo iniziale con un contributo fino a 13.000 euro per il leasing di una vettura rispondente a specifiche caratteristiche, con cui pagare un canone di noleggio mensile ridotto, probabilmente tra 75 e 150 euro.
Alla scadenza del contratto, l’utilizzatore potrà acquisire il veicolo con uno sconto minimo del 10% delle quotazioni medie di mercato. Altrimenti lo Stato, sempre tramite l’ACI, lo riconsegnerà al costruttore (se tale opzione è prevista nel contratto) oppure provvederà a effettuare una vendita diretta con avviso pubblico. Il ricavato coprirà gli oneri e l’acquisto di nuovi veicoli da reinserire nel programma.
Non è un leasing di auto elettriche
La differenza più netta con quanto avviene in Francia è che il decreto italiano non prevede esclusivamente un leasing sociale di auto elettriche, ma la misura è aperta ai veicoli termici di categoria M1 immatricolati in Italia, purché rientrino almeno nella classificazione Euro 6 con emissioni di CO2 fino a 135 g/km. Contestualmente ci sarà l’obbligo di rottamazione di un’auto fino a Euro 4.
L’obiettivo del leasing sociale contenuto nel nuovo decreto sarebbe quello di consentire a un maggior numero di cittadini, favorendo quelli con redditi bassi, il noleggio a lungo termine di mezzi a basse emissioni.
Tuttavia, i dubbi sull’utilità di questa misura a favore di un’efficace transizione ecologica solo legati al fatto che riguardi le auto con motore termico. Quindi, in sostanza, il contributo rischia di favorire la diffusione di veicoli a benzina o diesel e non di quelli a zero emissioni.
Le altre misure del decreto automotive
Il decreto automotive contiene, oltre al leasing sociale, una serie di altre misure per sostenere la filiera, che sono già state anticipate sui vari media:
- Retrofit a gas (GPL e metano);
- Infrastrutture di ricarica elettrica domestiche;
- Moto, scooter e microcar;
- Veicoli commerciali.
La copertura economica dell’intero provvedimento, che coprirà un arco temporale di quasi quattro anni, deriva dalle risorse residue del precedente Fondo Automotive. La ripartizione prevede 142,7 milioni per il 2026, 400 milioni nel 2027 e altri 200 milioni in ciascuno degli anni 2028, 2029 e 2030.








