La sostenibilità e la riduzione degli sprechi sono due temi centrali della contemporaneità. Con il Green Deal, i governi hanno ufficializzato l’intenzione di creare un futuro verde. Anche i singoli, nel loro piccolo, possono contribuire a questa mission e possono abbracciare, ad esempio, il low waste life.

Low waste life e zero waste life sono stili di vita che prestano attenzione al benessere dell’ambiente attraverso abitudini semplici ma spesso sottovalutate.

Studiando l’impronta ecologica, è possibile comprendere l’eccessivo spreco generato dalle diverse comunità, che prendono per scontate tante risorse che in realtà sono preziose.

Molte persone si sono rese conto che è necessario attuare un cambiamento green a partire da piccoli gesti quotidiani. Così è nato lo stile di vita low waste life, divenuto famoso grazie alla formazione di solide reti di attivismo e alla condivisione dei propri successi attraverso i canali social.

Cos’è il low waste life?

Oggi vi sono molti strumenti e differenti maniere per vivere in modo sostenibile. Dal riciclo alle smart home, dal turismo etico alla mobilità green, di cui fanno parte -ad esempio- i servizi di bike sharing.

Il low waste life, o lo zero waste life, è uno stile di vita che accoglie al suo interno queste ed altre scelte, poiché esse contribuiscono a ridurre al minimo la produzione di rifiuti e l’impatto ambientale del singolo.

Si tratta di un vero e proprio movimento, la cui pioniera è Bea Johnson, attivista ambientale e blogger che ha condiviso i 6 concetti fondamentali per vivere una quotidianità senza rifiuti:

  • Rifiutare: dire no ai prodotti usa e getta e inquinanti;
  • Ridurre: limitare il più possibile l’acquisto del superfluo;
  • Riutilizzare: scegliere prodotti con un ciclo di vita lungo;
  • Riciclare: impiegare i materiali vecchi in tante maniere diverse;
  • Ridurre in compost;
  • Riparare: non gettare subito un prodotto danneggiato, ma cercare di sistemarlo o reinventarne l’uso.

Come praticare il low waste life?

Grazie allo sviluppo delle smart city e alle numerose iniziative promosse da governi e associazioni territoriali e internazionali, oggi è molto più facile praticare uno stile di vita low waste.

I 6 concetti proposti da Bea Johnson sono un ottimo modo per cominciare. A questi possiamo aggiungere ulteriori buone pratiche:

  • Limitare l’uso dell’auto, preferendo servizi come il bike sharing, il noleggio di monopattini o i mezzi pubblici. Per lunghi viaggi, puoi optare per veicoli più ecologici, come le auto elettriche;
  • Non acquistare dai grandi centri commerciali e preferire piuttosto i negozi locali, che offrono prodotti del territorio e a Km0;
  • Ridurre l’inquinamento da plastica, evitando di acquistare acqua in bottiglia e prodotti incartati con questo materiale;
  • Usare i servizi tecnologici e digitali, come le app, per ridurre l’uso di carta.

Non solo, chi ama, ad esempio, andare in giro per il mondo, può attuare dei piccoli accorgimenti per fare turismo sostenibile, come viaggiare in treno anziché in aereo, e non soggiornare in albergo ma optare per il campeggio ecologico.

Chi vive in città è ha il pollice verde, invece, può partecipare agli orti urbani, coltivando da sé i prodotti di cui ha bisogno.

In poche parole, le possibilità sono molteplici e accessibili a tutti.

Low waste life: esempi concreti che dimostrano che tutti possono contribuire al benessere dell’ambiente

Sempre più persone esprimono il desiderio di vivere una quotidianità più rispettosa dell’ambiente e anche di chi lo vive. Lo conferma, ad esempio, il Sustainable Consumer Report del 2023 di Deloitte, dove più di un terzo degli intervistati ha risposto che vorrebbe maggiori regole per spingere le aziende a offrire più scelte sostenibili ai consumatori.

Tuttavia, c’è chi si chiede se lo stile di vita green sia proprio alla portata di tutti. Infatti, il pensiero comune, molte volte, lo associa a una fetta di popolazione benestante, ma in realtà ognuno può contribuire a preservare il benessere della Terra.

Lo dimostrano le tante persone che, per promuovere il low waste life, hanno cominciato a condividere sui social e sui blog il proprio percorso, mostrando successi e insuccessi.

Vi è, ad esempio, Farihah Choudhury, nutrizionista inglese che, grazie a Instagram e al suo blog, ha raccolto un vasto seguito condividendo tips del proprio percorso di riduzione dello spreco. La blogger ringrazia spesso le sue origini britanniche e del Bangladesh, che l’hanno aiutata ad adottare uno style of life più frugale.

Gather, invece, è un piccolo negozio indipendente che produce e offre prodotti ecologici. Fondato da Tash Gorst, si trova a Londra è ha vinto un premio dedicato al low waste. Il locale mostra la sua mission in tutti i dettagli, dagli arredi di seconda mano fino ad articoli plastic free.

Come questi, vi sono molteplici altri esempi di low waste life, anche in Italia. Nel nostro paese sono attive, in particolare, due realtà interessanti, ovvero Zero Waste Italy e Rete Zero Waste.
La prima si è costituita nel 2009 e ha il compito di legare le iniziative nazionali zero waste a quelle europee e mondiali, e di aggiornare la lista dei Comuni Italiani Rifiuti Zero. La seconda, invece, è un’iniziativa di un gruppo di persone eterogenee che si pone l’obiettivo di aggiornare gli utenti sul tema zero waste e fornire consigli utili e risorse a tutti coloro che hanno deciso di intraprendere il cammino del low waste life.