Forse credi di non conoscere l’antica Via Nakasendo, in Giappone, ma molto probabilmente è nel tuo immaginario: l’hai vista ogni volta che, nei film e nelle serie TV, negli anime e nei manga, un samurai solitario o un ronin con il suo bambino hanno percorso chilometri a piedi tra le montagne, fermandosi nei villaggi e nelle locande, magari accorrendo in aiuto di un gruppo di contadini oppressi. Ma di cosa si tratta? È possibile percorrere oggi questa strada?
Dalle metropoli ultramoderne, piene di grattacieli all’avanguardia, luci al neon e treni proiettile, ai piccoli villaggi che sembrano usciti da un’altra epoca, il Giappone è un Paese capace di contenere mille anime diverse e di conservare e valorizzare la propria storia. È il caso dell’antica Via Nakasendo, una strada postale che collegava Kyoto a Edo, che era il nome di Tokyo in epoca feudale. Se vuoi immergerti nel fascino del Giappone tradizionale, hai la possibilità percorrere un tratto di questa strada: quello tra le stazioni, o tappe, di Magome e di Tsumago, tra le montagne nipponiche della Valle del Kiso, due villaggi perfettamente conservati che ti faranno fare un viaggio indietro nel tempo.
L’antica Via del Nakasendo in Giappone
La Nakasendō (中山道, che significa “strada centrale di montagna”) era una delle cinque vie principali del Giappone durante il periodo Tokugawa, tra il 1600 e il 1868. Questa antica strada collegava Edo, l’attuale Tokyo, con Kyoto, allora capitale imperiale, attraversando il sistema montuoso delle Alpi Giapponesi. Serviva come alternativa alla Tōkaidō, un’altra delle cinque vie principali, che invece seguiva un percorso costiero lungo l’Oceano Pacifico. Gran parte della Nakasendō attraversava la valle del fiume Kiso, dominata dai Monti Kiso, e per questo era conosciuta anche come Kisokaidō (木曾街道, ovvero “strada di Kiso”).
Il lungo percorso
Partendo da Edo, la Nakasendō attraversava le province di Musashi, Kōzuke, Shinano, Mino e Ōmi, che corrispondono alle odierne prefetture di Saitama, Gunma, Nagano, Gifu e Shiga, prima di giungere a Kyoto. La sua lunghezza complessiva era di circa 534 chilometri, più lunga di 40 chilometri della Tōkaidō.
Il percorso si snodava prevalentemente su terreni montuosi, attraversando cinque importanti passi e numerose colline. Gran parte della strada si trovava a un’altitudine superiore agli 800 metri ed era esposta a condizioni climatiche impegnative: abbondanti nevicate in inverno, grande caldo in estate e alta umidità nei periodi piovosi autunnali.
Le stazioni di posta
Lungo il tragitto si trovavano 69 villaggi, chiamati juku o shuku, dove si trovavano locande, ryokan e stazioni di posta per i viaggiatori. Alcune di queste stazioni ospitavano anche delle dogane (sekisho), dove gli ufficiali del governo dello Shōgun controllavano che non venissero trasportate armi verso Edo o che i familiari dei daimyō, i nobili, non lasciassero la città. Gli alloggi più lussuosi, chiamati honjin, erano riservati esclusivamente ai daimyō. La strada era pavimentata con grosse pietre, il che impediva il passaggio di carri e carrozze. Era quindi percorsa a piedi, a cavallo o sulle lettighe, rendendo il viaggio un’impresa decisamente impegnativa.
La strada, i suoi paesaggi, i villaggi e i viaggiatori che la percorsero sono stati immortalati dal pittore giapponese Utagawa Hiroshige nella serie di stampe in stile ukiyo-e Sessantanove stazioni lungo il Kisokaidō, realizzata nel 1842.
In viaggio sulla Nakasendo: Magome e Tsumago
Che ne è stato dell’antica Via Nakasendō? Con la fine dello shogunato e l’avvento della Restaurazione Meiji nella seconda metà del XIX secolo, il Giappone intraprese un rapido processo di modernizzazione. La Nakasendō, inadeguata per accogliere mezzi su ruote, fu progressivamente trasformata. Molti dei suoi tratti più tortuosi vennero convertiti in stradine secondarie o sostituiti da moderne arterie stradali e ferroviarie, con tunnel che attraversano le montagne e ponti più ampi.
Le nuove infrastrutture, strade statali, autostrade e ferrovie, furono progettate per passare lontano dai villaggi storici, molti dei quali si sono evoluti in cittadine moderne, conservando solo alcuni edifici originali. Oggi la Nakasendō è quasi interamente asfaltata.
Tuttavia alcuni villaggi nella valle del Kiso hanno preservato il fascino e l’atmosfera del passato. Sebbene parte della vecchia strada sia stata asfaltata, località come Tsumago-juku e Magome-juku – ora appartenenti rispettivamente alle municipalità di Nagiso e Nakatsugawa – mantengono l’aspetto e lo spirito dell’epoca medievale.
Immersi nella natura, questi luoghi sono caratterizzati da edifici in legno ricostruiti nello stile originale, che oggi attraggono numerosi visitatori. Il tratto tra Tsumago-juku e Magome-juku, lungo circa 8 chilometri, offre un’esperienza indimenticabile: la strada che li collega è stata ripristinata come un tempo, incorniciata da una fitta foresta e da paesaggi di straordinaria bellezza, in particolare in autunno, durante il periodo del foliage, e in primavera, con la fioritura dei ciliegi.
Cosa vedere tra Magome e Tsumago
Magome e Tsumago, tra le montagne della regione centrale dell’Honshu, costituivano le stazioni n. 42 e n. 43 della Nakasendo, dove i viaggiatori trovavano riparo e ristoro durante gli spostamenti. Oggi molti turisti scelgono di percorrere il sentiero da Tsumago a Magome, ma il nostro consiglio è di fare il percorso inverso. Partendo da Magome, infatti, il tragitto risulta più agevole, con la maggior parte del cammino in discesa. I primi 2,5 chilometri sono in salita, ma affrontarli all’inizio è meno faticoso.
Partenza da Magome
Il suggestivo villaggio di Magome, arroccato su una salita, conserva intatto il fascino del periodo feudale. Passeggiando lungo il suo tratto di Nakasendō, ti troverai immerso tra antichi edifici in legno e piccoli negozi di ceramiche tradizionali, di tessuti e di prodotti di artigianato locale. Qui potrai anche gustare le specialità della regione, come succhi di frutta stagionali, carne di maiale e sakè prodotto localmente. Se decidi di fermarti per pranzo prima di iniziare il tuo cammino verso Tsumago, i ristoratori del villaggio sapranno deliziarti con piatti preparati secondo la tradizione.
Magome è legata anche alla figura di Shimazaki Toson, uno degli scrittori più importanti del Giappone, nato qui nel 1872. A lui è dedicato un piccolo museo ospitato nell’honjin di Magome, la locanda un tempo riservata ai signori feudali e agli ufficiali in viaggio. Un altro museo, più modesto ma altrettanto interessante, si trova nella wakihonjin, la locanda che accoglieva mercanti e viaggiatori di rango inferiore. Non perdere anche il Museo Shimizuya, ospitato in un edificio tradizionale, dove sono esposte ceramiche, abiti e pergamene sospese.
In cammino sull’antica Via Nakasenda
Una volta lasciata Magome, il sentiero si inoltra tra le montagne e si snoda per circa 8 chilometri fino a Tsumago. Nonostante la distanza non è una passeggiata particolarmente impegnativa: in circa tre ore di cammino puoi completare il percorso, che è ben segnato e in alcuni tratti lastricato in pietra, come in origine era la Nakasendō. È bene tenere presente, però, che l’esperienza non è adatta a tutti, poiché ci sono tratti dissestati, scalinate e pietre che rendono il percorso poco praticabile per chi ha difficoltà motorie, per le persone in sedia a rotelle o per le famiglie con passeggino.
La maggior parte del tragitto attraversa boschi ombrosi, risaie, foreste di bambù e piccole cascate, in un’immersione completa nella natura giapponese. Lungo il cammino ci sono anche diversi punti panoramici, come il ponte Kiso Mikagori, che regala una vista mozzafiato sulle gole sottostanti. Non mancano, inoltre, attrazioni come piccoli templi buddisti e luoghi perfetti per scattare foto da cartolina.
Tra gli edifici tradizionali che incontri lungo il sentiero, uno dei più interessanti è il Tateba, una casa rurale, aperta ai visitatori, dove riposarti gustando un tè offerto da un abitante della zona. Qui puoi osservare l’interno di una tipica abitazione giapponese e scoprire gli attrezzi utilizzati nella vita quotidiana. L’ingresso è gratuito, ma è sempre una buona idea lasciare un’offerta per contribuire a mantenere viva questa esperienza irripetibile.
Una curiosità che incontrerai lungo il cammino sono delle campanelle appese a una cordicella. Accanto c’è scritto di suonarle per tenere lontani eventuali orsi presenti nella zona. Non è chiaro se sia un vero avvertimento o una trovata turistica, ma nel dubbio è meglio suonarle!
Arrivo a Tsumago
L’ingresso a Tsumago è un momento emozionante: il villaggio si apre davanti ai tuoi occhi con le case tradizionali, i negozietti di souvenir e piccoli locali dove gustare i prodotti tipici del posto. Qui sembra che il tempo si sia fermato al periodo Edo. Camminando lungo le vie costeggiate dagli edifici in legno perfettamente conservati, potresti quasi aspettarti di vedere un samurai uscire da una locanda – se non fosse per i turisti che affollano il villaggio.
Qui non ci sono automobili, le linee elettriche sono interrate e parabole o antenne restano ben nascoste per preservare l’aspetto originale della città.
Esclusi i ryokan e i ristoranti, molti degli edifici sono abitazioni private e la conservazione del villaggio si deve soprattutto agli abitanti. Nel 1968 furono loro a iniziare il restauro degli edifici storici e a stabilire che nessuna struttura antica sarebbe stata demolita, venduta o affittata. Questo impegno ha portato il governo giapponese a dichiarare Tsumago una zona d’importanza nazionale, garantendone così la salvaguardia.
Locande e piccoli musei
Tra i luoghi di interesse ci sono le antiche locande honjin e wakihonjin, trasformate oggi in musei, in cui puoi visitare le stanze dove un tempo pernottavano i viaggiatori per ammirare oggetti, foto e documenti che raccontano la storia della stazione postale. Mentre la honjin è una ricostruzione recente, la wakihonjin è originale e risale al 1800.
Altri punti interessanti sono gli uffici e le stalle dove i signori feudali in viaggio affittavano cavalli e assistenti, e la kosatsuba, una bacheca che esponeva editti e divieti emanati dagli shōgun. Se hai tempo, visita anche il tempio buddista Kotoku: nonostante le dimensioni contenute, merita una sosta per la sua atmosfera raccolta.
Se desideri prolungare l’esplorazione, il percorso della Nakasendō prosegue oltre il villaggio, fino ai resti del castello di Tsumago. Sebbene la struttura sia andata distrutta nel 1600, il punto panoramico in cui sorgeva offre una vista spettacolare sulla valle e sulle montagne circostanti, rendendo la salita davvero gratificante.
Infine, se il tempo te lo consente, puoi rilassarti in un onsen (il tipico bagno termale) per concludere la tua visita nel massimo del relax prima di riprendere il cammino o tornare a casa.
Come raggiungere la Via Nakasendo in Giappone
Il modo migliore per raggiungere il Giappone è in aereo, prenotando il volo via app e approfittando della tratta diretta da Milano Malpensa per Tokyo. Una volta nella capitale nipponica, puoi raggiungere Nagoya, la città più vicina a Magome e Tsumago, scegliendo tra un volo interno o l’efficientissimo Shinkansen, il famoso treno ad alta velocità giapponese. Quest’ultima opzione non solo è comoda e veloce, ma è anche un’esperienza da fare assolutamente se ne hai l’occasione.
Da Nagoya puoi facilmente raggiungere entrambe le stazioni postali di Magome e Tsumago utilizzando i mezzi pubblici. Se desideri iniziare il tuo cammino da Magome, prendi il treno JR Limited Express Shinano dalla stazione di Nagoya e scendi a Nakatsugawa: il viaggio dura circa 50 minuti. Da lì, un autobus locale ti porterà direttamente all’ingresso di Magome in circa 30 minuti, al costo di 600 yen.
Se invece vuoi partire da Tsumago, sali sempre sul JR Limited Express Shinano, ma scendi alla stazione di Nagiso, a circa 60 minuti da Nagoya. Anche in questo caso troverai un autobus che collega la stazione a Tsumago in pochi minuti, con un biglietto che costa circa 300 yen.
Tieni presente che il Japan Rail Pass, l’abbonamento per i treni in Giappone, include anche quelli del Limited Express Shinano.








