Nel mondo dei viaggi sta nascendo una nuova bussola per orientarsi in modo consapevole: le mappe green, strumenti che aiutano a scegliere destinazioni e strutture realmente sostenibili, certificate da enti riconosciuti a livello internazionale.

Oggi più che mai viaggiare in modo responsabile è una necessità. Il turismo di massa, spinto da voli low cost e soggiorni mordi e fuggi, ha trasformato intere città e paesaggi in parchi a tema.

Gli effetti dell’overtourism sono ormai evidenti, tra affitti alle stelle nei centri storici, spiagge a numero chiuso, consumo di suolo e risorse, fino alle recenti proteste in Spagna al grido di “turisti, tornate a casa”.

Secondo le stime, l’impatto del turismo sul clima globale pesa per circa l’8% delle emissioni totali, una percentuale paragonabile a quella dell’intera Unione europea. Ma c’è un lato positivo: a differenza di altri settori, il turismo può cambiare partendo proprio dalle scelte individuali, da cosa visitare, come muoversi fino quanto restare nei luoghi e quale comportamento adottare.

In questa direzione si muovono le certificazioni di sostenibilità e, con esse, le cosiddette “mappe green“. Un modo concreto per orientare sia le politiche locali sia le decisioni dei viaggiatori, aiutandoli a ridurre l’impatto ambientale e sociale delle proprie vacanze.

Cosa sono le mappe green

Le mappe green sono piattaforme o strumenti di riferimento che raccolgono e segnalano le destinazioni turistiche certificate secondo precisi standard di sostenibilità. Tra i più autorevoli a livello internazionale c’è quello del Global Sustainable Tourism Council (GSTC), nato nel 2010 sotto l’egida delle Nazioni Unite e promosso in Italia da Etifor, spin-off dell’Università di Padova.

Il GSTC stabilisce criteri specifici per il turismo sostenibile, integrando aspetti ambientali, economici e sociali. Il protocollo introduce anche una figura chiave: il destination manager, responsabile di gestire i flussi turistici e armonizzare gli interessi di imprese, residenti e visitatori.

Oltre al GSTC è presente anche il modello EarthCheck, già adottato in Scozia, Irlanda e recentemente a Zurigo, città che ha ottenuto la certificazione dopo due anni di verifiche su oltre 400 parametri ambientali e sociali. In Italia, EarthCheck è rappresentata dal Terra Institute, impegnato nel promuovere strategie condivise di governance turistica.

Quali sono le destinazioni certificate

Le destinazioni che hanno scelto di certificarsi seguendo questi protocolli offrono esperienze di viaggio attente all’ambiente e al benessere delle comunità locali. A oggi sono 15 le destinazioni italiane certificate, tra cui Valsugana, Trento, Rovereto, Siena, Montepulciano e il sentiero della Via degli Dei.

La Valsugana, prima area turistica italiana riconosciuta dal GSTC, ha puntato su mobilità dolce, tutela del paesaggio e valorizzazione dei produttori locali. A Siena e Montepulciano, il modello di sviluppo è basato sulla conservazione del patrimonio artistico e sulla gestione equilibrata dei flussi, per preservare l’autenticità dei luoghi.

All’estero, Zurigo rappresenta un esempio virtuoso: la città ha ottenuto la certificazione EarthCheck per la qualità dell’aria, l’efficienza dei trasporti pubblici e le politiche abitative a favore dei residenti, dimostrando che la sostenibilità può andare di pari passo con l’attrattività turistica.

Perché il turismo sostenibile è importante

Ripensare il turismo non significa solo ridurre le emissioni, ma cambiare prospettiva. Il viaggio sostenibile diventa un modo per proteggere il paesaggio, tutelare le comunità locali e garantire un equilibrio tra chi vive un luogo e chi lo visita.

È una rivoluzione culturale prima ancora che economica. Arte, natura e cultura non sono più semplici strumenti di marketing, ma beni comuni da custodire. Le mappe green rappresentano così un nuovo punto di partenza per chi vuole scoprire il mondo lasciando un’impronta più leggera, trasformando ogni viaggio in un atto di consapevolezza.