Negli ultimi giorni i media italiani hanno diffuso la notizia, basata sull’indicatore di una società svizzera, che ritrae Milano come la terza città più inquinata al mondo. Moveo ha intervistato il prof. Maurizio Maugeri dell’Università degli Studi di Milano che ci ha aiutato a fare luce su questa notizia. Senza dimenticare, in ogni caso, la gravità della contaminazione atmosferica del capoluogo lombardo

Un polverone mediatico: in gergo giornalistico è ciò che succede quando dall’annuncio di un fatto si amplifica nei titoli, interviste e perfino polemiche politiche. E’ quello che è successo con la rilevazione dei dati di IQAir, società svizzera che commercializza di tecnologie per contrastare l’inquinamento dell’aria, che il 19 febbraio scorso segnalavano come Milano fosse la terza città più inquinata al mondo dopo Lahore in Pakistan e Dacca in Bangladesh. Dato rilanciato dai media nazionali e oggetto di trasmissioni televisive di approfondimento fino a ieri, con il contorno delle polemiche che hanno investito il Comune di Milano e la Regione Lombardia accusati di immobilismo. Peccato che questo polverone è basato su un dato inattendibile: in sintesi, la notizia che ne è scaturita non è corretta. «Dire che Milano è la terza città più inquinata al mondo è un’affermazione senza senso: Milano non si può comparare a città indiane, cinesi o anche a Città del Messico dove l’attenzione alle emissioni è davvero molto più basso» spiega in un’intervista a Moveo Maurizio Maugeri, docente di Fisica dell’atmosfera all’Università degli Studi di Milano. 

Chi vive nell’area metropolitana della città meneghina sa bene che l’aria è contaminata da fattori diversi: dagli scarichi dei veicoli allo scarto dei riscaldamenti domestici, fino alle emissioni industriali e soprattutto a quelle agricole che arrivano dalla Pianura Padana. Ma non è nulla di più grave rispetto a quanto già noto:

«Sicuramente nella settimana del 20 febbrario c’è stato un evento eccezionale che ha riguardato la situazione meteorologica: l’area metropolitana milanese è stata sottoposta a un potentissimo anticiclone che non è proprio della climatologia di febbraio. Questo fenomeno si è insediato in Europa occidentale e impedisce il rimescolamento dell’aria nell’atmosfera. Quindi l’eccezionalità sta nella situazione metereologica»

A testimoniarlo anche l’immagine diffusa dal sistema Copernicus dell’Esa che mostra la contaminazione atmosferica in Pianura padana rilevata nella settimana del 20 febbraio.

Nube di inquinamento atmosferico da polveri sottili nella Pianura padana
Nube di inquinamento atmosferico da polveri sottili nella Pianura padana – Credits: Esa

Perché il ranking di IQAir non è totalmente affidabile

Al netto della responsabilità di approfondire i dati trasmessi da una società privata, che può legittimamente avere un interesse che supera l’oggettività informativa, come spiega Maugeri l’indice di IQAir è basato su sensori low cost che non indicano dove sono posizionati, in quale zona della città e in che modo siano comparabili con sensori posti in città del mondo lontanissime.

«Questi indici hanno un loro senso nel confrontare a grandi linee posti tra loro molto diversi e questo è un esercizio che si può fare e ci fornisce delle indicazioni. Insomma, possono anche avere una valenza didattica ma devono essere usati con molta attenzione. Se oggi andiamo a raccontare alla gente che la situazione è disastrosa, le persone si deprimono. Si chiedono: ‘Ma come? Abbiamo fatto tanti sacrifici e la situazione rimane grave’. Così si scoraggiano i cittadini e non si aiuta la causa climatica»

L’aria di Milano è molto migliorata negli ultimi trent’anni

In realtà, come spiega un report del Global Burden of Disease basato su dati scientifici il carico sanitario europeo attribuibile all’inquinamento atmosferico è diminuito in tre decenni, dal 1990 al 2019. Secondo il rapporto Mal’Aria di città 2024 realizzato da Legambiente e pubblicato la settimana scorsa, Milano è settima nella classifica italiana per inquinamento atmosferico: classifica dove domina – inaspettatamente – Frosinone. Spiega il docente che la situazione in città è migliorata negli ultimi decenni:

«La qualità delle città italiane e di quelle lombarde è davvero migliorata rispetto agli Anni ’80. E’ l’esito di un mix tra normative europee e applicazione di nuove tecnologie: pensiamo solo ai veicoli che hanno migliorato le loro emissioni passando dagli Euro zero agli attuali Euro sei. Oggi usiamo prettamente il metano, negli anni settanta usavamo gasolio o altre forme di alimentazione energetica molto impattanti. E in Lombardia molte industrie se ne sono andate e altre hanno ottimizzato le proprie emissioni»

Il prof. Maugeri e il suo staff del Dipartimento di Scienze e politiche ambientali della Statale hanno studiato un metodo per verificare questi miglioramenti nella Pianura padana.

«Non è possibile trovare dati sull’inquinamento atmosferico nel lungo periodo perché in passato non si rilevavano in modo specifico. Noi quindi abbiamo fatto un studio usando il metro di visibilità dei meteorologi dell’Aeronautica militare. Cioè quello che usavano e usano per studiare la visibilità in volo o durante decollo e atterraggio. Così abbiamo scoperto che negli anni ’80 nel bacino padano su una distanza a 20 km l’occhio umano riusciva a vedere 1 solo giorno su 5: ora siamo passati a 1 giorno su 2. Quindi la situazione è davvero migliorata»

Perché oggi l’inquinamento a Milano è più oggetto di critiche

Nessuno, a cominciare dal docente della Statale, afferma che l’aria a Milano sia pulita o che non ci vogliano quanto prima interventi importanti per migliorare la situazione. Dall’inizio dell’anno si registrano 29 giorni dove i Pm 2.5 sono stati superiori 5 o 6 volte più della media e 35 giorni dove i limiti dei Pm1 0 sono stati superati. Ma il quadro complessivo dell’inquinamento atmosferico a Milano e in Pianura padana è quindi migliorato.

«Oggi c’è più coscienza ambientale ed è migliorato il livello di vita e di benessere: un italiano di oggi non vivrebbe più nella Milano degli anni Settanta. Sono stati fatti interventi incisivi sulle sorgenti più inquinati e si è capito che la nostra climatologia necessita di interventi efficaci. Ma quanto fatto non basta ancora: le concentrazioni sono molto alte e la climatologia della Pianura padana non aiuta. Però ci vuole una comunicazione corretta che riconosca gli obiettivi e i miglioramenti raggiunti, che non bastano ancora anche perché le persone diventano sempre più esigenti. Ma se l’informazione viene data in modo corretto, chi amministra è incentivato a continuare la sua azione e chi vive la città è spinto a darsi da fare, così i risultati più ambiziosi diventano più facili da raggiungere»

Milano: quali sono le priorità per migliorare

Maugeri elenca infine alcune attività che possono supportare l’evoluzione del capoluogo lombardo e della Pianura padana per superare il quadro – grave – di inquinamento atmosferico.

«Non ci sono storie bisogna riconoscere che è stato fatto ma molto c’è da fare. In primis, sul traffico: l’Ue vuole eliminare in 10 anni i motori alla combustione interna, e bisogna avere coraggio. Bisogna andare avanti sulle prestazioni di isolamento degli edifici. E lavorare su tutto ciò che comporta combustione in modo da ridurne gli effetti: penso ad esempio ai camini e alla combustione dei pellet. In agricoltura vanno regolamentate le attività, oltre all’estemporaneo spargimento di liquami agricoli che comunque è utile. In generale, ci sono molteplici cause dietro questo problema: bisogna agire a 360 gradi e in modo strategico per migliorare ulteriormente la situazione attuale»