Quando guardiamo quei film che provano ad immaginare le città del futuro, rimaniamo sempre affascinati dalle strutture architettoniche e siamo curiosi di sapere quali possibili applicazioni tecnologiche saranno sviluppate. In Bhutan, un futuristico progetto ha già la risposta a questa domanda: è la Mindfulness City, la città che getta un ponte tra passato e futuro.

Come saranno la città del futuro? Più verdi? Più a misura d’uomo? Con ancora più servizi digitali? Scopriamo insieme come il Bhutan, il primo Paese al mondo ad emissioni zero, si sta preparando alle prossime sfide globali.

Il progetto della Mindfulness City

Nei prossimi anni, a Gelephu, cittadina del Bhutan di 9 mila abitanti al confine con l’India, nascerà un nuovo centro amministrativo con una visione futuristica, ecologica ma anche rispettosa delle tradizioni. Si tratta di Mindfulness City, il cui masterplan è stato realizzato dallo studio danese di architettura BIG – Bjarke Ingels Group e poi presentato al re del Bhutan Jigme Khesar Namgyel Wangchuck per la realizzazione.

Una città nella città che si estenderà su una superficie di mille chilometri quadrati, e che sarà dotata di notevoli infrastrutture che favoriranno lo sviluppo culturale ed economico del paese: un aeroporto internazionale, un ateneo universitario, una rete ferroviaria, un centro sanitario, una diga idroelettrica per l’approvvigionamento energetico e molto altro.

Come sarà la Mindfulness City

Il Bhutan già oggi è uno stato virtuoso, ed è il primo al mondo ad emissioni zero. Inoltre, può vantare un livello di biodiversità incredibile e ben il 70% del territorio occupato dalle foreste. In questo contesto, il progetto Mindfulness City vuole contribuire a portare modernità e sviluppo al Paese pur garantendo il rispetto dell’ambiente ma anche delle tradizioni e la cultura bhutanesi.

Gelephu, la città che ospiterà il progetto, diventerà “la città dei mille ponti” e sarà espressione della concezione bhutanese di sostenibilità, integrando sviluppo e innovazione con natura, tradizione e cultura.

Nella nuova area sono previsti 11 distretti che rispecchieranno la base dei princìpi dei mandala, ovvero che più ci si avvicina al centro più cresce anche la densità della struttura, aumentando il numero degli edifici presenti.

Molte costruzioni si presenteranno come veri e propri “ponti abitabili” sull’acqua, preservando le vie fluviali della zona, ben 35 fiumi e ruscelli, e integrandosi con grazia e fluidità nel paesaggio circostante.

Il progetto sarà quindi molto armonioso e in perfetto equilibrio con gli elementi naturali già presenti nel paesaggio, quali i corsi d’acqua, le foreste e i terreni coltivati. Nella zona, infatti, sono presenti molte risaie, numerosi animali acquatici e c’è una grande tradizione di migrazione di elefanti attraverso il territorio.

Il rispetto della tradizione avverrà anche nei materiali utilizzati che saranno naturali, come legno, pietra e bambù, oltre che nello stile architettonico che seguirà quello tradizionale del Paese.

Una particolare attenzione sarà riservata alla sicurezza degli edifici e delle strade: il territorio di Gelephu è infatti soggetto ai monsoni che provocano severi fenomeni alluvionali e, per aumentare la resistenza del terreno, verranno costruite strade permeabili affinché l’acqua filtri senza provocare danni.

La Felicità Interna Lorda

Il Bhutan è un piccolo Paese con una popolazione di 800 mila persone, che si estende alla base della catena dell’Himalaya e che confina con India, Nepal e Cina. La sua economia è basata principalmente sull’agricoltura.

Un Paese modesto, che sicuramente deve molto alla religione buddista -testimoniata anche dalla presenza di numerosi monasteri– che però ha compreso e interpretato il concetto di equilibrio tra uomo e natura prima di tutti, adottando un indice di valutazione di ricchezza interna che unisce benessere umano, sostenibilità ambientale e conservazione della cultura tradizionale. Si chiama FIL, Felicità Interna Lorda o Indice di Felicità Nazionale, e viene usato da oltre 15 anni per valutare la condizione di benessere dei cittadini, in alternativa al PIL, il Prodotto Interno Lordo.

L’indice prende in considerazione 33 indicatori in nove aree di competenza: benessere psicologico, salute, istruzione, qualità di vita, tempo libero, ecologia, buon governo, rispetto della diversità e dell’identità culturale e vitalità delle comunità. Per ciascun indicatore viene assegnato un punteggio e con la somma totale si ottiene il valore di riferimento.
Per monitorare l’indice e diffondere il concetto del FIL, è stato istituito nel 1998 un centro di ricerca dedicato, il GNHCB, il Gross National Happiness Centre Bhutan.

Salta subito all’occhio la concezione, molto orientale, della distinzione tra la felicità, intesa come qualità di vita, e benessere economico, inteso come il possesso di determinati beni e l’accesso a determinati servizi.

I nuovi modelli di città del futuro

I nuovi modelli di città del futuro vanno proprio alla ricerca di questo maggiore equilibrio e qualità della vita anche nel resto del mondo, grazie, ad esempio, ad un incremento delle aree verdi con rimboschimento urbano e tiny forest, l’installazione di alberi eolici urbani, la digitalizzazione tipica delle smart city, nuovi servizi di mobilità urbana, o la creazione di città pedonali, a misura di cittadino e di turista.

Due esempi di città del futuro fra tanti, uno danese e uno tutto italiano, che stanno suscitando molto interesse e consenso sono Brøndby Haveby e Milano Citylife. Proprio Milano Citylife è il risultato di un progetto di riqualificazione urbana basato sulla sostenibilità ambientale e sull’offerta di servizi per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Un progetto che è piaciuto molto ed è stato premiato con il livello Platinum in tre certificazioni di sostenibilità ambientale, primo quartiere al mondo a raggiungere questo considerevole traguardo.