La Marmolata in declino, i granchi blu fino al Tirreno, le tempeste alluvionali oppure le nuove coltivazioni in Sicilia: i cambiamenti climatici in Italia diventano sempre più concreti. Il progetto di 3Bmeteo li ha documentati attraverso una serie di reportage: per descrivere di cosa trattano, Moveo ha intervistato il meteorologo Paolo Corazzon
Come sta cambiando il clima in Italia? Per documentare gli effetti concreti, il sito 3Bmeteo ha creato il progetto “Missione Italia“. Si tratta di un tour che racconta le diverse sfaccettature del territorio nazionale alla prova dei cambiamenti climatici: dalle vette alpine ai litorali marini, passando per le aree urbane e rurali. Un team di esperti meteorologi, affiancato da scienziati, docenti universitari, fotografi e influencer ha viaggiato lungo il Belpaese per mostrare come sta cambiando il clima nazionale. La fusione dei ghiacciai, l’alterazione degli ecosistemi montani, la crescente siccità al Sud, l’invasione di specie aliene nei mari e la frequenza degli eventi meteorologici estremi. Su tutto questo e sugli effetti evidenti del clima che cambia in Italia, Moveo ha intervistato il meteorologo Paolo Corazzon che ci spiega: «Lo scopo di “Missione Italia” è informare e sensibilizzare sul cambiamento climatico in Italia, facendo vedere che il problema c’è ed è concreto attraverso documentari specifici».
Qual è la prima impressione tratta dal vostro progetto?
Il progetto “Missione Italia” si è svolto da Nord a Sud del Paese, partendo quindi dai grandi ghiacciai italiani fino alla Sicilia:
«Il cambiamento climatico è figlio del riscaldamento globale. Quest’estate è stata la più quarta più calda di sempre per l’Italia, ma in generale la temperatura è sempre più alta. Effettivamente le temperature misurate in tutte le stazioni metereologiche che abbiamo visitato dimostrano che le temperature continuano a salire. Lo senti sulla pelle, lo raccontano gli anziani nei paesi che abbiamo visitato».
Come sta cambiando il clima?
«In modo impressionante: se pensiamo all’arco alpino, quello che abbiamo visto con i nostri occhi è intere porzioni di ghiacciai che ormai non ci sono più, facendo un raffronto con foto di poche decine di anni fa. Per fare un esempio, questione di dieci o quindici anni e ci giocheremo i ghiacciai della Marmolada! Ma tutti i ghiacciai stanno arretrando, si stanno assottigliando, si spezzano e diventano sempre più piccoli. Alla lunga, questo comporterà una carenza idrica nel Nord Italia»
Altra questione è la proliferazione di insetti e parassiti, sempre causati dal cambiamento del clima indotto dal riscaldamento globale, che hanno colpito in particolare le foreste trentine:
«Ho visto le foreste del Trentino per metà bruciate dal bostrico, un animaletto che un tempo si nutriva di piante morte ma dopo la tempesta Vaia ha cominciato a mangiare anche le piante vive. Moltissime foreste del Trentino sono in crisi, con tanti alberi secchi. Il bostrico non lo fermi: devi tagliare le piante attorno per bloccarlo e quindi perdi altre porzioni di foreste»
Corazzon racconta anche come ad esempio si stiano sviluppando nuove coltivazioni, sebbene si tratti di una forma di adattamento ai cambiamenti climatici più che di un vero e proprio beneficio:
«In Sicilia si coltiva ora mango, avocado, papaya: è vero, in questo modo puoi mangiare cose nostrane che evitano trasporti e Co2 da paesi lontani. Ma è un adattamento nostro. L’arancia ormai si sostituisce con il fico d’india: io ho coltivato una parete di fico d’india a Milano, solo perché era esposta a sud. Bello se vuoi, ma non è normale».
Qual è la condizione dei mari italiani?
Due problemi sono particolarmente rilevanti, secondo il meteorologo di 3B Meteo: lo scioglimento dei ghiacciai che innalza il livello dei mari e il riscaldamento delle acque mediterranee.
«Se consideriamo un innalzamento medio attuale di circa 5 millimetri l’anno, sono 5 centimetri in 10 anni, mezzo metro in 100 anni: a quel punto, per fare un esempio, il Mose non salva più Venezia. L’innalzamento dei mari potrebbe essere il problema più rilevante dei prossimi anni».
Un fenomeno che si riscontra a Nord come a Sud del Paese:
«A Ischia devono mettere delle barriere come a Venezia, non era mai avvenuto prima: sono le mareggiate originate dall’innalzamento del livello generalizzato del Mediterraneo. Queste danneggiano anche le coltivazioni a terra, perché quando l’acqua salata le raggiunge diventano inservibili».
Quali specie aliene avete avvistato nel Mediterraneo?
«Nell’Adriatico, abbiamo avvistato i granchi blu che spaccano le reti e mangiano i mitili. Ora si stanno espandendo in Romagna e sono arrivati fino alle coste dell’alto Tirreno. Non sono una specie mediterranea, arrivano dall’Atlantico ma con le acque calde hanno trovato casa da noi»
Da Nord a Sud, le specie marine che sono arrivate a causa degli effetti del surriscaldamento delle acque sono moltissime:
«Lungo la costa di Sorrento abbiamo avvistato il vermocane, verme molto velenoso che distrugge le alghe buone come la poseidonia e uccide pesci e pesciolini, creando problemi enormi ai pescatori. Quindi abbiamo visto pesci pappagallo, pesci palla: sono carini ma non dovrebbero stare qui, mangiano cose che nel nostro ecosistema che non sono più capaci di rigenerarsi. E poi oggi esistono molti tipi di meduse che un tempo non c’erano, pericolose anche per l’uomo».
Alla fine del viaggio, qual è la tua impressione generale?
Corazzon non nasconde lo sconforto, «sembra difficile bloccare questo trend. Anche perché i fattori inquinanti li stiamo rallentando, ma non quanto servirebbe». In generale, però, la sua visione è ottimistica:
«Il fatto che da alcuni anni di cambiamenti climatici se ne parli parecchio, anche in Italia, è un passo avanti: questa nuova sensibilità comune alla sostenibilità è molto importante. Di questa esperienza mi rimane la sicurezza che qualcosa cambierà perché gli effetti dei cambiamenti climatici sono così marcati che anche oggi chi è scettico o li nega dovrà ricredersi. L’importante è non abbassare i riflettori e rendere il tema sempre interessante al grande pubblico: sia nella vita quotidiana sia a livello più alto, nelle scelte politiche e nelle decisioni per il nostro futuro».








