Come impatta l’intelligenza artificiale sul mondo della sharing mobility, della mobilità autonoma e in generale della mobilità green: è un freno o un acceleratore? In un nuovo volume, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) parla di intelligenza artificiale e mobilità, e delle prospettive legate all’Italia. Ne emerge un quadro reale, con tinte in chiaroscuro. Ad esempio, se crescono nuove forme di mobilità è più dovuto ad un cambio di abitudini innescato dall’emergenza Covid che ad un avanzamento tecnologico delle reti nazionali. E oggi le istituzioni devono guardare a Big Tech non più come a un motore di cambiamento sociale: un ruolo che se mai ha avuto, oggi sicuramente gli calza meno. A spiegare in dettaglio questi temi in un’intervista rilasciata a Moveo è Roberto Paura, presidente della Fondazione IIF-Italian Institute for the Future.

L’IA nella mobilità urbana sta contribuendo a ridurre le emissioni di Co2?

«Siamo ancora in buona parte alle dichiarazioni d’intenti e ai progetti sperimentali. La reale riduzione nelle emissioni legate alla mobilità si è avuta, negli ultimi dieci anni, grazie all’aumento delle soluzioni di mobilità sostenibile (bicicletta, monopattino, percorsi a piedi), soprattutto dopo la svolta del Covid, mentre il contributo tecnologico è rimasto modesto»

Il presidente della Fondazione IIF segue spiegando ad esempio che «in alcune città dotate di metropolitana l’utenza non è ancora tornata ai livelli pre-Covid, il che significa che non si sta facendo abbastanza sul fronte del trasporto pubblico». Soprattutto, secondo Paura:

«Sbaglieremmo a credere che il problema sia tecnologico: i dati li abbiamo, raccoglierne di più non serve a nulla se manca una volontà politica nell’andare verso un reale efficientamento. Per esempio introducendo ZTL nelle città per ridurre i flussi di traffico o aumentando il numero di autobus».

L’IA applicata alla mobilità sta trasformando i nostri comportamenti?

«In minima parte, nel senso che sta semplificando la ricerca da parte degli utenti di soluzioni sostenibili. Per fare un esempio, prima bisognava rifarsi ai siti o app di singole compagnie di trasporti pubblici per trovare gli itinerari più veloci. E questo rappresentava un ostacolo per esempio per il turista che non conosce le compagnie locali o perché i siti/app non sono in inglese. Ora non solo Google Maps ma anche molte app consentono di trovare itinerari efficienti di mobilità sostenibili senza dover passare per i siti delle compagnie. Quest’innovazione è resa possibile dell’IA, che semplifica la vita all’utente meno avanzato»

Roberto Paura spiega che «a questo deve servire l’IA: rendere l’accesso al digitale più semplice per tutti, e attraverso il digitale permettere al consumatore di compiere scelte consapevoli. I grandi piani di smart city spesso sono solo grandi dispendi di denaro e non si traducono in concreti miglioramenti per la cittadinanza».

Nella mobilità, l’IA può spingere la disuguaglianza territoriale o l’esclusione sociale?

Inevitabilmente in Italia esiste un gap tecnologico importante tra i diversi territori e la polarizzazione della ricchezza spesso diventa un peso in più in quelle zone sconnesse alla rete così come nelle grandi città. L’opinione di Roberto Paura è che:

«Molte di queste soluzioni scaricano gli oneri sui cittadini, che sono chiamati a usare app digitali per pianificare percorsi di intermodalità ottimizzati e ridurre così l’impronta ecologica dei loro spostamenti. Ma non tutti gli utenti sono abbastanza “smart” per questo tipo di soluzioni e si aspettano che siano gli enti locali a fornire loro, piuttosto, autobus ecologici, soluzioni di car e bike sharing o soluzioni smart di gestione e regolamentazione del traffico»

A questo punto, se non si interviene a livello pubblico, inevitabilmente «il rischio è di aggravare ulteriormente il digital divide, già forte in Italia».

C’è una governance trasparente dei dati dell’IA per la mobilità sostenibile?

La gestione dei dati nella mobilità sostenibile, autonoma e condivisa è molto importante se pensiamo a quanto questi descrivano il nostro stile di vita e ciò che facciamo quotidianamente. Esiste già a proposito della privacy su queste informazioni una cornice europea:

«Gli indirizzi arrivano dall’Europa, che sta lavorando intensamente in questo ambito, con programmi ambiziosi come l’EMDS, lo spazio europeo dei dati sulla mobilità, che mira a integrare e favorire l’interoperabilità dei dati sulla mobilità tra Paesi europei e piattaforme diverse»

Il presidente di IIF sottolinea che sarà poi necessario istituire un registro comune che permetta a piattaforme anche private e proprietarie di dialogare con tutte le altre, così come agli enti locali di potervi accedere nel rispetto del GDPR per sviluppare i propri programmi di mobilità sostenibile. Invece, dice, «starei attento a cadere nella tentazione di soluzioni fondate su blockchain, il cui dispendio energetico rischierebbe di vanificare gli obiettivi di taglio delle emissioni».

Su questo tema, quale ruolo dovrebbero assumere Stato ed enti locali? 

La governance dell’integrazione dell’intelligenza artificiale nel mondo della mobilità sostenibile è cruciale. Per questo è fondamentale che Stato, regioni, città comprendano il ruolo attuale delle grandi aziende tecnologiche, come spiega Paura:

«Partire da una scelta consapevole degli operatori tecnologici a cui affidarsi. I tempi sono cambiati: le Big Tech non promettono più un mondo migliore per tutti, hanno eliminato i loro impegni di sostenibilità, taglio alle emissioni e uso pacifico degli algoritmi e sono lanciate in una corsa sfrenata e violenta all’IA. Lo Stato e gli enti locali non possono pensare di affidare i dati dei cittadini a realtà che non forniscano garanzie di trasparenza e compliance normativa, per non parlare del fatto che l’impatto dei loro data center in termini di emissioni è destinato a crescere esponenzialmente. Esistono princìpi non negoziabili in questo settore ed è bene ricordarselo».